2002 l'inizio del sogno africano

..era l’anno 2002 quando andai dal mio meccanico chiedendogli di procurarmi una moto adatta per andare in Africa.Senza esitazione mi disse che avrei dovuto acquistare un’Africa Twin 750.Secondo lui era una moto affidabile,che aveva al suo attivo 4 Parigi-Dakar vinte,quale migliore garanzia!oltretutto conteneva una discreta quantità di carburante,per circa 300 km.;questo mi avrebbe permesso di percorrere le piste africane con tranquillità o quasi.
Andai con mia moglie a Roma per comprarne una usata, una rd07,nome che a me non diceva assolutamente nulla,avendo sempre avuto solo moto da velocità o da cross.
Preparai la moto per il primo raid e dopo una breve e superficiale manutenzione, partìi da Salerno in nave con destinazione Valencia in Spagna. Avendo fatto l’istruttore di volo in Mauritania, la prima destinazione che mi balenò nella mente, fu appunto di andare a trovare i miei piloti a Nouakchott,la capitale.
La moto mi sembrava un po’ pesante all’inizio,ma si guidava bene ed il motore era un gioiello,cantava che era una meraviglia lungo la discesa del sud della Spagna fino al golfo di Gibilterra.
Scendemmo assieme verso il sud del Marocco sentendoci già degli eroi.
Le prime difficoltà arrivarono circa 500 km prima del confine tra West Sahara e Mauritania.La pista non era asfaltata e sia io che la moto non avevamo nessuna esperienza di guida nella sabbia.Le prime cadute non tardarono a venire.Fù così che qualcuno mi suggerì di sgonfiare le gomme se volevo avere una possibilità di stare in piedi.
Incominciai inconsciamente a parlare con lei,la mia Bella.Ricordo che la mia mano sinistra andava nell’incavo del serbatoio e accarezzava la moto,alla quale dicevo che le volevo bene e che non avrebbe mai dovuto tradirmi.Iniziai a vedere la temperatura dell’acqua sempre sul rosso data la bassa velocità e la forte temperatura esterna nel deserto.Dopo il confine,penetrati nella fascia della “terra di nessuno” tra i due stati,Marocco e Mauritania, persi l’orientamento e il panico misto a paura mi sopraffece.Solo grazie alla mia professione e all’abitudine all’orientamento a vista nel volo, riuscìi a rientrare nel West Sahara ed a ritrovare il punto di ristoro.
La risalita verso casa ci vide ripercorrere i circa 4.500 km in senso inverso fino a Roma.Durante questo breve periodo avevo potuto ammirare le straordinarie qualità della mia bella.Mai un problema,mai un colpo a vuoto del mio bicilindrico!
Al ritorno qualcuno mi dirà della pompa di benzina e dell’alternatore di corrente,punti deboli della regina.Per i quattro raid successivi,partìi con fiducia senza pezzi di ricambio:queste parti meccaniche non mi diedero mai un problema.
Al ritorno dissi a mia moglie:amore non parto più!Un anno dopo fui in sella per il secondo raid con destinazione la mitica Timbuctù nel Mali!Forti dell’esperienza acquisita nel primo tentativo di attraversare il deserto,questa volta la mia Bella ed io raggiungemmo Dakar in Senegal (dopo aver attraversato il Marocco,il West Sahara e la Mauritania).La prima crisi arrivò durante la notte ,in albergo a Dakar.Mi sembrava di essermi messo in un tunnel con la sola possibilità di tornare ancora una volta indietro.La mattina seguente, rimasi un po’ con la moto,analizzando la possibilità di continuare verso est.Duemila km o più ci separavano dalla meta,Timbuctù.Fu come se lei avesse la possibilità di trasmettermi forza,fiducia,affidabilità in quel momento di crisi.La mattina dopo partimmo presto fiduciosi entrambi di riuscire questa volta.Arrivammo a Timbuctù dopo giorni non facili e dopo aver risalito il grande fiume Niger, percorrendo piste sabbiose molto impegnative.Fu così che vedemmo per la prima volta i grandi baobab: in mezzo a loro si snodavano le piste rosse che stavamo percorrendo.Quanta gioia e quanto feeling tra me e la mia regina!Tornammo a casa a fine novembre dopo aver percorso in totale simbiosi circa 17.000 km.
Seguirà il terzo raid in Gambia,stato all’interno del Senegal.Discendemmo il fiume Gambia che veniva percorso dagli schiavi fino al forte Barrà sulla foce stessa e da qui, portati con navi negriere in America.
Durante la rimonta verso casa, penetrammo all’interno del deserto della Mauritania.Visitai la città di Chinguetti,patrimonio dell’umanità ad oltre 800 km nell’entroterra verso il Mali in pieno Sahara e con temperature prossime ai 42 gradi.
La mia Bella era straordinaria!Quanto amore e quanta passione!
Il quarto raid un anno dopo ci vide scendere fino a Lomè in Togo sul golfo di Guinea.Ci arrivammo di notte sotto una tempesta violentissima di pioggia tropicale.Lei,la Bella inondata d’acqua,non fece neanche uno “starnuto”.Quanta gioia nel vedere l’oceano Atlantico davanti a noi!Nello scrivere a casa della meta raggiunta,una commozione grandissima pervase il mio corpo e la mia anima.Le mie mani non finivano mai di accarezzare lei,la mia moto in quel momento.
Tornammo a casa avendo percorso di nuovo assieme oltre 18.000 km.e attraversato sette nazioni in territorio africano.
Come spiegare ciò che si prova verso questo mezzo meccanico che è stato l’artefice di tanta gioia,di tanti orizzonti nuovi raggiunti assieme!.
L’anno dopo partimmo per Città del Capo in Sud Africa,in solitaria e senza nessun aiuto satellitare o altro.Attraversammo quindici nazioni e percorremmo 18.200 km durante la stagione delle piogge equatoriali del centro Africa.
Mai una volta(fatta eccezione del regolatore di tensione che si bruciò vicino al Lago Tchad in Nigeria) la regina mancò l’appuntamento nel darmi tutta l’affidabilità possibile e non solo…un aneddoto per tutti.Una volta percorrendo,una pista nel Congo B.nella foresta abitata dai pigmei,arrivammo"lunghi"davanti ad un grande guado fatto di acqua e fango scivolso.Lei affondò in quella melma così tanto che con la prima marcia non riusciva più ad avanzare.Centimetro dopo centimetro e facendo attenzione a non cadere in quella massa d'acqua rossa la mia bella,pur sottoposta ad uno sforzo immane,con la frizione ormai arroventata e la temperatura dell'acqua oltre il limite rosso,ne venne fuori portando me al sicuro dall'altra parte.Quando mi accasciai esausto sul serbatoio l'abbracciai riconscente e commosso.
Di nuovo arrivammo a Cape Town assieme,coperti di fango ma con una gioia ed una commozione immensa.Quante lacrime dentro il casco dopo due mesi di solitudine,di paura,di gioie ogni volta che arrivavamo a destinazione a fine giornata,dopo tanti km nel fango,nelle foreste,e quant’altro..L’abbraccio di mia moglie(la mia eroina),venuta apposta da Roma,fu per me la ricompensa più bella.
La regina tornò a casa in nave e noi due in aereo.Ci mise due mesi a tornare a Roma.Dopo solo dopo due tentativi il motore partì, riportando ai miei orecchi quel dolce suono che mi aveva deliziato per tutti i miei raid.
Arrivò improvvisa la malattia al cuore,i ricoveri continui in ospedale per due anni.LEI,sola in garage.Ogni volta che mi avvicinavo a lei,la sofferenza era fortissima.Sapevamo entrambi,a quel momento,che mai più saremmo potuti andare assieme di nuovo alla scoperta di altre avventure in Africa o nel mondo.
Fù così che un giorno all'mprovviso,quasi a volere recidere il cordone ombelicale che ci legava ,la vendetti.All’inizio fù quasi un sollievo non vederla più.Poi,una volta quasi guarito,la mancanza della "regina" prese il sopravvento e ne riacquistai un’altra,una rd04.Feci un po’ fatica ad innamorarmene.Ora,dopo aver portato a termine il settimo raid,Mauritania e ritorno,il primo assieme a lei,è diventata un’altra BELLA!Si è stabilita un’unione tra noi due che mi auguro, possa durare negli anni a venire,portando di nuovo il gabbiano a volare lontano...

Il gabbiano

 

cuore tuareg

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