2006 Roma - Cape Town.... l'idea

Era fine novembre 2005. La mia”bella” ed io stavamo risalendo in solitaria il deserto della Mauritania proveniente da Lomè nel Togo sul golfo di Guinea allorché incontrai Joss Lemiere, un motociclista belga in sella ad una BMW. Era equipaggiatissimo!. Aveva a bordo un gps,un road book,due prese a 12 volt,un telefono satellitare e altre diavolerie, ma era rimasto senza carburante! Nei calcoli fatti su quella distanza (oltre 500km), non aveva tenuto conto del vento fortissimo contrario e della sabbia sulla pista facendo di fatto aumentare il consumo di benzina alla sua moto. Come d’obbligo nel Sahara ci si aiuta sempre. Travasai parte del mio carburante nel suo serbatoio e assieme facemmo gli ultimi cento km fino a Nouadhibou nel nord della Mauritanie. Fu durante la cena in un piccolo ristorante gestito da una sig.ra francese che gli dissi:”Joss, ho in mente di fare la Transafrica Rome-Cape Town in solitaria l’anno prossimo. Cosa ne pensi? ”Tu est fou, ce n’est pas possible”! fu la risposta. Gli dissi che forse si sbagliava vista la mia esperienza acquisita nei quattro raid durante i quali avevo percorso in solitaria oltre settantamila km in territorio africano. Il giorno dopo,pur dovendo percorrere la stessa strada per rientrare nel West Sahara,ognuno di noi partì per proprio conto,tanto era il desiderio di libertà totale. Tornai a casa i primi di dicembre accolto con grande gioia dalla mia“eroina”,mia moglie e dal mio cane amatissimo Zorro. A gennaio mia moglie ed io eravamo seduti a tavola per la cena. Il telegiornale su canale cinque elencava come sempre tutte le brutte notizie della giornata. Presi il telecomando e premetti il pulsante ”silenzio”. Le dissi: ”amore mio, ho intenzione di fare a ottobre prossimo la Transafrica, da Roma a Cape Town” sempre in solitaria.” Tu sei completamente pazzo! fu la risposta. Come pensi di attraversare le foreste del Cameroun, del Gabon o del Congo, piene di serpenti e di animali pericolosi! Ti farai divorare dai leoni. Per di più durante le grandi piogge equatoriali e aggiungo anche alla tua età di sessantaseienne!! Era talmente inverosimile per lei ciò che le avevo appena detto che neanche si arrabbiò, anzi la fece quasi sorridere. Passarono due mesi da quella sera. Nessuno di noi due ne aveva più parlato. Non c’era stato giorno che nel segreto della mente io non pensassi a realizzare questo viaggio con la mia”regina”, la mia moto, la mia compagna di quattro precedenti raid. Assieme avevamo attraversato in andata e ritorno stati quali: Francia, Spagna, Marocco, Mauritania, Senegal, Mali, Gambia, Burkina Faso, Ghana, Togo. Avevamo visto i deserti, i tramonti rossi,il sorgere del sole mentre assieme ci avviavamo alla scoperta di nuovi orizzonti, le foreste,i grandi baobab,le savane,le grandi mandrie libere di bovini nel Mali,risalito il fiume Gambia,il grande fiume Niger,visitato le grandi moschee fatte di paglia e terra,una delle quali,quella di Djenne nel Mali,patrimonio dell’umanità. Avevamo conosciuto popoli,gente,capi villaggi,bellissime donne con i loro colorati costumi,tradizioni,usanze,bambini figli di nessuno mendicanti e randagi,cani affamati,iene del deserto,asini piagati dalle percosse,coccodrilli,elefanti,babbuini,scimmie attraversare la pista,avvoltoi. Avevamo imparato ad omaggiare la gente all’ingresso di un villaggio porgendo un dono simbolico al capo villaggio,appreso il vero valore dell’ospitalità,a non “gettare mai nulla in Africa”.Così mi disse un vecchio saggio dopo che mi aveva visto buttare un tappo di plastica della bottiglia d’acqua e che lui aveva raccolto. Avevamo macinato decine di migliaia di km assieme, la mia” regina” ed io.Una totale e perfetta simbiosi frutto di un infinito amore. Lei consapevole del rispetto che le portavo ed io fiducioso che mai mi avrebbe tradito. Fu così che un giorno di primavera presi una carta dell’Africa intera. Chiamai mia moglie e iniziai l’opera di convincimento. Cercavo, disegnando il tragitto attraverso le varie nazioni, di portarla con la mente a seguirmi nella preparazione della prossima avventura. Era fondamentale avere la sua approvazione non in termini di permesso,ma di sostegno in toto,senza riserve. Avevo bisogno di lei come dell’aria che respiravo. Avrebbe dovuto essere forte,coraggiosa nella solitudine della casa sapendomi chissà dove,in mezzo a molteplici pericoli,spesso senza notizie. Dal canto mio ero perfettamente a conoscenza che senza il suo amore,la sua fiducia nelle mie possibilità e il suo appoggio costante,quotidiano, non avrei mai raggiunto nessun traguardo. Un giorno in America avevamo visto un cartello raffigurante un gabbiano che volava verso il sole. Di fianco c’era la scritta: ”If you love something….set it free. If it comes back…it is yours. If it doesn’t...it never was” (Se ami qualcuno...lascialo libero. Se torna indietro...è tuo. Se non...non lo è mai stato). Lei me ne fece dono. Questo gabbiano con la scritta, sul fianco della moto, sarà sempre presente nei miei sette raid. Spesso nei giorni a seguire mi rifugiavo nel mio studio e attraverso internet cercavo di acquisire informazioni sui vari stati africani che avrei dovuto attraversare. Iniziai così a scrivere alle ambasciate italiane in Africa. Quasi tutte mi rispondevano che ci sarebbero stati grandi problemi per via delle piogge equatoriali,il banditismo,le malattie ecc…nessuna di loro approvava la mia idea di attraversare per intero il continente africano,per di più in solitaria e senza nessun aiuto satellitare. Tutto questo succedeva quasi all’insaputa di mia moglie dalla quale ancora non avevo ricevuto nessun”consenso” ufficiale,anche se velatamente se ne parlava quasi tutti i giorni. Avvenne una sera. Ero seduto sul divano. Sembrava che io guardassi la tv,ma in effetti avevo un’aria assente. I miei pensieri erano tutti giù negli stati africani,nelle foreste,nelle piste (che sapevo sarebbero state inondate di fango) del Gabon,del Congo,del Cameroun e di altre nazioni. Cercavo di convincermi,pensandoci in continuazione,che non avrei avuto paura ad attraversarle da solo. Mia moglie esordì dicendo“Va bene,ti appoggerò totalmente. Ricordati però che se morirai laggiù,negli ultimi momenti non potrò esserti vicina e ti mancherò tantissimo!” Il giorno dopo la presi improvvisamente per mano e le dissi”vieni,andiamo a Roma in centro. Esiste una libreria del “viaggiatore”,pare abbiano delle carte di alcune nazioni africane”.Iniziammo così “assieme” la ricerca di tutto ciò che sarebbe stato necessario per la mia Transafrica. Mai una sola volta mi sono privato della presenza di lei,mia moglie la mia”eroina”durante tutti i mesi che seguiranno la preparazione del raid. Assieme cercavamo lo sponsor, assieme tornavamo a Roma da Frascati per ricevere altre carte che intanto erano state ordinate dalla libreria in Canada o in altri paesi. Ogni volta mi sembrava di ricevere un dono grandissimo,esistevano le carte!!!avrei potuto pianificare,studiare le piste migliori in funzione della sicurezza,delle condizioni del fondo o delle varie difficoltà legate alla natura del terreno ecc…Sempre assieme,la portavo con me presso i negozi che si occupavano di stampare gli scudetti da cucire sulla tuta o quelli da appiccicare sulla moto,dal mio meccanico che aveva già provveduto a prepararmi la regina nei primi quattro raid in Africa.Anche lui aveva acquisito esperienza attraverso i miei racconti che parlavano delle difficoltà incontrate nei raid precedenti.Questo mi lasciava sereno.Sapevo che il mio amico tecnico Marco conosceva perfettamente la mia Honda Africa Twin 750 e che mai avrebbe lasciato qualche parte tecnica non perfettamente in ordine,tenuto conto anche del grande sforzo al quale la “regina” sarebbe stata sottoposta. Fu una primavera-estate bellissima.Eravamo impegnati assieme a costruire e a realizzare un mio sogno.Man mano che il tempo passava sentivo mia moglie sempre più vicina a me.Ne percepivo i sentimenti di grande amore e allo stesso tempo la grande sofferenza alla quale la sottoponevo.Non c’era mai astio nei nostri comportamenti,quasi che la prova alla quale mi sarei sottoposto ci unisse ancora di più dopo tanti anni di matrimonio.Eravamo giovanissimi quando,poco più che ventenni durante un’estate in aeroporto a Cortina, la conobbi.”Vous ètes très jolie mademoiselle”!Questa frase buttata lì con l’aria da dongiovanni mi porterà,con mia grandissima gioia,al matrimonio in soli tre mesi!Lei appena diplomata a Ginevra,sua città natale,ma di origini ampezzane.Io giovane specialista per motori di aerei. Ero riuscito ad andar via da ragazzo diciottenne dal mio piccolo paese e dalla vita durissima di contadini mezzadri di un pezzetto di terra nelle colline marchigiane.Ero stato uno dei ventiquattro vincitori di un concorso per specialisti in aviazione militare. Sapeva benissimo la mia giovane moglie che il sogno al quale aspiravo con tutto me stesso era quello di”volare”. Era stata la ragione per la quale mi ero congedato dall’aviazione militare dove questo grande desiderio mi sarebbe stato precluso. Volevo librarmi in volo avendo tra le mie mani la”cloche”che mi avrebbe permesso di staccarmi dal suolo.Fu così che affrontando assieme grandi sacrifici,impegnando tutto perfino le nostre fedi matrimoniali per pagare le ore di volo alla scuola di pilotaggio,aiutati poi anche dai nostri genitori,dopo poco più di un anno e dopo aver conseguito tutele licenze di volo,mi laureai pilota professionista. Intanto era nato il primo figlio ed era in arrivo il secondo! Fu una carriera velocissima. L’amore per il volo,lo studio per le materie tecniche e le capacità professionali mi portarono al comando di un aereo jet di linea presso una compagnia aerea in soli quattro anni. Era il due luglio del 1971. Avevo 31 anni. Mia moglie,forte di quanto la vita ci aveva visti uniti e coraggiosi,man mano che l’estate passava,si convinceva sempre più che io avrei potuto portare a termine il raid arrivando tra le sue braccia in solitaria a Cape Town. Arrivò il momento che possedevo tutte le carte di tutti i quindici stati che avrei dovuto attraversare. Ogni pomeriggio me ne andavo nella parte alta del nostro giardino sotto una delle palme portando con me un libro di Wilbur Smith e tutte le mappe per il raid. Leggere delle avventure descritte in territorio d’Africa da questo straordinario scrittore,mi preparava la mente alla Transafrica portandomi sui luoghi che avrei parzialmente visitato durante la discesa verso Cape Town. Per ogni nazione imparavo a memoria i nomi delle città o di semplici villaggi in modo tale che mi sarebbero stati familiari allorché la mia moto ed io li avremmo incontrati. Ciò mi avrebbe aiutato psicologicamente a non sentirmi ancora di più lontano e in un paese pieno di incognite e di pericoli. Succedeva che passeggiando per Frascati la gente mi chiedesse del prossimo raid .Molti di loro erano già a conoscenza dei precedenti quattro portati a termine con successo sempre in solitaria .A questo aveva provveduto un giornale locale e in due o tre occasioni servizi da parte della tv di stato(Rai 1-2-3).A volte mi succedeva di sentirmi quasi importante!che emozione quella volta entrare negli studi televisivi in una trasmissione in diretta,avrei preferito affrontare il deserto del Sahara! Il mio più grande tifoso era il mio barbiere da antica data,un personaggio straordinario,un maratoneta ultrasettantenne che ancora oggi si cimenta nella maratona di New York.Mi è così caro che sulla moto durante la Transafrica il suo soprannome A’ Nicchia sarà stampato sulla carenatura della“regina”. Settembre fu un mese straordinario.Il sindaco fece in modo che il comune di Frascati patrocinasse il raid,che mi fosse riservata per la partenza,il primo di ottobre, tutto il piazzale antistante il comune stesso di fronte alla bellissima villa Aldobrandini. Lo sponsor principale, attraverso una sua importante concessionaria,confermò il suo intervento,così pure gli sponsor tecnici, Europ Assistance, Vendramini Shoes di Treviso ed altri… Mai nei precedenti raid era avvenuto qualcosa del genere. Ero sempre partito in silenzio dal mio garage distaccandomi a fatica dall’abbraccio di mia moglie. Eravamo così sereni e gioiosi in quei giorni che quasi si aveva l’impressione che sarei andato a fare un giro sotto casa. Scherzando,con gli amici che mi chiedevano meravigliati,rispondevo sempre che”andavo un attimo a Cape Town in Sud Africa”.Questo spirito di semplicità pieno di gioia,di fiducia e di ottimismo mentre si avvicinava il giorno della partenza, si trasmetterà poi per tutta la durata della Transafrica.Ciò mi aiuterà moltissimo nei momenti di grandi difficoltà. Passavo in garage gran parte del mio tempo assieme a colei(la regina) che mi avrebbe dovuto traghettare attraverso tutto il continente nero.Mi sedevo vicino a lei,noi due soli e ripassavo a memoria tutte le cose che sarebbero state necessarie durante il raid controllandone l’efficienza tecnica nei minimi particolari. Per la prima volta,dopo quattro anni,avevamo deciso assieme al mio meccanico di montare le camere d’aria rinforzate da 4mm, continuando ad impiegare le gomme Metzler Sahara che mai in passato mi avevano dato problemi.Il cuore della moto,lo straordinario motore bicilindrico della Honda,era stato sostituito con un altro che aveva all’attivo pochissimi km. Tutti i ricambi trovarono posto nel baule sopra il serbatoio e nelle sacche posteriori. Riservai un bagaglio alle medicine per ogni eventuale necessità. Lo spazio più grande lo assorbì le scatole di Enervit.Erano proprio tante e meno male poiché saranno loro spesso a sostenermi allorché non trovavo nulla da mangiare. Iniziò così l’operazione di caricamento della moto,gioia pura nel fare questa semplice operazione!Era la prova materiale che quanto ardentemente sognato e desiderato, si stava avverando!Pianificai bene la disposizione dei bagagli ai quali peraltro ero ormai abituato. In più stivai in posti inaccessibili a persone estranee copie di documenti della moto,soldi,carte di credito,documenti importantissimi quali il Carnet de Passage richiesto dalle dogane, che mi avrebbe messo in condizione di entrare nei vari stati.Mi venne rilasciato dall’ACI dietro una cauzione di quattromila euro. Ogni giorno verificavo e riverificavo il tutto. Attraverso le esperienze dei precedenti raid ero in condizione di simulare delle avarie,immaginandomi in qualche luogo lungo il percorso africano pianificato e adottando quindi le opportune misure di emergenza. Questa mentalità all’addestrarsi sempre era solo frutto della mia passata professione di pilota di aerei. A pochissimi giorni dalla data della partenza dichiarai completata la preparazione della moto e di tutto il resto compresi i visti di ingresso per ogni nazione. Tutto era pronto per il grande viaggio verso nuovi orizzonti. Mi dedicai a mia moglie negli ultimi giorni,agli amici,ai conoscenti,intrattenendo con loro conversazioni inerenti il raid. Mi coccolai Zorro il mio amato cane più di sempre. Lui era,assieme a mia moglie, colui che al ritorno dei precedenti raid dimostrava sempre la più grande gioia nel rivedermi. Mi sentivo amato da tutti in quei giorni:era una sensazione bellissima! La sera prima della partenza molti amici romani ,che mi erano particolarmente cari, vennero a casa mia;altri arrivarono da Milano,da Verona,da Pescara,da Mantova ecc..Assieme godemmo di una serata che non dimenticherò facilmente. Tutti eravamo seduti intorno ad un tavolo in un ristorante,il proprietario è un mio amico amante delle moto antiche,ne possiede oltre 200 raccolte in un vero museo. Quella sera del trenta settembre 2006,c’era tanta allegria:tante battute scherzose e nessuna domanda che potesse farmi innervosirmi come spesso succedeva di solito….Una delle più odiate:”e se si ferma il motore”?come potevo spiegare loro che ciò non sarebbe mai avvenuto!solo non conoscendo la”regina” si può immaginare una cosa del genere. La fiducia che riponevo in lei dopo quattro anni passati assieme,spesso in condizioni critiche per temperature o fondo delle piste,era totale. Mai un problema,mai che il motore girasse in maniera irregolare,neanche quando la lancetta della temperatura superava l’indice rosso nell’attraversare a basse velocità il deserto all’interno della Mauritania. Tutti i miei ospiti quella sera alloggiarono in albergo,lasciando noi due,mia moglie ed io,soli nella nostra casa totalmente immersi nei sentimenti più veri.Lei passò tutta la notte abbracciata a me,quasi a volermi trasmettere tutto l’amore di cui era capace.Fui spesso sveglio,quasi che dormendo mi sarei perso il suo affetto fatto di dedizione totale fin da quando ci eravamo conosciuti;i miei pensieri volavano giù lontano nei paesi che non conoscevo. Mi incuteva particolare timore il Gabon,il Congo e un po’ meno il Cameroun.Non ne conoscevo la ragione.Forse perché me li immaginavo bui e neri con gli alberi delle foreste, alti oltre sessanta metri. Spesso,mi avevano detto in ambasciata, chiudevano addirittura il cielo a tal punto che neanche il segnale gps si sarebbe potuto ricevere. Questa ultima difficoltà non mi preoccupava affatto,visto che avevo deciso di viaggiare senza nessun aiuto satellitare. Quella notte,avvolto nel calore dell’abbraccio di mia moglie,mi chiesi per quale ragione affrontavo un viaggio simile pieno di rischi. Mi sentivo debole,forse avevo anche paura. Quella notte fui io a chiedermi”e se il motore si fermasse nella foresta equatoriale e si facesse buio?”Quasi leggesse i miei sentimenti più remoti, mia moglie ormai sveglia,mi disse:”amore mio,non ti preoccupare. Tu sei stato benedetto da Padre Pio quando eri giovane. Vedrai che Lui veglierà su di te.” Tutto era successo un anno prima che Padre Pio morisse,nel 1968. In occasione del Suo ottantesimo compleanno, il giornale il Tempo di Roma aveva organizzato un aereo pellegrinaggio di venti velivoli appartenenti all’aero club di Roma con i quali si sarebbe dovuto sorvolare San Giovanni Rotondo..Io ero uno dei piloti che vi prendeva parte. Mi avevano assegnato un vecchio Stinson L-5,un biposto in tandem. Aveva un motore di 160 cavalli di potenza e un rumore (musica per le mie orecchie) bellissimo con i suoi tubi di scarico totalmente aperti. Dei venti aerei decollati assieme e in formazione sparsa, solo io arrivai all’aeroporto di Foggia. Tutti avevano ricevuto l’ordine di tornare indietro per le avverse condizioni atmosferiche sull’Appennino. Subito dopo il decollo dall’aeroporto dell’Urbe la mia cuffia ricetrasmittente si mise a”gracchiare”Il fastidio era forte nelle orecchie. Fu così che non stetti molto a pensarci e la tolsi dicendo a me stesso”tanto siamo in formazione larga”,farò ciò che faranno gli altri..In prossimità di Cassino,sulle montagne,il tempo era veramente brutto. Tutta la mia attenzione era rivolta alle nuvole nere colme di acqua che toccavano quasi la cima dei monti. Fu in un momento di buona visibilità che presi il tempo per girare lo sguardo attorno a me e con sorpresa non vidi più nessun velivolo vicino. Non me ne preoccupai poiché avevo ben altro da pensare con i cumuli da evitare. Il mio aereo si arrampicava bene anche in condizioni di forte turbolenza. Lontano davanti a me,vidi un varco per scavalcare la montagna più alta. Aveva la forma di una sella e lì mi infilai separandomi a vista dal terreno. Il mio piccolo aereo continuava ad avere una buona velocità di salita verticale ,ma quando beccammo una corrente discendente fortissima mi resi conto che la mia quota di sicurezza dal terreno sottostante si era ridotta di molto. Mi vennero in mente le parole del mio istruttore di volo,un vecchio pilota straordinario,intelligente e di poche parole.”Quando ti troverai in difficoltà con un ostacolo davanti che pensi di non poter superare,non esitare,torna indietro oppure dai motore,picchia il velivolo,prendi velocità e poi tira a te la cloche con decisione e vedrai che riprenderai quota superando l’ostacolo”Avvenne proprio così!mi ritrovai proiettato di là della montagna. Avevo superato la sella. e pur sbattuto da forti venti,stavo volando verso la valle che mi porterà a Foggia aeroporto,dove atterrai. Mi portarono da Padre Pio. Nel Suo piccolo studio c’erano i dirigenti dell’Aeroclub di Roma,il presidente dell’Augusta sig .Teti,il famoso gioielliere Bulgari,e un giornalista del giornale”Il Tempo”Sig. Francobaldo Chiocci. Erano arrivati con l’aereo personale di Bulgari..Gli raccontarono che eravamo decollati da Roma in venti,ma che solo uno giovane pilota era riuscito ad atterrare a Foggia, indicandomi. Lui rispose:”E vi pare poco?”poi rivolgendosi a me,mi prese le mani nelle sue e disse:”Ti siano sempre benedetti i cieli terrestri e i cieli celesti”.Al che il giornalista rispose:”Padre,faccia che oggi i cieli terrestri siano aperti per questo ragazzo,deve tornare a Roma.Per quelli celesti c’è tempo.” Riattraversai l’Appennino quasi completamente libero dal brutto tempo pilotando il mio piccolo ricognitore e atterrando all’aeroporto dell’Urbe all’imbrunire.Il giorno dopo andai in aeroclub per fare un volo locale e con sorpresa vidi l’articolo del Tempo affisso all’ingresso della sala operativa dei piloti.Una copia,a testimonianza di quel particolare e importante momento della mia vita,è conservata tra i miei ricordi più cari.Dopo oltre trent’anni ho rintracciato il giornalista tramite Internet,scoprendo così che ha scritto vari libri su Padre Pio e che è stato rettore dell’università per giornalisti a Roma.Riabbracciarlo ospite a casa mia a Frascati di fronte ad un buon bicchiere di vino locale, è stata una bella emozione dopo tanti anni. Venne la luce dell’alba,il giorno della tanto sognata partenza e,come per incanto, tutte le ansie e le paure svanirono. Scesi presto in garage dalla “regina”quella mattina. Era pronta a partire. Era bellissima!Vederla lì in fremente attesa di accendere il motore e volar via verso l’ignoto,mi diede una gioia così grande che mi sorpresi a parlarle.”Tra un po’ andiamo bella” le dissi. La accarezzai un po’ ovunque, quasi che il tatto della mia mano le potesse trasmettere forza e fiducia per tutto il tempo che avrei avuto bisogno di lei e oltre… A colazione,contrariamente a quanto mi sarei aspettato,regnava la gioia tra me e mia moglie. Si respirava aria di euforia. La mia sposa mi prendeva in giro dicendomi che a casa avevo paura anche delle lucertole:come pensavo di cavarmela di fronte alle bestie feroci laggiù?!

cuore tuareg

Per l'acquisto di questo splendido fotolibro contattare igiodp60@yahoo.it

Theme by Danetsoft and Danang Probo Sayekti inspired by Maksimer