2003 Roma -Timbuctù

Risalendo il West Sahara durante una sosta tra Laayoune e Ad Dakla, mi sono fermato per mangiare i miei soliti datteri e bere acqua, nel silenzio totale del deserto dove l’unico rumore è il vento. Come in un miraggio, preceduti da un suono ovattato proveniente da molto lontano, sono apparsi all’orizzonte tre motociclisti che si riveleranno essere tedeschi.Come d’obbligo, per solidarietà quando si è nel deserto,si sono fermati chiedendomi se avessi bisogno di aiuto e hanno aggiunto: “ Where are the other people?” ( Dove sono gli altri? ) Sono solo, ho risposto. “Are you alone?! I think you are or crazy or courageous! “ ( Sei solo ?! Credo che tu sia o pazzo o coraggioso!) Difatti, adesso che ci ripenso, le gioie sono state tante ma anche tanti i momenti di apprensione per il fatto di non poter contare su nessuno all’infuori di me stesso: in quel momento, un po’ li ho invidiati sentendomi abbandonato! Nell’ottobre del 2002, rispolverando la mia vecchia passione per la moto e l’avventura, ero partito con la mia Honda Africa Twin 750 con destinazione sperata NOUAKCHOTT, capitale della Mauritania. L’impatto con la pista sabbiosa del deserto fu uno choc per difficoltà e temperatura! Decisi di rinunciare a proseguire pur trovandomi a soli 65 km.da Nouadhibou, territorio mauritaniano, facendo ritorno a Roma. Per un anno intero ho coltivato la voglia di riprovarci, attraversare il Marocco, il West Sahara,la Mauritania, il Senegal per raggiungere una meta mitica: TIMBUCTU’ nel Mali. Parto il 15 ottobre del 2003 da Roma pieno di speranze, dopo aver programmato solo didatticamente il mio raid e con lo stesso equipaggiamento dell’anno scorso e cioè i miei minimi effetti personali e qualche pezzo di ricambio per la moto anche se francamente penso che non mi servirà nulla poiché il mio amico meccanico Marco Odorico di Motorshop, a Frascati nei Castelli Romani, ha fatto un’ottima preparazione curando ogni particolare. Riguardo al carburante, decido che là dove sarà necessario, risolverò il problema strada facendo. Faccio la terapia antimalarica e le dovute vaccinazioni consigliatemi, ed imposte, con affetto ed autorità dal mio amico, il dottore Fabio Tumietto. A Salerno inizia la mia navigazione di 48 ore su una nave cargo per Valencia in Spagna . In un'unica tappa di circa 900 km., raggiungo Algeciras vicino Gibilterra, punto d’imbarco per Tanger in Marocco. Dopo due giorni di sosta forzata a causa delle grandi piogge e conseguenti inondazioni, riprendo la discesa verso il West Sahara e la Mauritania. A sud di Casablanca, visito Essaouira chiamata la perla dell’oceano,dalle imponenti fortificazioni dall’architettura militare portoghese, francese e berbera. Dopo Agadir ritrovo le bellissime spiagge di Tan-tan plage(quest’anno meta anche della Parigi- Dakar ); Tarfaya con il suo piccolo aeroporto in terra battuta dove il poeta aviatore Antoine de Saint-Exupéry faceva scalo tecnico durante i primi voli postali da Parigi a Dakar : i cittadini gli hanno dedicato un monumento raffigurante un biplano. Rivedo la cittadina di Laayoune,sede degli insediamenti dell’ONU a salvaguardia della sicurezza di tutto il West Sahara ; più giù a 600 km., la città di Dakla, adagiata sull’oceano Atlantico con la sua stupenda baia che penetra nel deserto, mi accoglie con una temperatura ideale di 30 gradi. Percorrendo da solo il West Sahara da Tan-tan fino a Nouadhibou in Mauritania, circa 1400 km. di deserto, sono attorniato da tre grandi elementi naturali che sono il Sahara, l’oceano Atlantico ed il cielo: provo un’ emozione intensa. Per la prima volta dalla partenza da casa, il pensiero va sempre più spesso alla moto nella quale ho riposto la totale fiducia. Il senso di rispetto e di amore nei suoi confronti è tale che mi sono sorpreso( in momenti particolari) a parlarle come ad un essere umano!. Forte dell’esperienza dell’anno precedente, riesco a percorrere la pista di sabbia nel deserto fino a Nouadhibou in Mauritania senza grossi inconvenienti. La città, chiamata anche Port-Etienne costruita da francesi, vanta un attivo porto peschereccio. Nei dintorni si trovano magnifiche spiagge deserte. A sud della città si raggiunge il Parc National du Banc D’Arguin, oasi ornitologica tra le più belle al mondo, popolata da pellicani e fiammingi o fenicotteri. Da Nouadhibou a Nouakchott , non esistono strade o piste percorribili in moto. Pertanto mi sarei dovuto imbarcare sul treno merci più lungo del mondo, circa 2,5 km. di vagoni, caricando la moto, con destinazione Choum, 500 km. a est nel deserto della Mauritania. Il treno ,due volte alla settimana, fa la spola con le miniere di ferro di Zouerate. Da lì fino alla capitale, circa 700km., avrei guidato attraverso le bellissime oasi di Atar e Chinguetti, quest’ultima è una delle sette città dell’Islam, oggi minacciata dall’avanzata delle dune; nell’antichità era un importante centro culturale. Purtroppo, le abbondanti piogge antecedenti il mio arrivo hanno causato il deragliamento del treno, dunque sono costretto a prendere un aereo per Nouakchott da dove riprendo la guida verso sud diretto al confine con il Senegal. Le procedure di frontiera tra Mauritania e Senegal si riveleranno un inferno per il gran caldo, i taglieggiamenti da parte delle forze dell’ordine e l’assalto da parte di decine di giovani tutti attorno a me in sella alla moto. La strada che porta a Saint-Louis in Senegal è in pessime condizioni. Al campeggio sulla “Langue de la Barbarie “di fronte alle meravigliose spiagge dell’oceano Atlantico, mi riposo e mi rigenero per affrontare il prosieguo del viaggio. L’arrivo a Dakar è un momento di grande emozione; mi viene da pensare a tutti i piloti che hanno partecipato alla Parigi-Dakar. Nel silenzio del mio albergo, faccio il punto della situazione e mi chiedo se è il caso di proseguire o tornare a casa. Nonostante, guardando le carte, la città di Timbuctù mi sembrasse tanto lontana( oltre 2000km), decido di proseguire considerando anche l’ottima salute della mia moto. Dovrò attraversare tutto il Senegal da ovest ad est, 700 km. circa ,fino alla frontiera col Mali. Partendo da Dakar verso Tambacounda scopro la bellissima costa a sud verso il Gambia, Salì Portugal, e Mbour. L’interno del paese è pieno di villaggi poverissimi, ho l’opportunità di fermarmi in mezzo alla gente per mangiare qualcosa in strada e riposarmi scoprendo così un popolo estremamente ospitale, cordiale, disponibile, che mi accoglie tra loro con l’abituale “Bienvenue dans notre pays”! In questa zona del Senegal dove non esiste nessuna struttura di carattere sanitario, ho temuto per la mia incolumità: viste le pessime condizioni delle strade e delle piste, una caduta è sempre in agguato. Il mio viaggio si concluderà poi senza mai essere malato, pur avendo mangiato (quando era possibile) sempre i prodotti locali per strada in mezzo alla gente; unica precauzione presa: cibo sempre cotto e solo acqua minerale o bollita! A Tambacounda trascorro una notte di riposo in un piccolo, ma buono, albergo. Riparto come al solito all’alba; destinazione Kayes , la più antica città del Mali. I 200 km. che portano al confine sono pieni di baobab, di scimmie che attraversano la pista davanti a me, avvoltoi, grandi falchi, mandrie di buoi al libero pascolo nella savana. Le donne camminano con il loro inseparabile cesto sulla testa contenente spesso della frutta, abbigliate con vestiti coloratissimi e con il seno scoperto. Entro nel Mali attraversando il confine a Kidira a cavallo del fiume Falène nel quale folti gruppi di donne lavano i panni, sempre con tutto il busto nudo, il che fa sempre piacere!!!Da questo momento in poi fino a Kayes ci sono 105 km di pista rossa sterrata in pessime condizioni dove le buche e i sassi la fanno da padrone! Commetto il grande errore di addentrarmici all’una di pomeriggio dopo aver sbrigato le pratiche interminabili di polizia ,dogana e gendarmeria. Dopo 10 km. sono già fermo all’ombra di un baobab a causa del caldo insostenibile aggravato dalla bassa velocità della moto.L’indicatore della temperatura dell’acqua è sempre al limite dell’arco rosso, ciò non fa altro che aumentare le mie già tante preoccupazioni! Scopro così che guidare sotto il sole africano a quest’ora(circa 45gradi) è un’ impresa non facile per me e forse non solo… La preoccupazione è tanta, anche perché la savana brucia in più punti per autocombustione. Dopo tre ore di guida dove ho percorso solo 30 km. , per la prima volta incontro uno sgangherato pulmino da trasporto: la sua presenza, anche se momentanea mi rincuora . So di non potermi permettere un errore di guida . Una caduta significherebbe non poter rialzare da solo la moto con i suoi 220 kg.di peso! La necessità di arrivare a Kayes prima di notte, non mi dà l’opportunità di aspettare che la temperatura cali, costringendomi così a una guida faticosa con il corpo che sembra andare in ebollizione; i tantissimi punti rossi su tutta la mia epidermide ne sono la prova. Arrivo a Kayes di notte, e nonostante tutto, sono felice; la moto sembra un’eroina, tutta ricoperta di polvere rossa! La mia mente va già a domani, ai 750 km. che mi separano da Bamako la capitale. Le carte riportano che dovrò percorrere piste con praticabilità aleatoria, e così è. Sono dodici ore di gioie e sofferenze attraverso una savana con paesaggio bellissimo dove si alternano piste rosse molto guidabili a piste più difficoltose in mezzo al Parco Nazionale de la Boucle du Baule del Mali. Sento che sto diventando più forte nell’affrontare le difficoltà; ho acquistato coraggio di riserva e riesco a gestire i miei gesti in sicurezza. La frase pronunciata da un’anziana donna “malienne”della tribù dei Bambarà, che mi paragona ad un guerriero solitario, mi darà ancora più forza e fiducia in me stesso. Le luci di Bamako mi appaiono all’improvviso dopo un’altura da cui si può vedere tutta la città. Come descrivere la gioia!! Gli ultimi 200 km. li avevo percorsi di notte. Solo il chiarore della luna mi faceva vedere un po’ la fitta vegetazione tutto lungo la strada. La grande quantità di insetti, dal più piccolo al più grande, cavallette comprese, attirati dal faro della moto rapresentano un grosso problema per la guida poiché si infraggono contro il mio casco e sulla visiera impedendomi di vedere! Per un giorno faccio il turista e controllo ogni particolare della moto: occuparmi di lei è un momento di grande piacere. Il trasferimento di 600km. che segue la sosta , fino a Mopti, la Venezia del Mali, è relativamente facile, con tanti villaggi e una strada in buone condizioni. Questa bella città merita una giornata di visita. E così scopro il suo porto, le mille piroghe chiamate pinasse, le architetture in fango, la moschea, la vita sul fiume Niger, il coloratissimo mercato, vero mosaico di un popolo mutevole ed affascinante. Il mio pensiero anche in questi momenti va sempre alla meta ambita Timbuctù, città della leggenda ai margini del grande deserto. Nel frattempo, noleggiata una “pinasse” mi concedo una gita sul fiume Bani, affluente del Niger, e sul Niger stesso, scoprendo i villaggi dei pescatori Bozo, chiamati anche “ les enfants de l’eau”, semi nomadi, dediti alla pesca e all’essicazione del pesce. L’indomani, dopo dieci ore di attesa in cui le “bateau” sarebbe dovuto partire “tout de suite”, finalmente riesco ad imbarcare la moto in mezzo a cocomeri, balle di paglia, mercanzia di ogni genere, mucche e capre comprese…destinazione Kabarà, porto fluviale di Timbuctù. A bordo, le condizioni igieniche e il cibo sono pessimi; mi arrangio con le donne che viaggiano permanentemente sul battello in mezzo alle “ marchandises”, friggendo frittelle e piccoli pezzi di carne di buoi maliens molto buona. In due giorni nei quali abbiamo accostato nei villaggi lungo il fiume, scopro che l’acqua del Niger viene adoperata per tutti gli usi, quali il lavarsi, lavare i piatti, gli animali, i mezzi mecanici , per cucinare e bere non avendo essi altra alternativa: un dottore svizzero, mio compagno di viaggio sul traghetto, ha dichiarato che se i bambini superano i primi 5 anni , gli anticorpi li proteggeranno per tutta la loro vita! Navigare sul terzo grande fiume d’Africa porta con se il fascino della scoperta, rivelando i mille volti di una vita quotidiana appena sfiorata dalla nostra civiltà. Significa anche scegliere la via migliore per immergersi nella realtà economica, culturale e umana del Mali, seguendo il ritmo lento della vita contemplando senza fretta. Il fiume Niger è una via di comunicazione tra i popoli dell’Africa nera e i paesi sahariani, culla di antica civiltà. L’arrivo del battello a Kabarà è un momento di gioia ma anche di ansia per le difficoltà connesse allo sbarco della moto che avviene attraverso una sottile tavola di legno in bilico sull’acqua. A terra sono circondato dal solito gruppo di bambini e ragazzi con manifestazioni di gioia , curiosità e allegria intorno alla moto. In quei pochi kilometri che mi separano dalla realizzazione del mio sogno, guido di nuovo con grande piacere: ecco finalmente la porta di TOMBOUCTOU!!!L’emozione è fortissima! Ce l’ho fatta! Vorrei gridarlo al mondo intero! Ricevo manifestazioni di benvenuto da parte dei tuareg, i quali appaiono meravigliati per il fatto che sono arrivato “tout seul de l’Italie”. Sento pronunciare da uno di essi la frase :” il faut suivre son rève et sourire”… Scopro una città che mi pare sonnolenta dove la sabbia è un po’ come la neve, attutisce i rumori e dà un’atmosfera irreale. Timbuctù con i suoi 10.000 abitanti, è poco più che un villaggio dove tutto è fatto e ricoperto di sabbia, sabbia mescolata a terriccio, di sabbia sono le strade e persino i pavimenti delle case…siamo proprio ai confini del grande Sahara. C’è poco da vedere a parte le due antiche moschee d’epoca medievale, la scuola coranica e la casa dell’esploratore René Caillé primo europeo che all’inizio dell’ottocento, ha raggiunto Timbuctù ed è sopravvissuto per raccontarlo. Purtroppo non si possono ammirare le migliaia di manoscritti che fanno parte di collezioni private. Nel silenzio della notte, c’è un’atmosfera particolare: dai vicini accampamenti dei tuareg, giungono , specie in questo periodo del Ramadan , il piacevole rumore dei tamburi ed il Corano cantato rivolto ad Allah. Alloggio al poetico Hotel Bouctou, ospitato nell’annexe, un caravanserraglio appartenuto alla legione straniera, ristrutturato, con porte dalle bellissime decorazioni d’argento. Dopo un sonno ristoratore, riprendo la via del ritorno verso l’Italia. Una guida tuareg carica la mia moto su un camioncino adatto alla sabbia ed assieme percorriamo i primi 50 km. dove la guida della moto è impossibile, causa l’accumulo della sabbia sulla pista. Ritorno in sella alla moto sulla bellissima pista rossa di Duentza all’interno della riserva degli elefanti che vivono purtroppo, rispetto ad essa, lontano all’orizzonte; nei pressi di un lago si possono vedere le loro orme. Decido di non andare a visitare i famosi popoli Dogon sulle vicine ” falaises di Bandiagara” causa stanchezza e deterioramento della gomma posteriore. Il ritorno a Mopti, a Bamako,e a Kayes non mi crea più ansia e nessun problema se si esclude una caduta sulla pista di Djema nella melma di una pozzanghera: vengo raccolto da un gruppo di donne che lavano i panni in un pozzo vicino. La moto per fortuna non riporta gravi danni, solo il manubrio, le leve della frizione e del cambio un po’ storti. Durante la sosta notturna a Bamako vengo ospitato dalla missione cattolica (2,5 € !) dove approfitto di fare il bucato, il controllo della moto, e anche una preghiera nella chiesetta dove ancora una volta mi raccomando a Padre Pio. Nel lontano 1968, il giornale “ Il Tempo” di Roma aveva organizzato un aeropellegrinaggio a San Giovanni Rotondo per festeggiare l’ottantesimo compleanno di Padre Pio, oggi Santo della Chiesa. Ero stato l’unico giovane pilota di venti velivoli partiti da Roma Urbe ad essere arrivato sull’aeroporto di Foggia a bordo di un Piper causa le avverse condizioni atmosferiche. Fui da Lui personalmente benedetto nel Suo studio privato. Da Kidirà, confine del Mali con il Senegal, seguo il fiume Senegal fino a tornare in Mauritania. Ritrovo la capitale Nouakchott e i miei amici piloti i quali m’imbarcano di nuovo la moto sul Boeing 737 fino a Nouadhibù( mancanza di piste percorribili in moto) contravvenendo a qualche regola della sicurezza del volo. Tra ” les gens du desert”tutto è possibile, compreso reperire una gomma anteriore in buono stato che però debbo sostituire da solo. Mi aspetta la pista che da Nouadhibou mi porterà verso il West Sahara in Marocco. Che piacere ritrovare l’aria pura e secca del deserto! La risalita di tutto il Marocco fino a rientrare in Europa si svolge senza nessun problema. A Casablanca riesco a trovare e a sostituire la gomma posteriore. Non tengo conto della stanchezza accumulata, del freddo e della pioggia nel nord del Marocco. Invece d’imbarcarmi a Valencia sulla nave cargo per Salerno, decido di continuare la mia risalita verso la Francia cogliendo così l’opportunità di continuare a guidare la moto….già che 14.600 km. in 51 giorni di viaggio mi sembravano pochi! Quando si dice la passione!! L’ultima tappa, da Nìme in Francia fino a Roma è segnata dal freddo e dalla pioggia: rimpiango il caldo del Mali! Il riabbracciare mia moglie( tutto intero! ) e le manifestazioni del mio cane Zorro rappresentano una grande gioia. Ancora una volta le dico che questo raid sarà l’ultimo…. Penso al mio Sahara in sella alla "Regina" e già la nostalgia mi pervade.....

cuore tuareg

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