Roma - Cape Town

ROMA - CAPE TOWN
La partenza era fissata per le undici nella piazza davanti il municipio di Frascati. Che gioia quella mattina quando aprìi le inferriate e scoprii che il sole inondava di luce piena il nostro giardino! Avevo pregato e sperato che per la mia partenza ci fosse bel tempo. Le famose ottobrate romane avevano ascoltato i miei desideri; la giornata era calda e mite, oltre ad essere giorno di festa, domenica. C'erano tutti i presupposti perché la mia Transafrica iniziasse nel migliore dei modi.
Gli amici che avevano alloggiato in albergo, vennero a trovarmi a casa prima di raggiungere il luogo della festa. "Ti divoreranno i leoni nella foresta equatoriale, vecchio!" esclamò Antonio. " Ho la pelle più dura, saranno loro a morire!" risposi io. E così via, tutto in allegria...
Molte telefonate arrivarono in quel momento da parte di familiari che non erano potuti venire, compresi i miei figli Paolo e Fabrizio, che erano in servizio di volo come piloti, in altri continenti. Erano riusciti invece a liberarsi dal servizio mio nipote Marco Vannicola, pilota anche lui, e due dei miei più cari amici, Ubaldo Tufi e Alessandro Avolio: avevo avuto il piacere e l'onore di essere stato il loro istruttore di volo durante il corso comando, molti anni prima. Ne era nata una grande amicizia.
Verso le dieci incominciai ad estraniarmi ai discorsi dei miei amici, anche se piacevoli. Incominciavo ad avvertire la necessità di rimanere solo. La loro presenza mi distoglieva da quello che da lì a poco sarebbe stato il rito della vestizione. Come se mi leggessero nel pensiero, poco dopo mi lasciarono solo con mia moglie. Assieme, noi due soli, scendemmo in garage, non prima di aver abbracciato in giardino "Zorro" il mio amato cane. Nel fare questo semplice gesto, una commozione grande mi assalì. Gli raccomandai di vegliare sulla "padrona" che sarebbe rimasta sola con lui per circa due mesi.
L'apertura della porta del garage scoprì lentamente la "regina". Prima la ruota anteriore e poi lentamente tutta la carozzeria fiammeggiante. Era pronta e bellissima! Mancava solo che io indossassi la tuta, gli stivali, i guanti, il casco e che mi accomodassi sulla sella impugnando il manubrio.
Mia moglie era lì vicino che mi assisteva amorevolmente, sdramatizzando com'era nelle sue abitudini, con battute spiritose, ma aggiungendo un pò più seriamente: " Io ti aspetterò a Cape Town". Un attimo prima di indossare il casco, ci abbracciammo con infinito amore e le promisi che ci saremmo ritrovati laggiù. "La rivedrò mai?" pensai. Questo lampo tragico fu surclassato dal gesto d'impugnare la moto, ridandomi forza e coraggio come sempre avveniva in passato nei precedenti raid, ogni qualvolta la paura e le ansie mi sopraffacevano.
Mia moglie partì un attimo prima di me per filmarmi all'arrivo in piazza. Improvvisamente mi sentii solo, era l'inizio della nostra lunga separazione. Questa sensazione durò un attimo poichè subito dopo mi avviai. Il suono pieno del motore riportò pace dentro di me e anche coraggio poichè per un istante era quasi smarrito.
Durante il breve tragitto che separa la nostra casa dalla piazza di Frascati. iiniziai a capire che il sogno si stava materializzando. Guidando la mia moto verso la definitiva partenza, avvertii il piacevole sentimento che quanto stava succedendo era unico. Tutto ciò che mi ruotava attorno era portatore di gioia in un momento speciale della mia vita, che non avrei mai dimenticato.
Man mano che mi avvicinavo, sentivo l'emozione crescere dentro di me. Come sarebbe stato arrivare da solo in mezzo a tutti loro in attesa del mio arrivo? Mi avevano detto che il sindaco avrebbe fatto recintare per l'occasione la piazza, vietandola al traffico per decreto del comune. Sapevo anche che il mio sponsor principale aveva organizzato un palco rialzato, del tipo partenza della Parigi-Dakar, con tanto di tappeto rosso che avrebbe ospitato la mia moto.
Percorsi l'ultima curva che immetteva alla partenza col cuore che batteva velocemente. Mi sentivo imbarazzato. Mi sembrava troppo tutto ciò . In fondo stavo solo per andare a fare qualcosa che mi piaceva e che desideravo moltissimo.
Ero arrivato! Il comandante dei vigili urbani si mise sull'attenti salutandomi militarmente ed alzò la fettuccia rossa per farmi entrare davanti al palco. In quel momento capii tutta l'importanza di quell'evento. Si era radunata tanta gente sconosciuta assieme ai parenti ed amici che aspettavano il motociclista solitario, il quale osava partire per una destinazione così lontana in terra d'Africa. Tra di essi, c'erano i miei amici vicini di casa, i Sig.ri Emanuele ed Ann Saracino, che erano stati gli unici presenti nei miei 4 precedenti raid, allorché partivo in silenzio dal mio garage: Lei mi rallegrava con cartelli di augurio e bandiere di tutti gli stati che avrei attraversato.
Mi meravigliai di trovarmi in mezzo a tanta gente così festosa e calorosa nei miei confronti. Tutto era come non a fuoco attorno a me. Facevo fatica a riconoscere i volti più cari, tanto ero confuso.
Scesi di sella e tolsi il casco: mi sentii esposto agli sguardi di tutti. Potendo, l'avrei volentieri mantenuto sulla testa!
La moto venne fatta salire sulla pedana con l'aiuto dei presenti, tra loro i miei cari amici, Roberto Tresoldi e Antonio Tricarico.
Il primo, l'avevo conosciuto a Milano. Durante tutti i 9 anni in cui la mia compagnia aerea mi aveva assegnato la base di Milano, a cavallo degli anni 70/80, ci eravamo frequentati assiduamente per via della passione del motocross dei miei figli. Roberto, in qualità di rappresentante Honda per la Lombardia, assisteva tecnicamente mio figlio Paolo nelle gare e nella preparazione della moto. Nel tempo ne era scaturita un forte amicizia che si estenderà a tutta la sua famiglia.
Antonio, un luogotenente dei carabinieri comandante di una stazione dell'arma in Abruzzo, appassionato ed amante della"regina". Ne aveva possedute due. Mi aveva conosciuto tramite internet. Stava cercando una sospensione dell'Africa Twin 750 allorchè apparve nella schermata anche uno dei miei raid , e precisamente il Roma-Lomè-Roma in Togo in cui si parlava di "sabbia in sospensione nel deserto". Una delle foto della mia moto giù nel Sahara riportava perfettamente il n° di targa e così fu facile per lui rintracciarmi telefonicamente. Fu un'amicizia immediata fatta di racconti di moto e di avventure. Quanti momenti passati assieme a lui e alla sua splendida compagna a casa nostra in giardino! Ci accompagnava sempre la presenza del buon vino Frascati Doc e porchetta dei Castelli Romani! Sarà lui poi, dopo tanto desiderio, ad accompagnarmi nel settimo raid in Africa, interrompendo di fatto la mia abitudine ad andare in solitaria.
Durante la festa, la banda chiamata per l'occasione dallo sponsor, inondava la piazza di allegre melodie . Tanti amici venivano a stringermi la mano o semplicemente ad abbracciarmi dicendomi parole d' incoraggiamento. Tra di essi il presidente della concessionaria Lancia/Alfa Romeo, lo sponsor principale, il Sig.r Pitolli Francesco e la consorte la Sig.ra Sandra. Nei miei ricordi ,ci sarà sempre tanta gratitudine nei loro confronti per aver saputo capire il mio sogno permettendomi di realizzarlo.
La "regina" era bellissima equipaggiata con le due ruote supplementari appese sui lati, e oltre ai bagagli, spiccava tra di essi il rotolo rosso che sarebbe servito per dormire sotto le stelle nel deserto del Sahara. Era sul palco col tappeto rosso sotto di lei, immagine stessa della grande avventura. Quanto avrebbe rimpianto quella situazione mentre da lì a poco sarebbe stata chiamata ad uno sforzo sempre più grande man mano che avremmo disceso l'Africa! Avrebbe dovuto attraversare i deserti, le piste rosse sterrate delle savane, i guadi colmi di fango, terra di argilla scivolosa, piste appena tracciate sulle carte dei territori equatoriali. Quei luoghi erano abitati ancora dai pigmei ed altri popoli della foresta nera. Sembrava trasmettere, con tutta la sua imponente bellezza sul palco, forza e fiducia a tutti.
Molti dei presenti,specie i motociclisti,si assiepavano attorno a lei per guardarla e ammirarla in tutta la sua statura. Lei avrebbe fatto in modo di trasportarci entrambi fino giù alla punta estrema del Sud Africa senza mai accusare un inconveniente tecnico. Ne ero certo!

Mia moglie era lì in mezzo a tutti loro. Si prodigava per organizzare le riprese video, oppure semplicemente aggiungendo allegria e gioia nelle conversazioni. Spesso mi ricordava di salutare con più attenzione qualche amico che nella confusione avevo involontariamente trascurato. Mi capitava di vedere persone che andavano da lei per confortarla. Ero sicuro che fosse lei a tranquillizzarli dicendo che aveva fiducia in me e che era felice che io stessi realizzando questo mio sogno, e che tutto sarebbe andato per il meglio. Nel vocìo generale notavo nelle parole captate di sfuggita, tanto stupore. Alcuni sostenevano che sicuramente ci sarebbe stato un elicottero a seguirmi ,oppure che i motociclisti presenti venuti da Pescara assieme al mio amico Antonio, anche loro Carabinieri , mi avrebbero accompagnato nelle mia avventura. Certamente nei loro pensieri si era radicata la certezza che da solo mai avrei potuto raggiungere una meta così lontana.
Dopo circa un'ora, il vicesindaco Sig.r Marcotulli prese la parola per augurarmi piena riuscita nell'impresa, dichiarando inoltre che si sentiva fiero di avermi come cittadino. Allorchè mi passò il microfono, il mio sguardo percorse tutta la folla e la piazza dietro di loro. Lo sguardo si soffermò sugli spazi più lontani visibili, giù verso Roma, poichè il luogo della partenza era leggermente in discesa. Un pensiero balenò nella mia mente portandomi laggiù nei deserti che avrei dovuto attraversare in totale solitudine e ancora più giù nell'Africa nera: quanto mi sarebbe mancato tutto questo? quanto avrei desiderato, nei giorni che sarebbero seguiti ,un pò di conforto, protezione o attenzione da parte di tutti loro? Incrociai lo sguardo di mia moglie, pieno di coraggio, amore e fiducia..
Arrivò il momento del mio discorso per ringraziare tutti i presenti e chiunque si fosse adoperato perché io potessi realizzare il mio raid. Descrissi anche brevemente come si sarebbe sviluppato il viaggio in territorio africano, elencando tutti gli stati africani che avrei dovuto attraversare, ben 13. Se poco prima avevano pensato che mai avrei raggiunto la punta estrema dell' Africa... in quel momento si convinsero, forse, della mia riuscita! Dopodiché, feci un omaggio floreale alla Sig.ra Sandra, con un particolare ringraziamento, e un mazzo di rose rosse a mia moglie Anne. La folla si mise a gridare: "Bacio,bacio..." . Inutile dire che ne approfitammo ancora una volta!
Venne tagliato il nastro della partenza da me e dal vicesindaco e lo champagne fu versato per tutti i presenti.
La banda attaccò a suonare il "Nessun Dorma" della Turandot di Giacomo Puccini. Sulle note straordinarie di quella musica, mia moglie, la mia"eroina", si affiancò a me, cantando con la sua bellissima voce: "Tramontavan le stelle, all'alba vincerò"! Commosso, la strinsi forte a me. Ebbi anche la gioia di poter abbracciare i miei nipotini Giada e Giulio arrivati durante la cerimonia assieme alla loro mamma.
Avevo sempre preso, nel passato della mia vita, decisioni in maniera veloce, sia per via della professione di pilota, sia per ragioni caratteriali.
Così infilai il casco con rapidità. Il mio amico Antonio saltò velocemente sul palco, dove regnava sovrana la "regina", per consegnarmi un busta chiusa dicendomi: " Aprila laggiù,quando ne sentirai il bisogno", stringendomi forte a se.
La mia Bella mi accolse pronta mentre impugnavo il manubrio. Girai la chiave del quadro generale, premetti il pulsante rosso dello starter, accesi i due fari, tirai la leva della frizione, inserii col piede sinistro la prima marcia, e mentre mi avviavo a scendere dalla pedana, mia moglie che si era ancora di più avvicinata a me, mi diede una pacca sulla spalla ripetendomi: "Ci vediamo a Cape Town!" Con la mano destra diedi un pò di potenza e ce ne andammo via la mia Bella ed io, in mezzo a due ali di folla applaudente, alla scoperta di nuove terre africane dagl'immensi spazi e dai magici tramonti rossi......
 

cuore tuareg

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