MAROCCO 2012

            10.000 KM NELLA  SCIA                                                        DEL GABBIANO
                                     Dakhla (Marocco) 12/11/2012

Are you ready?...  Yes Sir!!
Con queste due parole iniziava anche oggi la nostra avventura!
Ma non era un giorno come gli altri! Non era uguale a quelli che erano già trascorsi così velocemente da quando avevo ricevuto una e-mail che mi aveva lasciato incredulo e quasi sconvolto!
Era un giorno speciale perché oggi avremo percorso l’ultimo tratto di deserto che ci separava dal confine con la Mauritania!
Gli ultimi cinquecento chilometri di nulla che ci avrebbero portati alla mèta del nostro viaggio. O meglio ad una delle tante mète di questo straordinario sogno che, chilometro dopo chilometro, si stava trasformando in una magnifica e spettacolare realtà!
                                                
                                                      Italia … circa venti giorni prima
Ci sono delle notizie che ti arrivano così, quasi per caso e che ti lasciano completamente incapace di realizzare quello che sta succedendo! A me stava capitando la stessa cosa: avevo aperto la posta del mio computer con la solita noncuranza, dopo una giornata qualsiasi passata al lavoro. Dopo aver dato un’occhiata alle varie lettere ne ho notata una che mi ha fatto particolarmente piacere. Era del mio amico Ennio De Angelis. Gli avevo scritto alcuni giorni prima perché avevo saputo che voleva vendere la sua moto, una Mitica Africa Twin, poiché aveva deciso di smettere di viaggiare.  Avevo cercato di dissuaderlo da una simile scelta e mi aspettavo una serie di motivi che avrebbero dato un senso logico ad una tale idea. Immaginavo che una decisione simile non fosse una cosa facile da mettere in atto, dato che il personaggio in questione è un vero motociclista! O meglio … un “Baroudeur” come ama definirsi lui! Un Uomo che ha fatto ben sette raid in Africa, e in totale solitudine, non era tipo da appendere la moto al chiodo! Mi aspettavo le più svariate giustificazioni ma invece stentai a credere a ciò che leggevo. Non solo non avrebbe più venduto la Regina ma addirittura si stava preparando per un nuovo, entusiasmante viaggio! Ma fu quello che lessi dopo che mi lasciò letteralmente senza fiato! “Vecchio”scriveva Ennio “Se vuoi venire con me, fatti trovare al porto di Civitavecchia la sera del 28 alle 18.”Non c’era altro!  Erano solo due o tre righe ma scatenarono in me una serie di violente emozioni: mi stava chiedendo di accompagnarlo in Marocco, anzi addirittura fino in Mauritania!! Non riuscivo a capire se mi stava prendendo in giro oppure se faceva sul serio, ma conoscendo l’Uomo sapevo che era convinto di ciò che diceva. Mi ci vollero diversi minuti per riavermi dalla sorpresa e risposi che lo avrei richiamato domani mattina. Mentre cercavo di tornare alla realtà già immaginavo di volare con la mia Regina sulle piste Africane in compagnia dell’Amico Ennio. Fu dura far passare la notte e appena possibile lo chiamai al telefono. Avevo mille domande da fare e un sacco di pensieri ma, quando rispose ero talmente emozionato, che riuscii a chiedergli solo se era vero quello che mi stava proponendo! Quando mi confermò ridendo che non stava scherzando non riuscii quasi a parlare. Evidentemente Ennio capiva dalla mia voce quanto ero emozionato e disse che mi avrebbe spedito una mail con tutti i dettagli. Lo salutai e cominciai a  fare dentro di me dei veloci calcoli su quanto e cosa serviva  per affrontare un simile viaggio. Non avevo comunque realizzato la portata di questa avventura che mi avrebbe dovuto portare a vivere esperienze straordinarie. Il giorno dopo mi arrivò la risposta di Ennio e subito pensai che avrei rinunciato. Ero molto indeciso non tanto per il chilometraggio molto lungo né per le difficoltà che avremmo potuto incontrare in Marocco, territorio che un po’ conoscevo. Infatti con il team Energia e Sorrisi, di cui faccio parte, avevo  fatto già diversi viaggi nella parte Est del Paese per portare, negli ospedali e nelle scuole, aiuti umanitari ai bambini. Che mi frenava era soprattutto la scarsa possibilità economica di quel periodo (come se in altri tempi navigassi nell’oro!) ma non è mai facile avere denaro a disposizione per coprire le ingenti spese che si devono affrontare in questo genere di viaggi.
E poi dovevo anche sistemare almeno un po’ la mia moto e il tempo a disposizione era veramente poco.
Ne parlai con mia figlia e rimasi ancora più stupefatto! Con una calma assoluta mi disse” Pensi che un‘occasione così ti possa ricapitare? Certe fortune non ripassano. Ti do io i soldi.”
Cercai di ribattere dicendo che non ero preparato e che non avrei comunque fatto in tempo a preparami perché la partenza era fissata per la settimana successiva. Altra risposta lapidaria e concisa “Tanto sei abituato a partire all’ultimo secondo!”
Non so se voleva farmi notare che ultimamente sono sempre in ritardo, oppure se mi ritiene tanto in gamba da essere sempre pronto …. Sicuramente mi ritiene in gamba!
Il giorno successivo stavo già pianificando le ferie  supportato dai colleghi i quali, saputa la durata del viaggio, sembravano ben felici di levarsi dai piedi il sottoscritto per un periodo così lungo! Tutto questo amore che andava manifestandosi nei miei confronti mi lasciava un po’ perplesso!!
Cominciai quasi subito preparare la moto; dovevo cambiare le gomme, l’olio e i vari  filtri. Erano lavori di routine e in poche ore avevo già risolto alcuni dei problemi quando, smontando le ruote mi accorsi che dovevo anche cambiare le pastiglie dei freni, sia davanti che dietro. Non era un lavoro difficile, anzi io ero perfettamente in grado di farlo da me, ma i ricambi costavano parecchio, e questa spesa extra metteva in forse la mia partenza! Mi venne in aiuto un altro amico che, con mia grande sorpresa, mi mise in mano diverse centinaia di euro.
Io non volevo accettare ma la sua semplice risposta mi disarmò completamente:” Non si parte senza soldi! E poi io non posso venire quindi … tocca a te!”.
Ormai ero lanciato e nulla e nessuno avrebbe impedito la mia partenza! Appunto … quasi nulla; a parte il fatto che, a meno di quattro giorni dal via una nuova mail di Ennio mi fece gelare il sangue. Non voleva più partire perché non si sentiva bene!
Restai di sasso e subito cercai una soluzione a questo nuovo problema! Mentre continuavo i lavori sulla mia moto pensavo al modo più giusto per cercare di far cambiare idea a Ennio.
Quando lo richiamai bastarono poche parole per farmi capire che il Vecchio Leone era pronto alla partenza! Rimanevano solo pochi giorni e le ore volavano! La sera prima della partenza era arrivata maledettamente troppo in fretta ed io non avevo ancora fatto i bagagli. Lavorai fino a tardi e quando finalmente mi buttai nel letto ero talmente stanco che avrei dormito anche sui sassi!
O almeno era quello che pensavo io, perché in realtà non chiusi gli occhi per quasi tutta la notte! Ero entrato in quello stato di tranquillità  ed eccitazione che conosco molto bene e che sempre mi prende prima di ogni partenza. Anche stavolta la notte durò troppo a lungo e ai primi chiarori dell’alba  ero già in piedi.
Ricontrollai mentalmente tutta la mia attrezzatura e, per l’ennesima volta, tutto risultò in ordine. Nulla era stato dimenticato e ogni cosa era al suo posto … proprio dove doveva essere! Ero pronto alla partenza.
Nel preciso momento che  accesi il motore della mia Regina e mossi i primi metri, tutte le ansie svanirono e cominciai a sentire quel famoso brivido lungo la schiena.
Brivido che all’inizio di ogni viaggio mi dava felicità e gioia!
Avevo calcolato di fermarmi a trovare l’Amico Marcello a Siena ed arrivai puntuale a casa sua … giusto giusto per l’ora di pranzo. Sono legato a lui da una profonda amicizia ed insieme abbiamo compiuto diversi viaggi in Europa. Passammo un paio d’ore in compagnia con la sua famiglia e quando, al momento della mia partenza ci abbracciammo, anche se nessuno parlò, sentii la sua emozione e il suo dispiacere per non poter essere della partita. Mi avviai in direzione di Civitavecchia dove arrivai in serata ed attesi al porto l’arrivo di Ennio. Me ne stavo tranquillamente seduto su una panchina quando il tipico borbottio del suo bicilindrico  mi distolse dalle mie riflessione e un’intensa  
emozione mi lasciò quasi ammutolito! Finalmente incontravo il grande Vecchio!  Finalmente era arrivato il momento di confrontarmi con il Maestro! Anche lui era contento di vedermi e, mentre facevamo i biglietti, ci scambiammo una serie di battute.
Finalmente ci fecero imbarcare e, dopo aver ben legato le moto per evitare qualsiasi inconveniente, ce ne andammo in cabina a riposare. La notte e d il giorno successivo passarono molto velocemente. Non ci si poteva annoiare con un simile personaggio e i suoi racconti fecero volare le lunghe ore dell’attraversata verso Barcellona, dove arrivammo in serata. Appena scesi dalla nave cominciò a piovigginare e noi ci dirigemmo verso il centro alla ricerca di un albergo. Dal momento che la pioggia aumentava  chiedemmo aiuto ad un tassista ma, dopo che il tizio ci fece fare diversi giri a vuoto, scoprii un lato di Ennio che non conoscevo. Resosi conto che l’uomo ci stava facendo solo perdere tempo, non esitò a caricarlo di parolacce per farlo tornare sulla retta via! Naturalmente il tono della voce di Ennio sovrastava il rumore del traffico e, uscendo dal casco arrivava si all’interno del taxi,  ma penetrava anche direttamente nelle orecchie dei passanti! Mentre io me la ridevo di gusto,  diverse persone si saranno certamente chiesto che bisogno ci fosse di interpellare tutti i santi del paradiso per far rinsavire un povero tassista idiota! Ma la sfuriata ottenne il suo effetto, perché il tapino non solo ci portò presso l’albergo, ma pensò bene di dileguarsi immediatamente. E senza nemmeno chiedere il giusto compenso!!
Inutile dire che quando più tardi, dopo aver cenato, ci venne portato il conto non mancammo di ringraziare il generoso autista che praticamente non aveva”voluto” i soldi. Infatti quello che avremmo dovuto dare al tassista era esattamente la metà del costo della nostra cena!
La mattina dopo il tempo è orribile e decidiamo di non partire.
Io soffro a star fermo e vorrei partire lo stesso ma so perfettamente che Ennio ha ragione a voler restare. Muoversi con la pioggia  vorrebbe dire solo aumentare il rischio di incidenti e con tutta la strada che abbiamo da fare non sarebbe logico. Passammo la giornata camminando per le vie di Barcellona e io ascoltai meravigliato i racconti di vita di quest’uomo straordinario! Per fortuna che lo avrebbe voluto chiamare il “Raid del Silenzio”…. accidenti non tace un momento! E d’altra parte io sono troppo curioso e assetato di avventure per farlo smettere come mi aveva chiesto. Anzi addirittura quasi lo costringo a continuare. Stiamo passeggiando a braccetto come due vecchi compagni d’armi e il tempo sembra non avere più nessuna dimensione. Io volo con la fantasia sulle piste Africane e mi sembra di vedere, di vivere quasi, quello che Ennio ha visto in Senegal, in Gabon o in Mauritania oppure in Congo!!
 E poi giù giù lungo quelle meravigliose ed infinite foreste o attraverso villaggi semi disabitati, fino ad arrivare a Città del Capo! Mi racconta delle sue gioie e delle sue paure e delle  violente emozioni provate di fronte a queste infinite e immisurabili bellezze ed io sento di voler andare a mia volta in quelle regioni!
Forse è proprio in questo frangente che mi faccio una silenziosa promessa: ANDARCI!!
Torniamo in albergo che è già pomeriggio inoltrato e dopo una cena leggera andiamo a dormire sperando nel miglioramento del tempo, anche se i nuvoloni che ci passano sulla testa non danno molte speranza.
Il mattino dopo invece c’è un po’ di sole e con molto entusiasmo ci mettiamo finalmente in viaggio! E se si pensava che tutto potesse andar bene … ecco il primo intoppo: una bella corsa podistica proprio nel centro della città! Così il traffico viene bloccato e assistiamo con “molto” piacere alla sfilata dei buontemponi che non hanno di meglio da fare che scassare i maroni a noi motociclisti! Ennio prova più volte a suonare il clacson per chiedere di attraversare, ma i poliziotti sono irremovibili: finché non è passato l’ultimo concorrente, la sola cosa che ci dicono è “No se mueve!”. Dopo un po’ però la buttiamo sul ridere e quando finalmente ci danno il via ci lanciamo in autostrada per recuperare il tempo perso. Tuttavia il sole si fa un po’ desiderare ma per fortuna non piove. Dopo circa duecento chilometri ci fermiamo per fare colazione e rifornire di carburante le nostre moto. Una sosta breve ma sufficiente per ricaricarci e poi via di nuovo con entusiasmo; anche il meteo ci aiuta e sembra volerci risparmiare la pioggia. Il nostro viaggio prosegue senza sorprese e  arriviamo ad Alicante in serata. Senza esitazione Ennio “Memoria di Ferro” trova subito l’albergo, che si trova proprio di fronte al porto, è pulito e ad un prezzo ragionevole. Dopo una bella doccia usciamo per una breve passeggiata e per mangiare qualcosa. Il tempo è bello ma fa un po’ fresco e dopo cena  decidiamo di tornarcene in camera a dormire.
La mattina seguente ricarichiamo le moto e, dopo una generosa colazione, puntiamo verso Almunecar che dista circa cinquecento chilometri. Percorriamo i soliti duecentocinquanta chilometri, che sono circa l’autonomia delle nostre moto, e facciamo  una tappa per mangiare, fare benzina e riposare un po’. Approfitto della sosta per attaccare sulla mia Regina due splendidi adesivi che Ennio mi ha regalato. Rappresentano un beduino con il classico turbante in testa (o Kefiah) ed è un  simbolo che è molto caro a noi motociclisti “Africani”. Comincio piano piano a sentirmi un po’ Baroudeur e quando lo dico a Ennio le battute si sprecano. Ripartiamo decisi e nel primo pomeriggio arriviamo ad Almunecar senza nessun problema. Davanti all’albergo scarichiamo le moto ed Ennio mi fa notare che ho la gomma davanti sgonfia. Azz … panico!! Ma come è possibile?                 Ho cambiato le gomme prima di partire e mi sembra strano aver forato. Voglio trovare il problema ma, prima di tutto ci facciamo assegnare una stanza e poi, quando i bagagli son sistemati, torno a  controllare la gomma per individuare l’eventuale foratura.  
Controllo con il manometro che mi sono portato nella trousse ed effettivamente trovo la ruota con una pressione molto bassa. Passo e ripasso la mano sul copertone guardandolo molto attentamente ma non trovo nessun chiodo o qualsiasi altro pezzo di ferro piantato nella gomma. Sempre più deluso sto quasi per iniziare a smontare la ruota quando Ennio mi consiglia di provare prima a gonfiarla. Decido di ascoltarlo e mentre mi avvio per cercare un gommista inizia pure a piovere! Bene!!
Il colore del cielo è molto simile a quello del mio umore e il fatto che in questo paese non esista un gommista non migliora il mio stato d’animo. Tuttavia penso che questo inconveniente fa parte del gioco e la rabbia mi passa quasi subito. Ritrovo la mia abituale serenità e, finalmente, anche un benzinaio che ha l’aria compressa con cui posso gonfiare la mia ruota.
Ritorno in albergo e rimando a domani mattina il controllo dell’eventuale foratura. Mi faccio una doccia rilassante e poi, con Ennio usciamo a fare due passi prima di andare a cena.
Lui continua a raccontarmi episodi della sua vita e mi dà anche lezioni di filosofia. È un piacere starlo a sentire e se non fosse per il  fatto che dobbiamo mangiare, andrebbe avanti per ore!
All’uscita dal ristorante troviamo la sgradita sorpresa: la pioggia che sembrava essere cessata, ora scende copiosa e corriamo a coprire le moto con dei teli impermeabili. Siamo proprio vicini al mare ed è meglio evitare che la salsedine trasportata dal vento rovini i nostri impianti elettrici. Io di solito non copro la moto ma seguo i consigli di Ennio, perché so che ha molta esperienza ed in seguito avrò modo di capire che raramente si sbaglia!
Prima di andare a dormire però andiamo a cercare un Internet- Point dove potremmo collegarci con sua moglie Anne, che svolgerà la funzione di tramite tra noi e gli amici rimasti in Italia. Infatti oltre ad informarla sul nostro stato di salute Lei avrà l’incombenza di mantenere i contatti con i soci del  forum dell’Africa Twin Club Triveneto, per informarli sullo svolgimento del nostro viaggio. E soprattutto per scatenare (ma questo ce lo teniamo per noi..) le invidie di chi non ha potuto partire con noi e vorrebbe essere al nostro fianco! Dopo aver assolto ai nostri umani obblighi, torniamo in albergo per il meritato riposo.
Il giorno dopo però il tempo non è migliorato e, per giunta,  Ennio ha dormito malissimo a causa di un problema causato involontariamente da me: ho russato come un trattore tutta la notte! Io vivo solo e non mi sono mai reso conto di quanto potessi dar fastidio ad un eventuale compagno di stanza. Decidiamo perciò di partire l’indomani, sempre che smetta di piovere.        Per prima cosa usciamo per fare colazione e, prima di avviarci, controllo la ruota della mia moto. Fortunatamente è ancora perfettamente gonfia e questo mi mette già di buon umore.
Non c’è nessuna riparazione da fare e non dovrò smontare niente!
Troviamo un locale dove ci preparano pane tostato, burro, marmellata e miele in abbondanza e lavoriamo di ganasce per recuperare le forze. Poco dopo mentre Ennio passeggiava sulla spiaggia, mi sono recato in una farmacia per cercare un rimedio ai miei … rumori notturni. La giornata scorre tranquilla ma, nel pomeriggio, un altro episodio mi lascia un po’ perplesso: dopo pranzo  ci siamo sdraiati a letto per riposare e io, senza accorgermene, mi sono addormentato. Naturalmente non avevo messo sul naso le mollette che mi avrebbero impedito di russare e così … alé …  il povero Ennio non ha chiuso occhio nemmeno due minuti! Al mio risveglio lo ho trovato ancora più stanco e arrabbiato e quasi deciso a rinunciare a proseguire il viaggio. Non mi aspettavo una simile reazione e sono rimasto spiazzato!     Ero fermamente deciso a continuare il viaggio e non avevo intenzione di rinunciarvi. Ho cercato di trovare una soluzione a questo problema e ho capito che la cosa più logica sarebbe stata quella di dormire in camere separate. Questo avrebbe comportato una spesa di molto superiore al preventivato, e probabilmente avrebbe anche potuto accorciare la durata del raid, ma non vedevo altra possibilità. Anche Ennio si è trovato d’accordo e così ho preso subito un’altra camera  per dar modo all’amico di dormire almeno qualche ora. Quando ci siamo trovati la sera per la cena lo ho trovato di buon umore ed ho capito di aver fatto la scelta giusta. Cominciavo a capire l’Uomo che mi avrebbe fatto da maestro nei giorni a seguire e con cui avrei diviso molte esperienze straordinarie. Non sarebbe stato un percorso facile ma ero deciso ad andare fino in fondo! La strada era sicuramente in salita perché non è mai facile viaggiare in compagnia per chi, come Ennio, è abituato a viaggiare da solo. Ma gli promisi che avrei fatto l’impossibile per non metterlo in difficoltà,  e già quella mia prima decisione sembrava un buon inizio.
Per la cena troviamo un ristorantino sul lungo mare dove ci viene servita una spaghettata veramente buona! Con lo stomaco bello pieno andiamo a fare una passeggiata e poi ci buttiamo a letto. Dormire da soli ci permetterà di riposare e affrontare la giornata successiva con il giusto umore. O almeno questo è quello che pensavo io, perché in realtà la notte non è trascorsa in modo del tutto tranquillo. Infatti una compagnia di persone che sono rientrate tardi, e chiaramente ubriache, hanno fatto una confusione intollerabile:  urla e schiamazzi accompagnati da risate fortissime ci hanno quasi impedito di dormire.
 Nonostante Ennio sia andato a lamentarsi con il direttore dell’albergo, questi signori hanno proseguito nei loro concerti fino quasi al mattino! Per fortuna il giorno seguente c’è un po’ di sole e partiamo verso il sud della Spagna. Entriamo in autostrada e subito Ennio impone un ritmo alquanto allegro: non c’è assolutamente traffico e voliamo bassi come due falchi sul nastro nero del perfetto asfalto Spagnolo! Le corsie sono tutte per noi e io seguo il Comandante senza mai distaccarmi dalla sua scia. Percorriamo in tandem le curve ad ampio raggio che ci permettono di mantenere una elevata velocità, pur con un ottimo margine di sicurezza e il mio compagno fila che è un gusto vederlo. È veramente la prima volta che lo vedo correre e resto ammirato dalla sua bravura e dalla precisione della sua guida, nonostante la non più verde età! Finalmente si viaggia! Nonostante siano cariche come bestie da soma, le Regine non si scompongono mai, dimostrando la loro innegabile classe di grandi viaggiatrici!  Teniamo una bella media di centoquaranta orari e la gioia della guida ci  fa quasi dimenticare che non abbiamo mangiato nulla da stamattina.  Ci siamo messi in movimento senza fare colazione e io sono certo che percorreremo almeno un centinaio di chilometri prima di fare una sosta. Questa certezza mi è venuta così, spontaneamente, quindi vuol dire che comincio a conoscere il mio compagno di viaggio e le sue esigenze. Questo è molto positivo e mi tornerà molto utile più avanti.  E infatti dopo cento chilometri esatti Ennio mette la freccia e si ferma in un autogrill! Sono felice delle mie intuizioni ma lo spettacolo a cui assisterò tra pochi minuti mi lascerà quasi senza fiato. Una volta fermi scendiamo dalle moto e quando Ennio si toglie il casco resto sbalordito! Non solo ha guidato come un ragazzo spingendo la sua Regina al limite di velocità imposto dal codice stradale ( e qualche volta anche “oltre”), ma tutto il suo viso ha subito una trasformazione: sembra non avere più nemmeno una ruga e dimostra almeno vent’anni di meno!!
Sprizza gioia da tutti i pori ed io non trovo le parole per commentare questa trasfigurazione. Sembra che l’amore che prova per la sua moto sia una medicina portentosa: un vero e proprio elisir di lunga vita! E questo  sarà solo il primo dei tanti episodi a cui assisterò nel lungo tragitto che ci aspetta.
Facciamo una superba colazione e poi ci lanciamo di nuovo verso la nostra prima grande destinazione: lo stretto di Gibilterra.
Quando ci fermiamo davanti a quella grande roccia dal passato storico, riesco a malapena a trattenere la mia emozione.         Sono un appassionato di Storia e so quanta importanza strategica ha avuto quest’isola nell’ultima guerra mondiale. Ora mi trovo proprio qui e non riesco a non pensare a quante giovani vite sono state sacrificate per una cosa tanto inutile come la guerra!            Ma abbiamo poco tempo e la voce di Ennio mi richiama alla realtà:”Vecchio.. hai dimenticato che abbiamo un traghetto da prendere? Sveglia!”. Saltiamo in sella e copriamo in pochi minuti l’ultimo breve tragitto che ci separa dal porto di imbarco di Algeciras. Mentre io resto di guardia alle moto, Ennio si fa carico di procurare i biglietti d’imbarco e, poco più di mezz’ora dopo, siamo già intenti a controllare che il marinaio addetto al carico fissi con cura le nostre moto. Sarebbe spiacevole che si ribaltassero, perché sembra che il tempo stia peggiorando e ci dicono che soffia un forte vento fuori dal porto. Ma non c’è alcun problema e il lavoro viene eseguito bene. La breve attraversata di quarantacinque minuti sembra non avere mai termine e io sono emozionato come un bambino. Anche se sono venuto in Marocco diverse volte, questa è la prima volta che ci vengo con la mia Regina e non vedo l’ora di sbarcare. Anche il tempo sembra essere mio complice, perché del vento che avrebbe dovuto esserci … non c’è traccia. Finalmente arriviamo nel nuovo porto di  Tangeri e quando sbarchiamo, dopo aver dato la giusta mancia all’uomo delle corde, il mio cuore batte più forte! Sbrighiamo abbastanza velocemente le pratiche di ingresso nel Paese  e proprio quando stiamo per uscire dalla zona doganale, inizia a piovere. Sacramentare serve a poco, quindi ci infiliamo le tute impermeabili e iniziamo il nostro cammino verso sud.
La nostra meta è la città di Larache che è sede di un’importante porto fluviale sul fiume Loukos. Era già nota ai tempi dei Romani e nel corso della Storia fu più volte contesa agli Arabi dagli Spagnoli, dai Francesi e dai Portoghesi. Dal 1956 è definitivamente tornata a far parte del Marocco.
Oltre alla pioggia ora si fa sentire anche il vento che trasporta dall’oceano una specie di nebbia salina molto corrosiva. Ci accorgeremo nei giorni seguenti quanto sia deleteria per l’impianto elettrico delle moto! In pochi minuti ci ricopre di uno strato umido e appiccicoso che imbratta le visiere dei caschi riducendo la visibilità. Ora tutto diventa più difficile perché l’asfalto in riva all’oceano è scivoloso e bisogna essere molto prudenti. Un incidente anche piccolo qui può trasformarsi in un’odissea ed è meglio evitare. La strada che porta verso Larache migliora tuttavia  rapidamente e, appena fuori dal porto, è in condizioni tutto sommato discrete. Dopo pochi chilometri ci troviamo addirittura in autostrada; il fondo è buono e possiamo aumentare il ritmo. Purtroppo i caselli di pedaggio sono numerosi e molto ravvicinati tra loro; questo comporta una notevole perdita di tempo e il buio cala rapido su di noi. Proprio ad uno di questi caselli abbiamo il primo problema: ad Ennio serve della moneta e la signorina non ha da cambiare. Prontamente cerco di scendere dalla moto per portargliela ma sono troppo vicino al guard-rail e inciampo con lo stivale. Improvvisamente tutto il peso della moto e dei bagagli si fa sentire e mi accorgo che sto per cadere!    Riesco non so come ad appoggiare un ginocchio sul cemento della barriera, ma da lì non mi posso più muovere. Per quanti sforzi faccia la moto continua a scivolare verso terra schiacciandomi la gamba e inutilmente cerco di sollevarla. Sono bloccato e so che se dovessi continuare nei miei tentativi avrei seri problemi alla schiena!! Inoltre i quasi trecento chili della moto e dei bagagli mi stanno quasi per spezzare la gamba sinistra. Devo resistere!
Per fortuna vengono in mio aiuto Ennio con un paio di poliziotti e finalmente riusciamo a raddrizzare la Regina. Fortunatamente  né io né la moto abbiamo subito danni e, una volta pagato il biglietto e ringraziato gli agenti, possiamo ripartire. Ho avuto il mio primo problema e da questo ho già imparato un’altra cosa: non bisogna MAI abbassare la guardia né dare qualcosa per scontato! Nel momento che ti rilassi perdi la concentrazione … e potresti avere problemi. Arriviamo a Larache accolti da una pioggia sostenuta e Ennio mi fa fermare prima di entrare in città. Mi da alcune rapide istruzioni sugli usi locali e mi raccomanda la massima prudenza. Dopo pochi minuti capisco il perché: le strade sono congestionate da un traffico caotico e l’anarchia regna sovrana. Ognuno dei paesani deve essere proprietario della strada che sta percorrendo in quel momento poiché, di buon diritto … fa come gli pare!! Cerchiamo di arrivare sani all’albergo e, anche se non è facile, dopo un’interminabile “battaglia stradale” finalmente sbarchiamo davanti all’ingresso di uno stabile scuro e dall’aspetto poco rassicurante. Ma come spesso succede l’apparenza inganna, perché l’interno è pulito e accogliente. Siamo stanchi, bagnati e accaldati perché, nonostante la pioggia fa molto caldo, ma siamo anche felici  perché siamo in Marocco!! Dopo che Ennio ha contrattato il prezzo di un paio di stanze portiamo le moto in un parcheggio poco distante. Torniamo in albergo  e ci facciamo finalmente una bella doccia calda. Dimenticata la stanchezza usciamo a fare due passi per muovere un po’ le gambe provate da tante ore di immobilità quasi totale. Passare molto tempo in sella non è il massimo per la circolazione del sangue; e specialmente per Ennio che deve prendere dei medicinali per il cuore! A questo proposito mi racconta che il suo cardiologo, da cui si era recato per una visita di controllo prima di partire, era abbastanza contrario a dargli il permesso per intraprendere un viaggio così lungo. Cercando di fargli cambiare idea se ne uscì con la frase che poi, nei giorni seguenti, diventerà un po’ il nostro slogan: “Ma ... un po’ d’Europa no eh?”. Ovviamente il consiglio del medico non venne nemmeno preso in considerazione dal Vecchio Baroudeur!
Camminiamo per una buona mezzoretta sotto la pioggia e poi cerchiamo un ristorante dove poter soddisfare il nostro appetito. Infatti dalla colazione di stamattina, fatta in Spagna, non abbiamo mangiato quasi nulla e la fame comincia a farsi sentire!
Purtroppo non troviamo locali disposti a prepararci una cena e quindi torniamo verso l’albergo dove, per fortuna ci preparano un gustoso piatto di riso con pesce fresco molto buono. La serata scorre piacevolmente e ancora una volta io resto affascinato dai racconti di Ennio. Ovviamente  dopo averlo ascoltato in religioso silenzio per diverso tempo, vengo prontamente accusato dal “Vecchio Tiranno” di affaticarlo troppo perché non lo faccio smettere! Naturalmente so che sta scherzando e la serata finisce in allegria con sonore risate! Gli altri clienti si saranno chiesti cosa mai avessero quei due personaggi strampalati da ridere fino alle lacrime! Usciamo dal locale sempre ridendo e ce ne andiamo a dormire. Ora sono solo nella mia stanza e fatico un po’ ad addormentarmi; sono emozionato e felice per questo viaggio e per questa mia prima notte Africana. La notte però vola e al mattino successivo, quando scendo, trovo il proprietario dell’albergo che dorme su una brandina dietro al banco della reception.
Si sveglia di soprassalto scusandosi per … non so cosa.
Dal momento che mi ha parlato in arabo e non ho capito un tubo di quello che vuole, gli dico comunque di non preoccuparsi ed esco a fare un giretto. Per ora non piove ma il tempo non è bello e il cielo è coperto. Poco dopo Ennio mi raggiunge e insieme andiamo al parcheggio a prendere le nostre Regine. Cominciamo bene la giornata litigando con il parcheggiatore che ci chiede esattamente il doppio della cifra pattuita la sera prima! Dopo una interminabile discussione, dai risvolti anche comici e una trattativa spettacolare, paghiamo il dovuto e ce ne andiamo ridendo. Quando entriamo nella hall dell’albergo troviamo quattro donne addette alle pulizie che stanno trafficando con le nostre valigie. Subito chiediamo spiegazioni ma è tutto a posto; siccome devono passare l’aspirapolvere le stavano solamente spostando. Evitiamo di indagare ulteriormente anche se non siamo molto convinti. Ma il bello deve ancora venire!
Mentre iniziamo a caricare le moto queste quattro “donzelle” attaccano a fare un baccano incredibile gridando fra di loro a tutto spiano. Non ce l’hanno con noi ma ad un certo punto il Comandante De Angelis non ne può più e, con dolci parole, le convince a tacere! Mi stavo chiedendo infatti quanto avrebbe resistito Ennio prima di strapazzarle per bene e non riesco a trattenere una bella risata, naturalmente senza farmi vedere!
Finalmente torna un po’ di pace e proseguiamo tranquilli nel nostro lavoro. Siamo quasi pronti a partire ma, nel momento stesso che saliamo in sella, una delle megere rovescia sul marciapiede un secchio pieno di acqua e detersivo proprio sui piedi di Ennio! Naturalmente il mio amico accetta di buon grado il regalo ringraziandola a modo suo! Non ho capito molto bene il senso di ciò che gli ha detto, ma devono essere state frasi di grande effetto! Infatti la strega sparisce di volata dentro la portineria  e non c’è verso di farle rimettere il naso fuori dall’albergo. Dopo questa piccola disavventura ci mettiamo in marcia verso El-Jadida dove contiamo di arrivare nel pomeriggio, salvo imprevisti. E infatti abbiamo percorso appena una cinquantina di chilometri di autostrada quando il traffico viene improvvisamente rallentato! Diverse vetture della Polizia sfrecciano a tutta velocità facendoci segno di spostarci. Non riusciamo a capire il motivo di queste azioni, ma non possiamo far altro che eseguire gli ordini e accodarci a tutti gli altri. Andiamo avanti così per circa un’ora quando vengo affiancato da un enorme fuoristrada nero. All’interno due personaggi poco rassicuranti mi intimano di accostare: nel momento stesso che rallento questi tirano via a tutta velocità! Poco dopo arrivano dei poliziotti in moto che ci fanno rallentare ancora di più costringendo tutti a viaggiare sul bordo della strada.
Finalmente il mistero di tutte queste manovre viene svelato: arriva un grande monovolume bianco circondato da numerose auto blindate della Polizia: all’interno della grossa vettura si trovano  nientemeno che il Re del Marocco in persona e una delegazione Europea. Sembra che si stiano recando a Rabat per affari di stato. Da quello che sapremo poi sembra che il Re sia molto benvoluto dal popolo per le sue idee progressiste e il suo impegno per il miglioramento del Marocco. In effetti il tenore medio di vita del Paese pare si sia innalzato in modo abbastanza importante e un certo benessere si va diffondendo fra la popolazione .
Lentamente il traffico riprende a scorrere, ma ci vorrà ancora un’ora buona prima che la viabilità torni normale. Anche il cielo si mantiene coperto ma per ora non piove.
Verso sera arriviamo alla bella città di El-Jadida,importante porto peschereccio affacciato sull’oceano. Anche El-Jadida venne conquistata dai Portoghesi nel 1502 e restò sotto il loro dominio fino al 1769. Questa bella città è stata dichiarata dall’Unesco patrimonio dell’Umanità  fin dal 2004, per l’ottimo esempio di interscambio culturale tra Europa e Marocco.
Inoltre è gemellata fin dal 1964 con la città Italiana di Arenzano.
Purtroppo ora piove forte e ci dirigiamo velocemente verso un campeggio dove passeremo la notte. Ci vengono assegnati due bungalow in cemento piuttosto spartani ma abbastanza puliti e dotati di acqua calda. Prima di fare una bella doccia però copriamo le moto con dei teli impermeabili per evitare guai all’impianto elettrico, già provato dalla nebbia salina in cui abbiamo viaggiato ieri! Infatti ho notato che i vari interruttori si sono notevolmente induriti e perciò ho provveduto ad una bella lubrificazione con un apposito prodotto. Dopo aver curato la Regina è arrivato finalmente il momento di darsi una bella lavata.           Ma quando entro in doccia trovo una sorpresa poco gradita: un grosso scarafaggio se ne stà beatamente sdraiato sul piatto di ceramica, come se fosse lui il padrone di casa. Bene!!
Non sarebbe la prima volta che divido questo momento di relax con altre persone, (e a volte, piacevolmente, anche di sesso femminile) ma con un compagno di questo genere preferisco evitare. Non è il mio tipo! Tolgo il filtro dalla piletta di scarico, apro l’acqua e tanti saluti all’indesiderato ospite che finisce dritto dritto …  chissà dove!! Nonostante siano appena le 18.30 c’è già buio e non abbiamo molta voglia di uscire a camminare sotto la pioggia. Facciamo passare un po’ di tempo cercando di telefonare a casa e poi andiamo a mangiare. Il campeggio è dotato anche di una specie di ristorante che, seppur non sia proprio un esempio di pulizia, ci cucinerà dell’ottima carne allo spiedo! Inoltre ci viene anche servita un’ottima birra locale. Penso sia un po’ strano che un paese Mussulmano produca bevande alcoliche ma, trovando la birra molto buona, me la gusto e non mi curo d’altro! Inoltre tutta la cena, bere compreso, ci è costata circa 5€ perciò siamo più che soddisfatti!
Finita la cena torniamo verso le nostre baracche accompagnati da una fitta pioggerella; sembra quasi che questo tempaccio non voglia abbandonarci. Dopo aver salutato Ennio imbocco il vialetto che porta all’ingresso del mio bungalow e, proprio sulla soglia, trovo un grosso rospo di uno strano colore arancione!
È un bell’esemplare che non ho mai visto e voglio fotografarlo. Lentamente lo scavalco, apro la porta, entro e cerco la macchina fotografica … che naturalmente è andata a nascondersi chissà dove! Quando finalmente la trovo ed esco … il rospo non c’è più!
Me lo immaginavo che finiva così. Avrei potuto perfino scommetterci. Però mi sarebbe piaciuto sapere cosa mai potrebbe aver pensato qualche passante, vedendo uno strano personaggio semi-accovacciato nell’erba bagnata, con una lampada da minatore sulla testa e una macchina fotografica in mano! Difficile spiegare che volevo fotografare un rospo … e di colore arancione per giunta! Meglio andare a letto và.
Il mattino  ci accoglie con un timido sole e rapidamente ci prepariamo alla nuova partenza. Dopo una bella e ricca colazione in un bar del centro imbocchiamo la “Route Cotière”e filiamo veloci verso sud. L’oceano alla nostra destra appare in tutta la sua grandezza e la strada si snoda davanti a noi con ampie curve sinuose alternate a lunghissimi rettilinei.
Teniamo una buona media per circa un’ora poi il tempo inizia a cambiare, si alza il vento e l’acqua salata dell’oceano, finemente polverizzata copre ogni cosa! Di nuovo veniamo come inghiottiti dalla temibile nebbia salina e ben presto sentiamo anche sulle labbra il gusto dell’oceano. Dobbiamo fermarci e indossare le tute antipioggia perché inizia di nuovo a piovere. Viaggiamo per circa un’ora e poi attraversiamo Safi, che è il secondo porto del Marocco. Anche qui dominarono i Portoghesi dal1488 al 1541 e la loro presenza è tuttora testimoniata dalle possenti mura erette a difesa della cittadella. È una città famosa anche per l’artigianato di utensili in terracotta e vasi di diverse dimensioni. Inoltre sono presenti diversi giacimenti di fosfati e industrie per la loro lavorazione.
Se il centro è ben curato e pulito non si può dire lo stesso della periferia  visto il gran numero di capannoni presenti, alcuni dei quali in condizioni pietose! C’è un odore quasi insopportabile di prodotti chimici e ben presto gli occhi cominciano a lacrimare!
Spesso si vedono delle persone sdraiate in mezzo al sudiciume, che si trova ovunque, ed è uno spettacolo poco piacevole che mette un po’ di tristezza e ci fa sentire a disagio.
Dopo un tempo infinito usciamo finalmente da quel postaccio e, visto che è tornato il sole, ci fermiamo un momento per spogliarci degli .. scafandri. Sto mangiando un pezzo di cioccolata quando Ennio mi si avvicina stravolto e mi dice “Vecchio … siamo nella merda! Ho perso il portafoglio!!!”Rimango quasi inebetito ma subito cerco di calmarlo e cominciamo a disfare i bagagli in una affannosa e peraltro inutile ricerca.
Siamo quasi alla disperazione perché, oltre ai soldi e a tutti i suoi documenti, anche il preziosissimo passaporto non si trova e senza quello avremo una montagna di guai!!
Mi preoccupa inoltre che una simile emozione possa procurare dei fastidi anche al cuore di Ennio, perché lo vedo impallidire sempre di più.
Lo faccio quindi sdraiare sul materassino e continuo la ricerca passando e ripassando i bagagli. Mi impongo di restare calmo e mentalmente rifaccio un checklist(come mi aveva insegnato Ennio) di tutte le varie operazioni, soste comprese, fatte durante la mattinata. All’improvviso ho come un flash: ricordo di averlo visto mentre infilava il portafogli nella tasca della tuta antipioggia! Glielo dico e andiamo a controllare, per l’ennesima volta, la tuta che si trova bella piegata nella sua borsa.
Ennio cala la mano senza entusiasmo nella saccoccia poi cambia colore. Da pallido diventa rosso e mi dice, quasi urlando: “Eccolo qua! C’è! Lo abbiamo trovato!” per un’eternità restiamo quasi muti e poi esplode la gioia! Ci abbracciamo ridendo e la tensione se ne và … insieme ad un inutile assegno che Ennio, strappandolo in mille pezzi e gettandolo per aria, ha trasformato in tanti coriandoli! Dopo esserci calmati ripartiamo, e questa volta con il portafogli ben imprigionato in una più che sicura tasca, ben chiusa da una robusta cerniera, adatta per evitare altre … fughe di capitali! La strada si discosta un po’ dall’oceano e, viaggiando nell’entroterra, possiamo vedere dei contadini al lavoro nei campi. Hanno metodi e mezzi molto arcaici e sembra che il tempo si sia fermato a centinaia di anni fa! Mi domando  cosa potrà mai produrre una terra, costantemente bagnata dalle nuvole oceaniche, e lavorata con un asinello tutto pelle e ossa che a malapena riesce ad arare in modo solo superficiale?  
Poco più di una centinaio di chilometri ci separano dalla nostra meta di oggi, la bella e interessante città di Essaouira. Fondata addirittura dai Cartaginesi in breve tempo divenne un importante scalo commerciale verso il golfo di Guinea. Nel 42 DC viene sottomessa a Roma e in seguito conquistata dagli Arabi nel VII secolo . In seguito conobbe un periodo fiorente grazie ai marinai Portoghesi che vi si stabilirono. Nel 1764 la città venne dotata di una potente cinta muraria fortificata, voluta dal sultano Muhammad ben Abd Allah, per trasformarla in base navale fortificata. Essaouira godette di una notevole prosperità fino a quando, nel 1912 divenne  protettorato Francese.
 Dalla metà degli anni sessanta venne riscoperta da diversi gruppi hippy. La presenza di famosi musicisti come Jimi Hendrix, Bob Marley, Sting e Frank Zappa diede nuovo slancio al turismo di appassionati della musica. Anche il famoso regista Orson Welles la scelse nel 1952 per girare una buona parte delle scene del film Otello.
La sua Medina fa parte dei patrimoni mondiali dell’umanità dell’Unesco fin dal 2001.  
Vi arriviamo nel pomeriggio e subito Ennio mi porta a vedere il porto peschereccio, non molto grande ma dotato di un fascino particolare . Sopra di noi volteggiano centinaia di gabbiani che fanno un chiasso tremendo coprendo quasi completamente qualsiasi rumore. Sulla sinistra c’è un vero e proprio cantiere a cielo aperto dove vengono costruite, interamente a mano, le grosse barche da pesca d’altura. Centinaia di persone stanno lavorando il legname usando gli stessi sistemi, e probabilmente gli stessi attrezzi, dei loro antenati! È tutto un battere, sgrossare, segare, inchiodare; sembra un formicaio umano, dove ognuno sa esattamente quello che deve fare e come muoversi. Tuttavia non si sente nessun rumore di questo lavorio continuo perché ogni battito di martello, ogni colpo di sega o altro, è totalmente coperto dallo stridio dei gabbiani.
Alla nostra destra si erge un’imponente muro di cinta con, sugli spalti, dei vecchi cannoni Spagnoli ancora visibili.
Di fronte a noi si apre maestoso l’immenso oceano Atlantico!
Prima che vengano i poliziotti a mandarci via, poiché non si può entrare nel porto con le moto, ce ne andiamo in cerca di un albergo. Fortunatamente Ennio si ricorda la strada e, dopo pochi minuti stiamo già portando i bagagli in camera. Più tardi usciamo per la cena e, lungo il tragitto che ci riporta verso il porto, Ennio mi racconta un po’ di storia della città. Quando arriviamo in centro resto affascinato dalla bellezza del nucleo storico: qui sembra che il tempo si sia fermato a molti secoli fa! Ci buttiamo a capofitto nelle vie e troviamo una quantità incredibile di negozi dove si trova qualsiasi tipo di mercanzia. Comperiamo qualcosa e poi cerchiamo un ristorante dove sfamarci.
Ci inoltriamo in una serie di vicoli e finalmente entriamo in un locale .. più che tipico. All’interno non c’è nessuno e sembra abbandonato a sé stesso. L’arredamento è decisamente spartano ma tutto sommato accettabile. Arriva una corpulenta  signora e alle nostre richieste ci fa accomodare e poi … sparisce! Dopo un quarto d’ora di inutile attesa Ennio mi guarda e mi chiede:” Pronti?Via!”. Scoppio a ridere e ci alziamo per scappar fuori .
 Non facciamo però in tempo ad allontanarci che la megera ricompare caricandoci di parole incomprensibili!
Ma oramai abbiamo preso velocità e ce ne andiamo mandandola a quel paese. Percorsi altri vicoli troviamo un altro ristorante che sembra migliore del primo ed entriamo; è pulito e molto tranquillo e decidiamo di fermarci. Siamo seduti da pochi minuti quando irrompe nel locale un gruppo di turisti sbraitanti e subito la pace se ne và! Ma quello che mi sorprende di più è la reazione di Ennio! Con tono deciso mi dice:” Vecchio … andiamo via! Ci sono i bianchi.”. Inutile dire che scoppio in una fragorosa risata! Mentre i turisti continuano a far confusione, usciamo ridendo dal locale e penso: quest’uomo si sente talmente Africano da definire gli Europei …“bianchi”.
Ci racconteremo più volte questo spassoso episodio, durante il proseguimento del nostro viaggio! Percorriamo altri vicoli e poi incontriamo un ragazzino dall’aria sveglia. Ennio gli chiede, parlando in Francese, dove sia possibile trovare un buon posto dove mangiare. Senza esitazioni il ragazzo si gira e ci indica una porta;  al di là di essa sale una stretta scala che porta … chissà dove? Siamo un po’ indecisi ma il giovane ci conferma che è un ottimo ristorante, così proviamo a salire. Arriviamo al primo piano e subito un gentilissimo cameriere ci accoglie con un sorriso aperto. Spiegatogli che abbiamo fame ci chiede se vogliamo mangiare alla Marocchina oppure all’Europea.      ”Bè” diciamo noi “siamo in Marocco, vogliamo mangiare cibo di qui!”Questo ci guarda stupito e poi fa un largo sorriso.
Passa una frazione di secondo prima di capire che lui non intendeva la qualità del cibo, ma il modo di stare a tavola!
E cioè seduti proprio all’Europea a tavola, oppure alla Marocchina sdraiati sui cuscini. Siamo un po’ stanchi e non in vena di equilibrismi perciò scegliamo la prima opzione. Capite le nostre esigenze, ci accompagna al piano superiore, dove prendiamo posto in una bellissima sala da pranzo. Il locale è pulitissimo e tranquillo, arredato in modo semplice ma con stile e buon gusto. È un ambiente riposante e dalle finestre, che pur danno sulla strada, non si sente quasi nessun rumore.
Finalmente ci rilassiamo e ordiniamo la cena. Scegliamo una zuppa Marocchina a base di pesce, un piatto tipico della zona di mare dove ci troviamo. Ci verrà servita molto calda e la troviamo eccezionale! Mentre finiamo la zuppa arriva un gruppo di turisti, probabilmente Francesi e, guardando la faccia di Ennio, mi viene da ridere. Già immaginavo la scena di prima: “Vecchio andiamo via … ci sono i bianchi!”. Per fortuna si accomodano in fondo alla sala e non ci disturbano. Per secondo ordiniamo del pesce e  anche questo si rivelerà buonissimo. È un vero peccato che non si possa avere del vino ma qui in Marocco, come in tutti i Paesi Arabi, è proibito. A fine pasto prendiamo un ottimo tè alla menta che ha anche funzioni digestive. Dopo aver scambiato quattro parole con il simpatico cameriere, e aver pagato il conto, usciamo per comprare qualcosa negli innumerevoli negozi che sono ancora aperti. Poi andiamo a telefonare e conosciamo due ragazze Italiane che si trovano qui in vacanza. È sempre bello trovare dei compatrioti all’estero e restiamo a parlare un po’ con loro. Quindi ci dirigiamo verso l’albergo perché ormai si è fatto tardi e noi sentiamo il bisogno di riposare. Si è alzato un vento freddo  che ci accompagnerà lungo tutta la strada e quando arriviamo all’albergo siamo quasi intirizziti. Sarà un piacere infilarsi sotto le coperte! Domani ci aspetta un’altra bella tappa di circa 300 km e prima di arrivare a Sidi Ifni attraverseremo Agadir. La notte è volata via velocemente e in un attimo siamo pronti alla partenza. Caricate le moto ci dirigiamo verso il porto per fare colazione. Devo anche cambiare un po’ di soldi e per fortuna la banca è già aperta. Sono il primo cliente e vedendomi arrivare di corsa la ragazza dietro al banco, molto carina, prima resta un attimo sorpresa e poi mi serve molto rapidamente.
 Si era un po’ spaventata perché non avevo tolto il casco, ma in questi giorni mi sono abituato ad averlo sempre sulla testa e non ci avevo fatto caso. Meno male che il guardiano che sta fuori dalla porta, un tipaccio grosso e dall’aspetto cattivo, non ha fatto una piega! Raggiungo Ennio e gli racconto il fatto ridendo ma lui mi consiglia di non rifarlo, perché qui fan presto a sparare!
Dopo aver mangiato dell’ottimo pane con burro, marmellata e lo specialissimo miele che in Marocco è ottimo, lasciamo Essaouira e ci dirigiamo verso Agadir che dista circa 200 km. La strada si snoda adesso in una zona montagnosa e molto bella, il fondo stradale è ottimo e Ennio comincia ad aumentare l’andatura. Dopo pochi chilometri trova “l’assetto” giusto e vola con la Regina! Io gli tengo dietro e insieme ci divertiamo come dei ragazzini. Che bello viaggiare così! Andiamo avanti così per circa un’oretta poi facciamo una breve sosta in una piazzola da cui si gode una magnifica vista. Siamo molto alti sull’oceano e il panorama davanti a noi è meraviglioso! A perdita d’occhio possiamo ammirare l’immensità di questa massa d’acqua che sembra cosa viva e penso, quasi rapito, al coraggio che devono aver avuto gli uomini che hanno osato sfidarlo. Subito arrivano tre ragazzini e insieme facciamo delle belle foto. Sono molto incuriositi dalle moto e ci fanno un sacco di domande. Parlano un francese molto corretto ed Ennio non ha difficoltà a dialogare con loro; io non capisco quasi nulla di ciò che si dicono e mi limito ad ascoltare. Riprendiamo la marcia e grazie alla ripida discesa scendiamo velocemente al livello dell’oceano. Continuiamo ancora per una buona mezzora e poi ci fermiamo a mangiare in un paese piuttosto caotico. Ma Ennio conosce bene la zona e finalmente ci sediamo in un locale dove stanno pranzando diversi operai. Per la prima volta da quando vengo in Marocco, riuscirò a mangiare la famosa “Tajine”, il tipico piatto della cucina Marocchina e nordafricana in genere. È una vivanda a base di carne in umido e verdure e può essere preparata con carne di agnello, pollo oppure con pesce. Si aggiungono prugne,mandorle, mele cotogne, limone, olive o pomodori a seconda delle varie ricette. Non mancano mai le spezie come zenzero, cannella, curcuma, zafferano, pepe o addirittura aglio! Esiste anche una versione senza carne per i vegetariani. Viene cotta per un tempo lunghissimo in piatti di terracotta divisi in due parti e dalla forma particolare. La parte bassa è tonda e con i bordi rialzati mentre la parte superiore, che è conica, funge da coperchio. Solitamente la cottura avviene su un letto di carboni ardenti (ed è la migliore!) oppure sui moderni fornelli a gas, ma sempre con fuoco molto basso. Ne ordiniamo due alla carne e quando arriva in tavola scopro un piatto che è una meraviglia!! A parte il fatto che sembra piombo fuso, tanto scotta, ma è veramente buonissimo!  Dopo aver letteralmente divorato queste specialità, e aver speso circa 5 Euro a testa,  possiamo ripartire per la prossima meta.
Ancora una quindicina di chilometri e arriveremo alla bella città di Agadir, conosciuta anche con il nome di “Perla del Sud del Marocco”. Il suo nome in lingua Berbera significa : granaio fortificato e probabilmente lo deve alle antiche coltivazioni di cereali. Anche questa città fu fondata dai Portoghesi nel 1505, in posizione strategica,  su di una collina che dominava l’oceano. Passò al Marocco nel 1541 e nel 1912 divenne protettorato francese a seguito dell’incidente diplomatico fra Germania e Francia. Incidente dovuto all’invio, da parte tedesca, di una nave da guerra ad Agadir con lo scopo di occupare la città.
Nel febbraio del 1960 un fortissimo terremoto la rase al suolo quasi completamente causando la morte di ben 15.000 persone!
Venne ricostruita sulla riva dell’oceano e fu dotata di un moderno porto da dove venivano imbarcati i preziosi minerali (manganese, zinco e cobalto) che venivano estratti nelle ricche miniere circostanti la zona. Agadir è anche servita dall’aeroporto Al Massira, punto di approdo per il turismo internazionale.
La attraversiamo abbastanza velocemente, malgrado il traffico caotico, tipico delle grandi città. Si poteva evitare il centro, in quanto esiste una tangenziale, ma Ennio mi vuol far vedere la residenza del Re. Quando vi arriviamo resto sorpreso dalle dimensioni della villa. Non è un castello vero e proprio ma una bella villa dalle dimensioni esagerate! È circondata da immensi giardini curatissimi e sorvegliata da una moltitudine di guardie armate. Non ci è permesso fermarci per fare fotografie e quindi tiriamo di lungo verso la prossima città. Usciamo rapidamente da Agadir e il traffico sparisce come d’incanto. Lascio andare avanti un po’ Ennio e mi godo la guida in scioltezza. Sento il bisogno di restare da solo; sono un po’ triste perché oggi sarebbe stato il compleanno di mia moglie. Purtroppo non è più con noi da diversi anni, ma il ricordo non può sbiadire dal cuore!
Raggiungo il mio socio e velocemente attraversiamo la città di Tiznit, poi pieghiamo a destra verso l’oceano, ma siamo costretti a fermarci per indossare le tute antipioggia. Ricomincia infatti a piovigginare ed è meglio non farci trovare impreparati. Per fortuna quando arriviamo sulla sponda dell’oceano non piove più. In compenso si alza il vento e con lui la terribile nebbia salina! Andiamo avanti ancora e verso sera giungiamo a Sidi Ifni, una bella città di 20.000 abitanti. Venne fondata dagli Spagnoli nel 1476 e rimase sotto il suo dominio fino al 1524, anno in cui il Marocco la invase. Nel 1860 con la fine della guerra Ispano-Marocchina, e grazie al Trattato di Tangeri, tornò ad essere Spagnola. Circa ventiquattro anni dopo la Spagna acquistò anche il territorio del Sahara occidentale. Nel 1957 il Marocco invase di nuovo la città e infine, nel 1969 la Spagna cedette definitivamente la regione al Marocco.
Ora dobbiamo trovare un posto per dormire ed Ennio mi porta a colpo sicuro verso un albergo che si trova fuori città.
È affacciato sull’oceano e vi arriviamo proprio nel momento in cui il sole tramonta. Lo spettacolo è straordinario e ne restiamo incantati! Ma a farci passare l’entusiasmo pensa l’albergator-pirata,  che ci chiede una cifra spropositata per darci una stanza.
È anche vero che non è lo stesso albergo che Ennio si ricordava, infatti è stato totalmente restaurato e  … addio al fascino!
Cerchiamo un poco più avanti e troviamo una specie di pensione, anche questa affacciata sulla spiaggia. È un ambiente un po’ spartano, ma per una notte andrà bene. Dopo aver trattato sul prezzo con il proprietario, un brutto ceffo che in seguito scopriremo essere un vero e proprio schiavista, decidiamo di fermarci. Parcheggiamo le moto direttamente davanti alla porta dei due locali e scarichiamo i bagagli. Le stanze sono piuttosto dimesse e le lenzuola non sembrano pulite, così le facciamo cambiare. L’uomo che ci assiste e che è un dipendente del negriero è una brava persona e facciamo subito amicizia con lui. Ci narra delle sue misere condizioni e di come viene trattato, anzi … mal trattato!! Orari di lavoro interminabili e un trattamento economico da fame è quanto emerge dai suoi racconti! Noi possiamo aiutarlo solo cercando di farlo intervenire il meno possibile, ma quando facciamo la doccia non possiamo evitare di chiamarlo. Infatti lo scarico non funziona e in pochi minuti il locale dove dorme Ennio si allaga miseramente! Sembra di essere a Venezia quando c’è l’acqua alta. Per fortuna i bagagli di Ennio erano appoggiati sul letto, altrimenti erano guai! Con secchi e stracci asciughiamo il più possibile, poi andiamo a cena.
Ma le nostre peripezie non sono ancora finite! Ormai è già buio e non c’è traccia di altri locali nella zona. Il solo posto dove possiamo cenare è proprio nel ristorante del negriero e così ci sediamo in attesa di chissà quali altre sorprese ancora.
E infatti ci viene servita della carne durissima e totalmente insipida. In pochi minuti Ennio perde le staffe e chiama il proprietario dandogli subito una bella strigliata. Con una certa riluttanza l’individuo sostituisce la carne con una nuova portata, ma il risultato non cambia! La carne è ancora immangiabile e, totalmente spazientito,  Ennio si alza e se ne và lasciando la cena nel piatto e maledicendo il poco di buono. Se non fosse perché la situazione è un po’ delicata ci sarebbe da sprecarsi con le battute!
Dopo la misera cena facciamo due passi e poi ci buttiamo in branda per il meritato riposo. Il mattino seguente paghiamo il conto e ci allontaniamo rapidamente da quel postaccio; non prima però di aver lasciato una buona mancia al brav’uomo che subisce ogni giorno le angherie del suo schiavista!
Lasciando Sidi Ifni alle nostre spalle ho notato un cartello stradale che indicava la famosa zona chiamata Plage Blanche. Chiedo spiegazioni a Ennio e vengo a sapere che si tratta di un lungo litorale di circa centocinquanta chilometri, in massima parte composto da sabbia bianchissima. Su questo tappeto lattiginoso si possono ammirare i relitti di molte navi, arenate da chissà quanto tempo, e ormai quasi completamente corrose dalla salsedine! Ma le navi non sono gli unici rottami destinati a sciogliersi a causa del sale: infatti vicino a Cap Draa c’è anche un altro genere di relitto, ben diverso dalle pacifiche navi da pesca. Si tratta nientemeno che di un vecchio carro armato, forse dell’esercito Marocchino, immobilizzato nella sabbia! (28°46’09,82’’N – 11°00’23,41’’O). Mette un po’ di tristezza pensare a quanto sarà costata quella inutile macchina da guerra e cosa si poteva fare, invece,  con tutti quei soldi. Costruire ad esempio scuole e ospedali, dare assistenza ai vecchi o ai più miseri. Quanti bambini avrebbero potuto studiare per avere un futuro migliore! Invece tutto viene sacrificato in nome di un potere tanto inebriante quanto totalmente effimero!
La cieca stupidità dell’uomo non finirà mai di stupirmi!
 Più a sud la forza dell’oceano ha scavato la ripida parete rocciosa, composta da milioni di conchiglie fossilizzate, creando delle grotte spettacolari e misteriose.
 Percorrendole sembra di entrare in un mondo fatato e meraviglioso. La fantasia corre e vengono alla mente storie di draghi cattivi e fate bellissime …
Oggi Ennio mi ha fatto un regalo straordinario per festeggiare il nostro ingresso nel West- Sahara. Si è fermato a bordo strada e quando lo ho raggiunto mi ha detto:”Caro Igio, siamo entrati nel vivo del viaggio. Ora tu prosegui davanti fino a Tan-Tan Plage mentre io rimarrò un po’ indietro, così ti sembrerà di essere solo.” Io sono un po’solitario di mio e la grande emozione mi ha quasi impedito di parlare. Sono riuscito a dire solo:”Va bene.” mettendo in moto la Regina ma, dopo un centinaio di chilometri, ho iniziato a godere della beatitudine che sempre mi prende quando viaggio da solo. Provavo una specie di gioia allo stato puro e la pelle d’oca che mi era spuntata sulle gambe quasi bucava i pantaloni!! Mi sentivo totalmente libero e in perfetta armonia con ciò che mi circondava. Sotto di me la mia Africa Twin ronfava tranquilla e mi pareva di volare! Quando finalmente sono arrivato all’ingresso della cittadina di Tan-Tan Plage, mi sono fermato sotto alle grandi statue raffiguranti due dromedari bianchi e ho atteso l’arrivo di Ennio. Naturalmente non era lontano e in meno di un minuto era già lì, pronto con la macchina fotografica, per immortalare il momento magico! Non ho resistito e prima ancora di abbracciarlo, piangevo già dalla gioia.
La felicità interiore e l’emozione provata in quei momenti sono difficili da spiegare e, ne sono certo, solo chi ha una forte passione per la moto e per i viaggi può capirmi!
Poi Ennio mi ha guidato fin sulla spiaggia e da li abbiamo ammirato la grandiosità dell’oceano; davanti a tali spettacoli ci si sente davvero poca cosa e mi chiedo, dubbioso, quanto valga la superbia dell’uomo di fronte alla potenza della natura.
Dopo aver scattato diverse foto, lasciamo la spiaggia e ci rechiamo in centro paese dove potremmo mangiare qualcosa.
È evidente che non esistono orari di servizio precisi perché, nonostante sia pomeriggio inoltrato, vi sono diverse persone sedute ai tavolini intente a consumare il proprio pasto!
 Ci accomodiamo anche noi e in breve tempo veniamo serviti di un’ottima e ricca portata, a base di carne di pollo, cotta al punto giusto e dal gusto eccezionale Non manca nemmeno il sempre ottimo pane e le più che sicure patate fritte. Ovviamente non c’è né birra né vino e quindi ci accontentiamo dell’acqua. Dopo aver risolto il principale problema della giornata, e cioè riempirsi la pancia, torniamo alla spiaggia per cercare un posto adatto per passare la notte. Purtroppo l’albergatore che conosceva Ennio non c’è più (sembra che sia tornato in Francia..)e la ragazza che tiene aperto il locale ci manda a dormire nell’albergo vicino.
È comunque un posto pulito e dotato di bagni con acqua calda dove possiamo lavarci in tutta tranquillità. Dopo esserci rilassati per bene e aver recuperato le forze, andiamo a fare una passeggiata lungo l’oceano. La sera cala rapidamente e comincia a fare un po’ fresco. È di nuovo ora di cena e questa volta approfittiamo della cucina dell’albergo dove siamo ospiti.
Decidiamo di prendere una bella zuppa calda e un piatto di carne. Le porzioni sono molto abbondanti e non riusciamo a mangiare tutto, perciò Ennio pensa di portare un po’ di avanzi ad una cagnetta che aveva notato quando siamo arrivati. Usciamo per vedere se la piccola è ancora nelle vicinanze e la troviamo subito; sembrava quasi che ci stesse aspettando! Facciamo un veloce dietro-front e torniamo al nostro tavolo … dove scopriamo che i “solerti” camerieri hanno già fatto sparire il bel pezzo di carne che avevamo messo da parte! Naturalmente Ennio non gliela fa passare liscia, li carica di parole fino al punto giusto e … voilà … come per magia ecco rispuntare la carne!! Da parte mia non è facile mantenere un’espressione decisa e quasi cattiva per dare manforte ad Ennio quando in realtà, vedendo la faccia spaventata del personale, mi viene da ridere. Quando usciamo con un cartoccio di cibo, stranamente più generoso e abbondante di quello lasciato sul tavolo, scoppiamo a ridere come due ragazzini! Finalmente possiamo sfamare la piccola cagnetta. O almeno questo è ciò che vorremmo fare, ma non ci riusciremo perché nel frattempo la piccola è sparita e, nonostante i lunghi giri che facciamo, non riusciamo più a trovarla! In compenso troviamo altri cani e possiamo, almeno in parte, sfamarli. Poi torniamo in albergo e dopo aver bevuto un ultimo, dolcissimo tè,  ce ne andiamo a dormire. La notte vola in un attimo e la mattina ci trova già impegnati a caricare le nostre Regine. C’è un sole bellissimo e dopo aver fatto la solita e robusta colazione ci mettiamo in marcia, naturalmente dopo aver scattato alcune foto alla bellissima spiaggia. Oggi arriveremo a Laàyoune e dato che non è molto lontana e ci godremo il viaggio, ce la prendiamo con calma. Ci aspettano circa 250 km di strada tutta sulla costa e il panorama sarà una meraviglia! Anche stavolta Ennio mi lascia l’onore di proseguire da solo e io mi godo appieno la stupenda emozione del viaggiare  in solitudine … o quasi. Infatti il Vecchio rimane si indietro, ma nello stesso tempo vedo i suoi fari negli specchietti e questo mi dà un senso di sicurezza. Lungo la strada veniamo fermati per l’ennesima volta dai poliziotti che ci chiedono i documenti e le fiches di passaggio. La fiche non è altro che  un semplice foglio che riporta i nostri dati , la targa della moto e il motivo del nostro viaggio. Le avevamo già preparate in Italia perché altrimenti le dovremmo compilare sul posto e ci farebbero perdere un sacco di tempo. Ne abbiamo un buon numero, ma se continuano a fermarci non basteranno!
Dopo un rapido controllo possiamo ripartire e di nuovo la gioia del viaggio ci assale. Tra pochi chilometri arriveremo a Tarfaya, una piccola città che conta circa  seimila abitanti, dove proverò altre nuove emozioni. Nel 1882 fu occupata dagli Inglesi che la trasformarono in un importante porto di scambio. È ancora presente, anche se in stato di totale abbandono, la vecchia sede degli uffici chiamata Casa del Mar. Grazie all’intervento del sultano Hassan I° gli Inglesi si ritirarono nel1885.
Ma nel 1912 furono gli Spagnoli ad annettersi il territorio del West Sahara fino alla liberazione definitiva avvenuta nel 1958.
All’inizio del 2008 è stato stabilito un servizio di traghetti con le isole Canarie. Purtroppo un naufragio, risoltosi fortunatamente senza vittime, mise fine al servizio. Da notare che, sia i passeggeri che l’equipaggio, furono portati in salvo con le imbarcazioni dei pescatori locali, in quanto il traghetto era sprovvisto di propri mezzi di salvataggio! Nell’incidente finirono in mare circa 80.000 litri di combustibile, che inquinarono pesantemente le acque circostanti, recando gravissimi danni all’ambiente marino e, di conseguenza, all’industria della pesca! Ma Tarfaya è anche famosa per essere stata una delle sedi del servizio postale Francese negli anni venti. Qui si trovava uno degli aeroporti che facevano parete dell’Aeropostale e uno dei suoi piloti più famosi era lo scrittore Antoine de Saint-Exupèry, autore del conosciutissimo libro “Il piccolo principe”! 
Quando arriviamo a Tarfaya Ennio mi sorpassa e mi fa cenno di seguirlo. Abbandoniamo la strada principale e ci dirigiamo verso il porto dove mi mostra un modello di un vecchio aereo appoggiato su una base di cemento. Non mi sembra vero!! Sono proprio davanti al monumento dedicato al famoso scrittore francese Antoine de Saint-Exupèry!! Provo una grandissima emozione e insieme un senso di orgoglio e ammirazione pensando alle mille avventure vissute da questo grande personaggio.
Ringrazio Ennio per avermi portato qui e poi scattiamo foto a iosa. Che momento!! Il Vecchio mi racconta diversi aneddoti sulla vita di questo personaggio straordinario e ne parla come se lo conoscesse di persona! Ritengo di essere molto fortunato ad avere una guida di questa portata. Lasciamo con un certo dispiacere la spiaggia e ci mettiamo alla ricerca di un posto dove poter mangiare. Naturalmente la mia guida personale conosce bene la zona e in poco tempo abbiamo le gambe sotto ad una tavola e ci prepariamo a consumare un’ottima Tajine. Dopo pranzo ci rimettiamo in strada per percorrere gli ultimi chilometri che ci separano dalla nostra prossima tappa. La bella strada costiera è scarsamente trafficata e noi corriamo, veloci e spensierati, verso sud. Ed ecco apparire all’orizzonte Laàyoune!
È la prima grande città del West Sahara e, con i suoi circa duecentomila abitanti, ne è la capitale ufficiosa, anche se il Governo Marocchino non ne riconosce lo status. In origine era una colonia Spagnola ma attualmente è controllata quasi totalmente dal Marocco! L’economia locale si basa soprattutto sulla  pesca, l’agricoltura e l’allevamento. Vengono anche sfruttati i notevoli giacimenti di fosfati. Laàyoune è servita da un aeroporto ed è dotata di un importante porto mercantile.
La bella città è gemellata con Firenze, con le provincie di Livorno e Modena e con la Comunità Montana della Lunigiana, sempre in Italia! Prima di entrare in città veniamo nuovamente fermati per un controllo ma le formalità vengono svolte abbastanza velocemente. Mentre siamo fermi arriva in senso opposto un motociclista a bordo di una B.M.W. Sceso dalla moto viene verso di noi per salutarci e ci racconta che viene dal Sud-Africa.
È un Gallese ed è in viaggio, completamente da solo, da circa tre mesi e sta ritornando a casa. Sono affascinato da questo personaggio e penso al mio amico Ennio e ai suoi viaggi straordinari …  Che voglia di imitarli!!
Dopo aver dato un poco di formaggio ad una cagnetta affamata ci portiamo verso il centro città e resto sorpreso dalla gran quantità di militari che vedo in giro. Poi capirò il perché!
Seguo Ennio a ruota che si dirige senza esitare verso l’albergo e in pochi minuti siamo parcheggiati davanti al locale … chiuso!
Senza perdere tempo Il Comandante trova subito un’altra sistemazione e, in men che non si dica, sto già salendo le scale carico come un somaro sotto il peso delle valigie. La stanza è pulita e l’acqua calda. Quindi non posso chiedere di più e la doccia bollente farà sparire ogni traccia di fatica!
Strano però: se ne và la fatica … e misteriosamente compare un sano appetito! Quindi scendo e trovo Ennio già pronto per la passeggiata serale che servirà da aperitivo. Mentre camminiamo mi racconta il perché della presenza di tanti militari.
Laàyoune è una città fortemente rivendicata dal movimento indipendentista chiamato Sahara Polisario, il quale non accetta la dominazione del governo Marocchino nel territorio del Sahara Occidentale. Il movimento viene fondato nel maggio del 1973 per ottenere l’indipendenza del Sahara Occidentale, occupato all’epoca da forze militari Spagnole, Marocchine e della Mauritania. Il Polisario è il successore del Movimento di Liberazione del Sahara fondato nel 1967 e represso duramente dall’allora Regime Franchista Spagnolo. Viene riconosciuto ufficialmente dall’ONU nel 1975 e sempre nello stesso anno, la Corte internazionale di giustizia  dell’Aja, riconosce il diritto all’autodeterminazione del Popolo Sahraui. Il 22 febbraio 1976 il fronte proclama la nascita della Repubblica Araba Sahraui Democratica che viene riconosciuta da ben 76 Stati (Africani e Sudamericani)e dall’Unione Africana ma non dall’ONU! Finalmente il 5 agosto 1979 il Polisario firma un trattato di pace con la Mauritania la quale abbandona i territori occupati, che però vengono prontamente occupati dall’esercito marocchino. Questa invasione provoca di fatto il proseguimento della guerra fino al settembre del 1991 quando, grazie anche all’intervento dell’ONU, viene firmato il cessate il fuoco. Questo tuttavia non porta la pace nella martoriata Regione, poiché il Marocco fa costruire ben otto muraglioni nel deserto lunghi 2.700km , posando una incalcolabile quantità di mine in tutto il territorio circostante! Queste opere hanno lo scopo di impedire i movimenti del Fronte, armato e finanziato allora sia dalla Libia di Gheddafi che dall’Algeria. L’ultimo tentavo dell’ONU per portare finalmente la pace prevedeva la soppressione della Repubblica Araba Sahraui da sostituire con l’Autorità per il Sahara Occidentale. Questa Autorità  avrebbe avuto il compito di assicurare l’autonomia del territorio per un periodo di cinque anni, ma sempre sotto il dominio Marocchino. Alla fine di questo periodo si sarebbe dovuto tenere un referendum per ottenere l’indipendenza.  A tutt’oggi l’Autorità di fatto non esiste ancora e il referendum non si è tenuto! Le mutate vicende politiche che hanno visto protagoniste sia la Libia con la caduta di Gheddafi, che l’Algeria hanno portato ad una diminuzione degli aiuti militari ed economici nei confronti del Polisario. Tuttavia è quasi certo che attualmente il Fronte Polisario si sia trasformato progressivamente in una delle principali fonti di reclutamento per l’organizzazione di al Qaida che opera nel Maghreb islamico, nel Mali e in diversi altri Paesi islamici!
Poi Ennio mi racconta che lo scorso anno, mentre lui si trovava in città con un amico, i guerriglieri del Fronte hanno ucciso ben tredici poliziotti in una sola sera! Resto un po’ scioccato da questo perché, per quanto sia un sostenitore della libertà dei popoli, odio profondamente qualsiasi atto di violenza!                                 Ceniamo in un ristorante vicino all’albergo e il simpatico cameriere, che si ricorda di Ennio, ci serve in modo impeccabile. Naturalmente il Vecchio attacca con i suoi racconti e la serata vola in un secondo. Da parte mia non ci penso nemmeno ad interromperlo perché mi nutro delle sue avventure e mi pare quasi di percorrere, ascoltandolo, quelle infinite distese che ora vedo attraverso le sue parole! In pochi minuti è già passata la notte e al mattino presto siamo già in viaggio per una nuova e straordinaria tappa. Prima di muoverci però Ennio ha portato del cibo a dei cani che avevamo visto ieri sera arrivando. Oggi arriveremo a Dakhla che dista da qui ben cinquecentocinquanta chilometri e in questo lungo tratto troveremo solo quattro paesi dove trovare viveri o carburante! Abbiamo completa fiducia nelle nostre Regine e, dopo aver fatto rifornimento, puntiamo decisi verso sud. Il tempo è ottimo e voliamo sulla bella e quasi deserta strada costiera. Incrociamo solo qualche camion ed alcuni vecchi taxi che fanno la spola tra Laàyoune e Dakhla. A Boujdour rifacciamo il pieno, mangiamo qualcosa e ripartiamo dopo aver preso l’immancabile tè alla menta. Filiamo veloci e ci sentiamo i padroni del mondo e la distanza dalla nostra mèta si riduce sempre di più. Nel pomeriggio arriviamo al bivio da cui parte la spettacolare strada che porta a Dakhla e, come da copione, veniamo fermati dalla polizia per l’ennesimo controllo. Sono comunque gentilissimi e in pochi minuti ci danno il via libera.. Anche stavolta Ennio mi fa passare avanti e mi lascia godere dell’ingresso nella stupenda laguna. Il panorama è bellissimo e sono molto emozionato; per fortuna gli occhiali scuri impediscono di vedere i miei occhi lucidi! Alla mia sinistra un’ ampia baia dall’acqua straordinariamente calma permette di praticare il kite-surf e lo specchio d’acqua è costellato di vele di tutti i colori. Invece a destra una breve serie di alte dune crea una barriera naturale che ci separa dalla furia dell’oceano, rendendo questo sito un meraviglioso piccolo paradiso! Ci fermiamo per ammirare con calma lo spettacolo, ma sono talmente affascinato dalla bellezza del posto che non riesco a dire nulla. Ripartiamo e dopo aver valicato le alte dune finalmente entriamo a Dakhla!             La bella città fu fondata dagli Spagnoli nel 1502 che ne perse gradatamente il controllo tanto da dover essere riconquistata nel 1884 da Emilio Bonelli. Militare e diplomatico Spagnolo di origini Italiane fu il fondatore del protettorato Spagnolo del Sahara Occidentale. Durante la guerra Civile Spagnola (dal 1936 al 1939) a Dakhla venne costruito un campo di prigionia dove vennero rinchiusi i lealisti fedeli alla Repubblica.                           Vi fu costruito negli anni sessanta un moderno aeroporto con pista asfaltata e, in breve, divenne un importate scalo tecnico per le lunghe traversate oceaniche verso l’America del Sud.             Con la decolonizzazione Dakhla venne occupata dai Mauritani dal 1975 fino al 1979, quando vennero sconfitti dal Polisario, ma subito fu di nuovo invasa dal Marocco di cui tuttora fa parte.                      A Dakhla vivono circa settantamila persone e il reddito principale è dato dal turismo e dalla pratica della pesca.                                La città è gemellata con la provincia Italiana di Lucca.                           Ora dobbiamo trovare una sistemazione e come sempre ci pensa Ennio ... ma questa volta supererà se stesso! Infatti alloggeremo in uno splendido hotel con ben cinque stelle, e spendendo la metà di quanto è il costo normale. Sono curioso di sapere come ha fatto ad ottenere questo sconto e in breve scopro il mistero. Lui era già stato qui in un suo precedente viaggio e la bella ragazza che si trova alla reception lo ha riconosciuto. Evidentemente il fascino del Vecchio “Baroudeur” ha colpito ancora! Bravo Ennio!                        Dopo un po’ di relax usciamo per una breve passeggiata verso il centro. La città è pulita e tranquilla e molta gente affolla i tanti bar presenti. Più tardi andiamo a mangiare in un ristorante molto bello da cui si gode anche un bel panorama sulla grande baia. Mentre ceniamo si alza un po’ di vento ma non disturba perché i camerieri hanno chiuso delle vetrate e si sta molto bene.                Ci viene servito dell’ottimo pesce e tutto sembra filare liscio quando arrivano … i bianchi! Infatti un gruppetto di quattro persone sale le scale che portano alla sala dove stiamo mangiando. Come li vedo salire mi viene da ridere pensando a quello che dirà il mio Amico e senza dirgli nulla aspetto la sua reazione. Appena li vede comincia a soffiare e io non resisto oltre e comincio a ridere! Per fortuna si siedono distanti da noi e se ne stanno tranquilli mentre noi ci scambiamo diverse battute.      Finita la cena e pagato una cifra irrisoria, ritorniamo in albergo. Siamo tutti e due molto stanchi e abbiamo bisogno davvero di riposare. Durante il rientro però decidiamo di non partire domani ma di restare un giorno fermi per recuperare un po’ di energia. La gioia e la voglia di andare ci porterebbero a partire subito ma è meglio essere cauti. Ascolto le motivazioni di Ennio e comprendo che ha ragione: il pezzo di strada che ci separa dal confine con la Mauritania è una tratta di circa cinquecento chilometri, che faremo in totale solitudine! Per affrontarlo dobbiamo essere in forma e stare bene. Non possiamo permetterci cazzate: dopo tutto non siamo più dei ragazzini.                            La giornata seguente la passiamo in totale relax: al mattino facciamo un giro con le moto sulla bella spiaggia vicino all’aeroporto. Il tempo è bellissimo e noi ci godiamo il caldo sole e il magnifico spettacolo dato dall’oceano. Sembriamo proprio due turisti sfaccendati che hanno come unica priorità lo scattare delle foto! Nel pomeriggio diamo una controllata alle moto e la sera ce ne andiamo nel solito ristorantino per un’altra bella mangiata. E regolarmente … arrivano i bianchi! Questa volta si tratta di tre uomini e una donna e il Vecchio, appena li vede, cambia espressione. Da come parlano si capisce che sono Spagnoli ma sono molto tranquilli e, soprattutto, parlano a bassa voce. A parte la donna che fa di tutto per mettersi in mostra, gli altri tre sembrano a posto. Faccio fatica a non mettermi a ridere e mi diverto a stuzzicare un po’ Ennio chiedendogli cosa gli pare della ragazza. La risposta non si fa attendere e a questo punto non riesco a trattenere le risate. Finita la cena prendiamo il solito e buonissimo te e poi ce ne andiamo a fare due passi. Troviamo anche un internet-point da dove possiamo comunicare con le nostre famiglie per rassicurarli sulla nostra situazione.
Poi torniamo in albergo e andiamo a dormire. Prima di coricarmi preparo i miei bagagli e i miei pensieri volano …. sulla pista di domani! Al mattino presto sono già nella hall con tutte le mie cose e, dopo aver fatto aprire il garage, prendo la Regina e comincio a caricare la sacca e il bauletto. Quando ho finito di fissare tutto quanto per bene, rientro per fare colazione e trovo Ennio che è appena sceso dalla camera. Anche lui ha portato giù i suoi bagagli ma prima di caricare la moto andiamo a mangiare.    Dopo aver riempito lo stomaco usciamo all’aperto e ci godiamo lo spettacolo del sorgere del sole! Ennio mi racconta di quando partiva da qui per la Mauritania qualche anno prima e io immagino quanta emozione abbia provato allora. E quanto coraggio! Poi quando inizia a caricare la Regina lo lascio solo. Come me anche lui ha bisogno di starsene un momento con la sua moto. Non siamo dei pazzi, ma si stabilisce un rapporto speciale tra il pilota e la propria moto. È difficile da capire ma è così!   Poi … “Are you ready?... “Yes Sir!!” e ci mettiamo in movimento per questa lunga e speciale tratta. Usciamo da Dakhla e risaliamo il passo tra le dune, scendiamo nella laguna e arriviamo all’incrocio da cui inizia la pista che scende a sud. Siamo carichi ed emozionati e nello stesso tempo tranquilli, pronti a goderci una nuova avventura! Ma non bisogna mai dare niente per scontato e il guaio è sempre in attesa …  C’è un distributore e Ennio mi consiglia di fare rifornimento. Non ne avrei bisogno ma lo ascolto e mi avvicino alla pompa. Davanti a me ho un camioncino sgangherato carico di fusti di carburante (probabilmente lo portano alle oasi nel deserto) che ha quasi finito di riempire. Naturalmente la sicurezza qui è una vera utopia e il fatto che il proprietario stia fumando allegramente la dice lunga! Per farmi una cortesia il tipo sospende il lavoro e mi lascia fare benzina. L’addetto alla pompa sembra scocciato da questa cosa e in modo sgarbato infila la pistola nel serbatoio della moto, poi preme la leva con decisione e un getto di benzina fuoriesce dal bocchettone. Sia io che la Regina veniamo praticamente lavati dal carburante! Naturalmente la benzina finisce sul motore e sui collettori roventi e una nuvola di gas si solleva sopra di noi. Per un puro miracolo non prende fuoco ma Ennio, che ha visto la scena, si sposta rapidamente e poi, con la sua voce gentile, carica di parole lo sciagurato! Io sono rimasto praticamente muto ma ho preso una bella paura. Sposto a mia volta la moto e, dopo aver pagato la misera cifra, ci mettiamo in viaggio allontanandoci da quel pazzo furioso. Dopo pochi chilometri però comincio a sentire gli effetti della doccia. Infatti ho la giacca e i pantaloni completamente intrisi di carburante e, con il vento della corsa, questo comincia ad evaporare abbassando rapidamente la temperatura di tutto ciò che vi sta dentro. Ovviamente ho anche le mutande bagnate e di conseguenza mi si ghiacciano anche le palle! Inoltre la benzina brucia sulla pelle delicata e sono costretto a guidare in piedi fino a che i vestiti non sono completamente asciutti. Solitamente ho un altro, e molto più piacevole, tipo di prurito in quella particolare zona! Quando Ennio mi chiede il perché della mia posizione e gli spiego la cosa non può trattenersi dal ridere. Rido anche io ma … se penso che potevo bruciare vivo per colpa di un cretino …       Dopo una trentina di chilometri arriviamo a El-Argoub che altro non è che un piccolo distributore con un negozio dove si può trovare quasi tutto. Compriamo un po’ di scatolette di tonno che ci torneranno utili più tardi e poi ripartiamo. Ora siamo soli e voliamo con le nostre moto, immersi ognuno nei propri pensieri e godendo di quanto ci sta intorno. Incrociamo soltanto qualche camion che ci saluta e nient’altro! Solo il rumore dei nostri motori spezza l’assoluto silenzio che ci assorbe. Il tempo è stupendo: caldo come piace a me e ventilato come sempre. Il vento che arriva dall’oceano ricopre l’asfalto di un leggerissimo velo di sabbia e la moto di Ennio, che sembra una motoscafo, lascia dietro di sé una scia quasi impalpabile. Riesco in qualche modo a estrarre la macchina fotografica e comincio a scattare, pur senza vedere quasi nulla. Proseguiamo così per circa centocinquanta chilometri e poi, finalmente, troviamo un distributore. Sembra abbandonato ma poco dopo arriva da chissà dove un uomo che chiede se ci serve qualcosa. Ovviamente abbiamo bisogno di carburante e lui candido risponde che non ne ha più. Però ci dice che una cinquantina di chilometri più avanti troveremo un altro distributore aperto e con la benzina. Questo è un problema perché se non dovessimo trovarlo saremmo nei guai. Calcolando l’autonomia della mia moto posso rischiare di andare al distributore e fare rifornimento. Pure se non trovassi la benzina ne avrei a sufficienza per tornare a El-Argoub, ma la moto di Ennio ha meno autonomia della mia e dobbiamo fare bene i conti. Restare a piedi in queste zone è da evitare nel modo più assoluto!          Dopo un breve consulto stabiliamo il famoso “punto di non ritorno” ai prossimi cinquanta chilometri. Questo vuol dire che se non troviamo benzina torneremo indietro, mantenendo un certo margine di sicurezza. Ripartiamo con la benedizione dell’uomo e iniziamo a contare i chilometri. Teniamo una velocità di novanta chilometri all’ora per consumare il meno possibile e, con una certa rapidità, ci avviciniamo al “punto di non ritorno”. Entriamo ora in una serie di gole bellissime e all’uscita vediamo il distributore. E ci sembra un miraggio!! Abbiamo percorso cinquanta chilometri esatti e abbiamo un disperato bisogno di benzina. Restiamo delusi però dal fatto che questo distributore sembri messo peggio dell’altro. Infatti non c’è anima viva e le pompe sembrano fuori uso da anni. Poi appare un uomo di un’età indefinibile che ci chiede(di nuovo)se vogliamo qualcosa. Spiegatogli le nostre esigenze lui sorride e ci risponde “Pas de problèm”e sparisce! Ennio e io ci guardiamo sconsolati e stiamo già per tornare indietro quando il vecchio ricompare con in mano una chiave che sembra di un’automobile. Ci passa in parte e si dirige verso una piccola costruzione, apre una porta, entra e infila la chiave in un quadro elettrico. Subito ci assale il rumore di un grosso motore diesel e una fumata nera viene sputata da un tubo che esce direttamente da una finestra. Noi ci guardiamo e ridiamo delle nostre paure. L’uomo ha semplicemente avviato il generatore che fornisce elettricità alle pompe, ma a noi sembra che ci abbia fatto il più bel regalo del mondo! Siamo felici come dei bambini quando vediamo riempire i nostri serbatoi. Devo dire che per un attimo mi è tornata alla mente la doccia di stamattina, ma questo signore è molto gentile e non disperde una goccia del prezioso liquido! Dopo aver fatto il pieno ci rilassiamo un momento ed Ennio ne approfitta per dar da mangiare a dei gattini che gradiscono molto il tonno in scatola. Ripartiamo molto più tranquilli e, dopo aver percorso un altro centinaio di chilometri troviamo un grande distributore con vicino un albergo e un negozio di generi alimentari. Siamo vicini a Capo Barbas e la nostra mèta si avvicina. Facciamo lo stesso rifornimento e, dopo un pranzo a base di specialità locali, ci lanciamo verso sud. Viaggiamo da circa un’ora quando Ennio mi fa passare avanti e capisco che è quasi giunto il grande momento! Superiamo un ponte radio presidiato da un militare e alla mia sinistra scorgo delle rovine. Il Vecchio mi supera e mi fa cenno di fermarmi. Spero non abbia problemi e accosto dietro di lui. Quindi si toglie il casco e mi dice: “ Vecchio … questo era il vecchio confine! Qui sono transitato la prima volta!”. Io sono  ancora talmente concentrato che subito non capisco, poi realizzo. Ci spostiamo con le moto proprio davanti a quelli che erano gli uffici doganali. Naturalmente sono in uno stato di totale abbandono e la vecchia pista non è più percorsa da nessuno, dato che la nuovissima strada asfaltata gli corre in parte e ruba il tempo alle persone! Ma io ora vedo come poteva essere anni fa: la gente che aspettava giorni per ottenere il permesso di passare, la formazione di lunghe carovane e tutta una miriade di traffici da povera gente. Contrabbandieri e contadini, viaggiatori e opportunisti, bambini e mamme, giovani coraggiosi e vecchi delusi. Ognuno che cerca in qualche modo di prendersi una rivincita sulla vita … spesso invece restandone stritolati! La grande fauna umana sembra essersi concentrata qui, in questo posto senza Dio e senza Santi a cui votarsi, dove l’effimero potere dato da una divisa rende potente anche il meno meritevole! Una intensa emozione mi travolge e mi sento, come sempre, solidale con i più derelitti!    Poi mi arriva da lontano, come se giungesse da un altro pianeta, una voce familiare. Chi può essere in questo deserto che mi chiama per nome? Abbandono le mie fantasie e riconosco la voce di Ennio che mi riscuote dai miei pensieri. Quasi non mi rendo conto che ha una fotocamera in mano e che mi sta chiedendo come sto e cosa penso di questo importante momento. Cerco malamente di iniziare un discorso ma poi la gioia esplode e piango come un bambino! Troppa è la tensione accumulata in questi giorni e ora è tempo di godere del momento! Non vorrei più muovermi da qui ma dobbiamo percorrere ancora una manciata di chilometri per arrivare all’attuale confine. Entriamo in quella che era la terra di nessuno e poco dopo arriviamo alla barriera doganale. Siamo arrivati!! Non riesco a nascondere la mia emozione e altre lacrime scendono dai miei occhi. Da quando siamo partiti abbiamo percorso circa cinquemila chilometri e adesso siamo al confine con la Mauritania! Siamo qui e ci siamo arrivati grazie alle nostre Regine e alla nostra forza e determinazione. Ennio è stato veramente grande e … inossidabile! BRAVO VECCHIO!!! Il momento è talmente emozionante che dimentichiamo perfino di scattare le foto di rito. Poi ci rilassiamo davanti ad un tè bollente e la stanchezza si fa sentire. Ci sono trentacinque gradi e, se per me è la temperatura ideale, questo caldo fa un po’ soffrire Ennio che ha bisogno di riposare. Io sono talmente eccitato che non riesco a chiudere gli occhi nemmeno per un momento e, mentre il Vecchio recupera le forze, faccio due passi fino alla sbarra di confine. Guardo oltre e immagino come sarebbe bello poter entrare in Mauritania , attraversarla tutta e andare fino in Senegal per arrivare poi alla mitica Dakar!           Il sogno di tutti i Motociclisti! Pensando a questo mi faccio una silenziosa promessa: tornare per realizzare questo sogno. Non so se sarà possibile ma, come dicono da queste parti: Inschallah!                 Ritorno da Ennio che sta dormendo e prendo un altro tè alla menta. La bevanda bollente è un ottimo rimedio contro la sete, ha un leggero effetto tonico e aiuta a recuperare i liquidi perduti con la sudorazione. Ora il Vecchio è sveglio e dobbiamo decidere cosa fare. Potremmo restare qui a dormire oppure tornare indietro fino all’albergo di Barbas, che dista un centinaio di chilometri da qui. Viste le penose condizioni delle stanze che ci verrebbero messe a disposizione (e il prezzo esagerato che questi signori pretendono!) decidiamo di partire subito. È pomeriggio avanzato e sarebbe forse più saggio partire domattina, ma le ottime condizioni della strada e l’assoluta fiducia nelle nostre moto ci danno il coraggio di osare! Ci vorrà meno di un’ora, salvo imprevisti, per arrivare all’albergo quindi facciamo velocemente rifornimento di benzina e ci incamminiamo verso nord. Ripassiamo il vecchio confine e di nuovo l’emozione mi prende. Subentra anche un po’ di tristezza perché capisco che siamo al giro di boa della nostra avventura, ma il viaggio di ritorno è ancora lungo e altre nuove sorprese non mancheranno! Sembra che Ennio capisca il mio stato d’animo perché mi esorta a mettermi davanti e fare da apripista fino a Barbas. Teniamo una bella media e le nostre moto cantano come dei violini ben accordati mentre ci fanno volare in questa solitudine. Sono in uno stato di grazia quasi totale e nemmeno mi accorgo che siamo già arrivati all’albergo. Dopo esserci accordati sul prezzo e aver ottenuto di parcheggiare le Regine dentro l’albergo (Ennio è un maestro in questo genere di trattative!) saliamo nelle camere che sono ben pulite e ordinate; i bagni invece sono in comune ma accettabili. E mentre deposito il mio misero bagaglio un Muezzin inizia le sue giaculatorie pregando il suo Dio. Anche se io non sono della stessa religione è comunque un momento molto intenso e lo ascolto restandomene silenzioso in questa cameretta solitaria. Quando scendo trovo Ennio già seduto ad un tavolino che mi aspetta. È un perfetto uomo di mondo: ben vestito, rasato e assolutamente rilassato. Non sembra certo quel duro Baroudeur che si è  appena sorbito quasi seicento chilometri di deserto! Difficile capire dove trova tutta questa energia e questo entusiasmo. Mi viene spontaneo pensare: “La classe non è acqua!”. Io indosso una vecchia tuta da ginnastica e un paio di scarpe da tennis (comprate in un discount!) e al suo confronto sembro uno zingaro. Però sono felice di essere qui, con il mio Amico e le nostre Regine ed è in questi momenti che mi rendo conto di quanto sono fortunato e di quanto sia bella la vita! Ceniamo in tutta tranquillità e poi facciamo due passi nei dintorni. Non c’è anima viva e il buio è totale! L’immenso cielo stellato ci sovrasta e il silenzio è tale che possiamo sentire il flusso del nostro sangue. Ci si sente veramente piccoli di fronte a questa immensità e per non rompere l’incantesimo camminiamo senza parlare per diversi minuti! Poi la stanchezza ha il soppravvento e andiamo a dormire. Ora sono in camera da solo e prima di coricarmi do ancora un’occhiata fuori dalla finestra per imprimere bene nella mia mente questo spettacolo notturno.      Poi è di nuovo mattino e siamo pronti a ripartire; le moto sono già cariche e la colazione è fatta. Riempiamo di benzina i serbatoi e partiamo con destinazione Dakhla. Siamo riposati e sereni quindi non dovrebbe essere un problema percorrere i circa quattrocento chilometri che ci separano dalla nostra meta. Guidiamo in scioltezza e completamente rilassati gustandoci la totale solitudine di questa meravigliosa strada costiera. Facciamo una breve sosta per scattare delle foto e raccolgo un po’ di sabbia, che in questa zona è bianchissima. La porterò alla mia Amica Anna, grande viaggiatrice ed appassionata di tutto ciò che riguarda l‘Africa. Riempio un paio di bottiglie di plastica e poi ripartiamo. Il tempo è bellissimo e le ore scorrono veloci mentre ci allontaniamo sempre più dal confine con la Mauritania.        Verso mezzogiorno ripassiamo davanti al distributore che ci aveva rifornito nell’andata e ritroviamo il vecchio dal volto senza tempo. Ci da la benzina e poi sale su un trattore, ci saluta e sparisce lasciandoci lì come due fessi. Se fossimo arrivati cinque minuti dopo non lo avremmo trovato! Quando si viaggia da queste parti bisogna sempre avere il carburante, ma per averlo bisogna trovare un distributore. Una volta trovatolo bisogna che sia dotato di benzina, e questa purtroppo non è mai una certezza.      E se anche avesse il prezioso liquido … c’è da sperare di trovarvi anche un addetto che sia in grado di erogarlo, magari grazie ad un vecchio gruppo elettrogeno che si spera sia funzionante. Sempre che nel preciso momento in cui voi avete proprio bisogno di lui, il personaggio in questione non abbia altro da fare!   Questa è la realtà ma, per fortuna, lungo le strade si trovano quasi sempre dei distributori abusivi, ma spesso la qualità della benzina non è delle migliori e il costo può essere un po’ elevato. Ad ogni modo lungo i cinquecento chilometri di strada appena percorsi … non ne abbiamo visto nemmeno uno!                          Prima di ripartire mangiamo qualcosa che abbiamo con noi: un po’ di pane con dei formaggini, del tonno, qualche fico secco e beviamo dell’ottima acqua minerale a temperatura ambiente.       Se fosse gialla potrebbe sembrare tè o anche un altro genere di liquido ma … quando si sta sotto il sole Africano non si può andare tanto per il sottile! Dividiamo il nostro pasto con i gattini dell’altra volta, i quali sembrano ricordarsi di noi. Ma anche una cagna rivendica la sua parte di cibo. È magrissima e in condizioni pietose: probabilmente ha partorito da poco ma è difficile che abbia ancora del latte in quelle mammelle inaridite e penzolanti. Inoltre ha una zampa rotta ma la ferita è sicuramente molto datata poiché non vi è traccia di sangue e l’arto è completamente atrofizzato e inerte. Accetta il cibo ma non si lascia assolutamente avvicinare da noi anzi, ad ogni tentativo di porgergli il cibo si trascina via zoppicando. Se gli lasciamo un po’ di tonno per terra e ci allontaniamo allora si fa avanti per prenderlo, ma sempre con estrema cautela e pronta alla fuga. Ci rendiamo conto che ha una paura terribile degli esseri umani e penso che quasi certamente siano stati degli uomini a ridurla così. Non mi riesce però di definirli esseri umani bensì esseri “disumani”! Lasciamo tutto ciò che abbiamo di commestibile (ben poco in realtà) e riprendiamo il cammino. Con quel poco che ha mangiato oggi quel cane forse camperà un giorno di più poi … Inschallah!                                  È ormai pomeriggio quando arriviamo all’incrocio per Dakhla e ho un brivido quando passo davanti al distributore dove ho fatto la doccia con la benzina. Un altro camioncino carico di fusti è fermo alle pompe e un uomo in ciabatte sta riempiendo i grossi bidoni. La stessa scena dell’altra mattina! E c’è anche un tipo con la sigaretta accesa! Diamo di gas e ci allontaniamo in fretta, ma ridendo, da quei pazzi. Ripassiamo nella bellissima laguna e poi usciamo dalla strada e costeggiamo la scogliera a picco sull’oceano. Il panorama è mozzafiato ed Ennio mi fa vedere, trenta metri sotto di noi, gli allevamenti di ostriche che rappresentano una buona fonte di reddito per le famiglie locali.            Siamo ormai al tramonto e lo spettacolo a cui assistiamo è impagabile: tutto il mare si incendia di un abbacinante colore rosso vivo e dopo pochi minuti, con il calare del sole, diventa tutto nero! In breve tempo siamo passati dal giorno alla notte quasi senza rendercene conto e anche la temperatura si sta abbassando rapidamente. Il fresco ci regala una piacevole sensazione di benessere dopo il caldo provato sulla strada, ma tra poco sentiremo freddo, perciò ci dirigiamo velocemente all’albergo. Veniamo accolti con piacere dalla bella ragazza che anche stavolta ci fa lo sconto. Ma nonostante tutti i miei tentativi di fare colpo su di lei sembra che abbia occhi solo per il mio compagno. Anzi : parlotta con Ennio, mi guardano e ridono alle mie spalle!   A quanto pare dovrò farmi dare dal Vecchio alcune lezioni su come fare a conquistare le donne. E io che pensavo di essere un latin - lover!! Meglio salire in camera e farsi una bella doccia và!
Dopo esserci lavati via la polvere e il sudore usciamo per andare a cena. Dalla terrazza del ristorante si vedono alcune luci sulla costa oltre la grande baia ed Ennio mi spiega che sono un paio di lampioni che si trovano a El-Argoub. L’aria pulitissima e la mancanza di inquinamento luminoso le fanno sembrare vicissime, quasi a portata di mano. El-Argoub:. accidenti … ci siamo passati solo ieri e già quel postaccio semi-disabitato mi manca!       Stiamo bene seduti qui a raccontarcela bevendo il dolcissimo tè e non ci vorremmo più alzare ma siamo tutti e due stanchi e, finita la cena, torniamo sui nostri passi verso l’albergo. Ora si è alzato un vento freddo che spazza il lungomare sollevando nugoli di polvere finissima che penetra negli occhi e nel naso e ci costringe a fare quasi di corsa quelle poche centinaia di metri che ci separano dai seducenti occhi della bella ragazza della hall.         La bella odalisca naturalmente non prova nessuna pietà per me, che quasi morivo sfidando il vento del deserto per vederla, mentre sembra molto preoccupata per il Vecchio Leone. Il quale peraltro, oltre a sembrare ringiovanito e in perfetta salute, gode pure della situazione e ancora una volta ride alle mia spalle! E mi viene da ridere se penso che domani mi toccherà anche pagargli da bere! Salendo le scale ci facciamo quattro risate pensando alle belle avventure che ci stanno capitando in questa splendida avventura e di cui siamo in assoluto i privilegiati protagonisti.                         E di nuovo la mattina seguente siamo pronti a partire. Lasciamo Dakhla con un po’ di tristezza ma non abbiamo tempo di pensare. Infatti veniamo subito fermati dalla Polizia che ancora una volta chiedono i documenti. Mi verrebbe voglia di dirgli :” Non rompete le scatole al Comandante al mattino presto. Se no si incazza!!” ma non faccio in tempo. Il Vecchio è già partito in quarta e copre di parole i due malcapitati! “Ecco .. adesso ci arrestano!” penso ridendo. Ma invece la sfuriata ottiene il suo risultato: i documenti gli vengono prontamente restituiti, i miei non mi vengono nemmeno chiesti e ci fanno ripartire di corsa! Siamo di nuovo sulla strada e ancora una volta godiamo nello stare ognuno rinchiuso nel proprio casco, a tu per tu con i propri pensieri. Stiamo si viaggiando insieme e ci troviamo anche molto bene, ma in fondo siamo due lupi solitari! Abbiamo bisogno della nostra solitudine … un bisogno quasi da drogati! Ed è ovvio che siamo consapevoli che questi spazi di tempo sono solo delle parentesi nella vita, poiché l’uomo non è fatto per vivere solo!
Ma è anche per questo che ora godiamo al massimo della nostra condizione e mi tornano alla mente le parole di Ennio:“ Se saremo capaci di essere Grandi … il ricordo di questo viaggio ci riempirà per sempre il cuore di gioia!”. E queste lunghe ore passate vivendo quasi in esclusiva simbiosi con le nostre Regine, rafforzano questo bellissimo pensiero!
                     
Ci fermiamo per scattare alcune foto e per soddisfare anche un bisogno di carattere … fisiologico. Siamo fermi proprio sul ciglio della scogliera e sotto di noi l’oceano schianta le sue onde contro la roccia, che vibra e trema sotto i colpi possenti. Ad ogni enorme ondata la schiuma si alza fino a coprire tutto il terreno e anche noi stessi! Immensi blocchi di roccia sono stati strappati via, come azzannati dalle potenti mareggiate invernali, e ora si trovano ribaltati nell’oceano nell’inutile tentativo di fermare la furia delle acque. Guardando meglio scopro che la roccia è composta da milioni e milioni di conchiglie; strati su strati di materiale un tempo vivente, e da cui forse ha avuto origine il mondo, sono ora fissati per sempre in un conglomerato dall’aspetto indistruttibile ma che è invece fragile e delicato! Possiamo solo immaginare quanti milioni di secoli siano stati necessari alla Natura per compiere un simile capolavoro. Qui possiamo vedere e toccare addirittura con mano, noi piccoli e presuntuosi esseri dalla vita effimera, quello che la Storia ci dovrebbe insegnare!                  Nulla dura in eterno … e meno che mai l’Uomo!                         
Sul terreno raccolgo diverse conchiglie molto belle che porterò a mio nipote. Non sono fossili e vengono scagliate quassù dalla forza del mare. Ci rimettiamo in marcia e nel pomeriggio veniamo di nuovo fermati dalla Polizia che però non ci fa perdere tempo, anzi sono gentilissimi. Poco più avanti scorgiamo un villaggio che sembra una vera e propria favelas, ma in realtà sono le case dei pescatori. Proseguiamo oltre e finalmente arriviamo a Boujdour senza avere praticamente incontrato anima viva negli ultimi duecento e passa chilometri! Cerchiamo un posto dove passare la notte e troviamo un alberghetto dove, anche se c’è il garage, decidiamo di fermarci. Ci garantiscono la presenza di un guardiano notturno ma per sicurezza scarichiamo tutti i bagagli dalle moto e ce li portiamo in camera. Naturalmente ci danno le stanze su due piani diversi e siccome io sono il più “giovane” il Comandante si becca la stanza al primo piano mentre io, carico come un mulo, mi arrampico fino al terzo piano! Ovviamente non esiste l’ascensore e quando arrivo in camera sono verde, e non per colpa del tè, mentre il muro è ricoperto di puntini rossi!! Dopo aver aspirato tutto l’ossigeno possibile, e aver maledetto le mie valigie, assumo lentamente un colorito normale e noto con piacere che anche dalla parete sono spariti i puntini rossi.          La stanza è piccola ma discretamente pulita e dopo essermi spogliato mi infilo in doccia. L’acqua bollente toglierà la fatica e mi farà scordare l’arrampicata. Ora che sono bello pulito e rinfrescato scendo nella hall e cerco inutilmente di attaccare bottone con la ragazza che lavora dietro al banco. Ma come tutte le donne islamiche è molto riservata e non accenna a darmi confidenza. Poco dopo arriva Ennio e usciamo a fare un giretto prima di cena, ma la città non sembra offrire un granché.            La strada principale è affollata di gente di tutte le età e molti bambini corrono liberamente, esattamente come facevamo noi secoli fa! I tavolini fuori dai bar sono tutti occupati ma solo da uomini. Le donne camminano in gruppetti, avanti e indietro senza mai dare confidenza a nessuno. Non troviamo un ristorante che possa sembrare decente  e quindi Ennio chiede ad un ragazzo dall’aria sveglia se conosce un posto dove si possa mangiare. L’istinto del Vecchio ha fatto centro ancora una volta!                      Il giovanotto si rivelerà una guida formidabile, accompagnandoci per le vie dell’interno a comprare alcune cose, poi ci porterà da un suo amico che gestisce una tavola calda. Durante il tragitto ci racconta un po’ della sua vita e ne restiamo piacevolmente colpiti. È un ragazzo in gamba e anche, a quanto pare, ben voluto dai paesani dato che ogni persona che incontriamo lo saluta.   Quando gli diciamo che siamo motociclisti restiamo un po’ sorpresi dal fatto che lui sappia benissimo in che albergo siamo alloggiati. È evidente che due stranieri in un paesotto come questo non passino certo inosservati però …
La tavola calda si rivelerà essere più che altro un banchetto con qualche tavolino all’aperto, una piastra per la cottura dei cibi, un vecchio frigorifero con delle bibite fresche e nulla di più!                       Ma il proprietario è simpatico e, insieme al nostro accompagnatore, si da molto da fare per accontentarci al meglio.              La nostra guida ci serve addirittura personalmente dell’ottima carne ai ferri e della verdura saltata sulla piastra; è tutto di ottima qualità e noi mangiamo di gusto. Lo abbiamo invitato a sedersi con noi, ma ci raggiungerà solo quando avremo finito il nostro pasto, dimostrando così di avere una certa classe e molto rispetto per noi. Prendiamo un buonissimo tè alla menta e poi, ringraziato il giovanotto, che non accetta assolutamente alcun tipo di mancia, torniamo tranquillamente verso l’albergo.          Ma qualcosa sta succedendo perché vediamo diverse camionette della Gendarmeria, con a bordo dei militi in tenuta anti-sommossa, che corrono all’impazzate lungo le vie che costeggiano il viale principale. Chiediamo ad un ragazzino se sa il motivo di tutto questo trambusto e lui, come se fosse una cosa assolutamente normale, ci dice solo:”Sahraui Polisario”. Si tratta di una qualche azione del movimento che reclama l’indipendenza del Marocco Occidentale dal governo centrale. Per evitare problemi trottiamo via veloci e poco prima di arrivare all’albergo, in una via laterale, vediamo all’opera i soldati! Hanno intercettato un giovanotto che corre come una lepre inseguito da una macchina della polizia. Bloccano con un furgone l’uscita della via e in  una frazione di secondo il fuggitivo è legato e, dopo una bella dose di bastonate, caricato di peso nel furgone che riparte a tutta birra! Restiamo allibiti davanti a tanta violenza, ma sembra che a nessuno intorno a noi, la scena abbia destato una qualsiasi emozione.. Perplessi da tutto questo rientriamo e andiamo a dormire ma non sarà  facile addormentarsi dopo quanto ho visto! Anche perché giù nella strada il carosello di macchine continua ...             Passa del tempo e quando finalmente prendo sonno mi arriva, come una fucilata, la voce di Ennio che sta gridando a tutto spiano. Apro gli occhi ma subito non mi rendo conto se ho sognato perché ora non sento più nulla. Poi di nuovo le grida: è proprio Ennio che sta urlando qualcosa e parla di moto! Infilo al volo un paio di braghe e mi tuffo giù per le scale. Esco dalla hall e trovo Ennio intento a coprire di parole il guardiano notturno che sembra essersi appena svegliato! Rapidamente mi dice che dei ragazzi stavano trafficando intorno alle moto e controlliamo immediatamente se hanno fatto qualche danno. Arriva anche il portiere di notte a chiedere spiegazioni e lentamente la situazione si chiarisce: due ragazzi erano saliti sulle moto per fare delle foto e il Vecchio dalla finestra li aveva visti. Subito ha pensato al peggio ma il guardiano notturno, a cui avevano chiesto il permesso, era li a controllare. O almeno questa è la versione ufficiale ma sono talmente stanco e arrabbiato che voglio chiamare la Polizia. Poi vengo sconsigliato da Ennio e lentamente mi calmo anche io, soprattutto dopo aver visto che effettivamente dalle moto non manca nulla. Risalgo in camera e finalmente dormo, certo del fatto che, dopo la sfuriata il guardiano notturno non permetterà che succeda qualcosa alle nostre Regine!             La mattina seguente sono sveglio di buon’ora, scendo con tutti i miei bagagli e comincio a caricare la moto, dopo aver di nuovo controllato ogni cosa. Il guardiano notturno mi avvicina e mi chiede se ci sono problemi e, alla mia risposta negativa, se ne torna a sedersi con aria tranquilla. Poi scende anche Ennio e andiamo a fare colazione. Saldato il conto siamo pronti a partire ma la moto del Vecchio non si accende più! Sembra che non ci sia più corrente perché non da alcun segno di vita, ma è quasi impossibile che abbia rotto la batteria perché i fari funzionano. Provo a controllare e dopo aver smanettato un po’ scopro il problema: si tratta del pulsante di emergenza che serve a spegnere il motore. Probabilmente la nebbia salina dei giorni scorsi ha ossidato i contatti interni, oppure l’umidità di stanotte ha creato qualche problema. Una bella lavata con un disossidante e tutto torna alla normalità: un giro di chiave, una leggera pressione sul magico tasto dell’avviamento e il ruggito della Vecchia Leonessa fa tremare i vetri della hall! E anche il guardiano tira un sospiro di sollievo! Ora possiamo partire e, dopo aver fatto il pieno, puntiamo a nord verso la nostra prossima e lontana destinazione: Tan-Tan. Di nuovo la bellissima litoranea ci accoglie e noi navighiamo dolcemente cullati dal ronfare regolare dei nostri motori. Stiamo tenendo una buona media pur senza correre troppo e rapidamente arriviamo a Laàyoune. Attraversiamo la caotica città senza fermarci e riprendiamo la nostra bella corsa. Verso mezzogiorno siamo a Tarfaya e ripassiamo a guardare il monumento a Saint-Exupèry, quindi andiamo a mangiare. Ci accoglie con allegria il proprietario del ristorante che già ci aveva ospitati nell’andata. Si informa se tutto è andato bene finora e ci prega di non esitare, se ne avessimo bisogno, a contattarlo. Dopo un ottimo pranzo ci rilassiamo un momento e poi riprendiamo il cammino. Usciamo da Tarfaya, facciamo rifornimento e poi il Vecchio mi fa andare avanti ma non per molto … Dopo cinquanta lunghissimi chilometri di un interminabile rettilineo vedo che si avvicina, mi affianca, mi guarda e … mi saluta!? Da gas e sparisce sollevando dietro di sé una scia di sabbia sottilissima. “Ecco che và!” penso dentro di me. Ormai conosco il mio uomo e aspettavo questo momento; quindi a mia volta accelero e comincia il sogno! La sua moto ha più ripresa della mia ma è un po’ meno veloce e dopo qualche chilometro gli sono in scia. La strada è bella e il traffico praticamente non esiste. Cosa possono chiedere di più due ragazzini che vogliono giocare con le loro cavalcature?                        Le nostre Regine sembra abbiano capito la situazione e ci assecondano in modo stupendo. Finalmente arrivano alcune curve a spezzare la monotonia e la strada scende in un ampia vallata sul cui fondo scorre un fiume. Ci gettiamo giù a capofitto come due uccelli da rapina e le moto, pur essendo a pieno carico, non fanno una piega mantenendo una velocità elevatissima! L’asfalto è perfetto e le gomme sono calde al punto giusto perciò l’aderenza è al massimo! Seguo il Vecchio Leone nelle sue traiettorie più che perfette e filiamo, sempre in sicurezza, come due proiettili. Usciamo dalla depressione e ci troviamo davanti un grosso fuoristrada nero che, vedendoci arrivare così veloci, invece di darci strada si mette a correre pure lui. Evidentemente è uno del posto perché facciamo fatica a tenergli dietro; ed è certamente un buon pilota perché imposta le curve, e le fa, in modo impeccabile e precisissimo. Lascia entrare la grossa macchina in curva senza nessun accenno ad indecisioni o paure e poi mantiene velocità e traiettorie senza nemmeno una sbavatura. Ma neanche noi siamo dei novellini e, dove non arriva la potenza dei nostri motori, sfruttiamo al massimo l’agilità delle moto! Il Vecchio guida in maniera esemplare la pesante Africa Twin e io gli sono dietro senza perdermi nulla dello spettacolo. L’adrenalina è a mille e ci stiamo divertendo come dei bambini. Proseguiamo in questa sarabanda e mettiamo in campo tutta la nostra abilità, ma quello davanti a noi non molla neanche un secondo! Non manca molto a Tan-Tan e dobbiamo arrivare prima di lui! Ed ecco arrivare il momento buono: ci sono due camion davanti a noi e lui è costretto a rallentare per una sola frazione di secondo. Ma non si lascia intimorire e sorpassa giusto un attimo prima di noi. Merda!! Siamo ancora dietro! Decisi più che mai a beccarlo diamo ancora gas e le Regine, da buoni cavalli di razza, danno il massimo!               I motori caldissimi rendono al meglio e ad ogni tocco sull’acceleratore le moto scattano in avanti come se volessero morsicare l’asfalto. Poi succede quello che doveva succedere!    Un attimo di indecisione da parte del pilota sul fuoristrada e il Vecchio lo infila di brutto superandolo in tromba! Do tutto gas e la mia Regina sembra volare! Affianco l’uomo, e vedo che ormai è rassegnato a stare dietro. Però è cavalleresco perché mi fa un saluto sorridendo. Un breve cenno col casco da parte mia e lancio al massimo la moto all’inseguimento del Vecchio: lo raggiungo e percorriamo l’ultimo pezzetto di rettilineo a tutta la velocità che danno le nostre moto. Poi caliamo un po’ l’andatura e lasciamo un po’ di respiro anche ai nostri cavalli! Arriviamo in scioltezza a Tan-Tan e ci fermiamo davanti al campeggio dove passeremo la notte. Quando ci togliamo i caschi esplode la gioia e ci abbracciamo! Abbiamo fatto gli ultimi centocinquanta chilometri in poco meno di un’ora e siamo in uno straordinario stato di grazia. Ridiamo e piangiamo nello stesso momento! Il Vecchio ha un sorriso che fa il giro della testa e ogni traccia di stanchezza è sparita dalla sua faccia. Inoltre sembra che le rughe siano completamente sparite dal suo volto; sembra un ragazzo di trent’anni e ne ha più del doppio!! Passa un buon quarto d’ora prima che ci calmiamo e finalmente diamo ascolto alla proprietaria che prima, inutilmente, aveva cercato di capire se ci saremmo fermati per la notte. Dopo esserci accordati sul prezzo portiamo le moto all’interno  vicino alla grande tenda dove dormiremo. A quanto pare siamo gli unici clienti  e lo spazio è tutto per noi. Per non disturbare Ennio con i miei russamenti, mi metto in un angolo e lui invece si sistema dalla parte opposta. Poco dopo arrivano altri clienti ma hanno un grosso camion con montata sopra una cellula abitativa e non verranno a dormire qui. Meglio così! Abbiamo un po’ di tempo prima della cena e ci dedichiamo ognuno alle proprie faccende. Una bella doccia fatta in compagnia di una grossa cavalletta, che non vuole saperne di uscire dal locale, e dopo ci sediamo per consumare una buona cena. La proprietaria del campeggio è una signora Francese abbastanza simpatica che vive qui da anni. Mi ricorda la mia Amica Anna , anche lei ha un campeggio, sia nei modi che nella simpatia. La serata scorre tranquilla e rapidamente arriva l’ora di dormire. La temperatura si è notevolmente abbassata ma dentro la tenda si sta bene e c’è un gradevole tepore. Mi infilo nel mio sacco a pelo e mi addormento di colpo, ripensando alla bella avventura di oggi. La mattina seguente il Vecchio non sta bene. Ha dei forti dolori alla schiena causati forse da uno spiffero d’aria che entrava da una lacerazione nel telo e io non posso far nulla per aiutarlo. Facciamo colazione e poi vedremo il da farsi. Decidiamo di partire e quando saremo a Guelmim ci penseremo. Abbiamo la possibilità di scegliere tra due itinerari per tornare verso Tangeri. Il primo e più breve ci farebbe passare da Agadir per seguire la costa fino alle grandi città del nord. Il secondo più impegnativo, però senz’altro più spettacolare,  prevede un largo giro fino a Ouarzazate. Arriviamo a Guelmim e, senza fermarci, proseguiamo fino a Bouizakarne, piccola cittadina di circa undicimila abitanti. Qui ci fermiamo e prendiamo un tè proprio nella piazza del mercato. Ora non possiamo rimandare le decisioni e, carta alla mano, studiamo un po’ il percorso. Da qui alla nostra prossima tappa, se decidiamo di fare il tragitto verso Ouarzazate, ci restano da fare circa duecentocinquanta chilometri. Se invece puntiamo  a nord verso Agadir ne avremmo circa centocinquanta. La grossa differenza non è data dai chilometri ma dalla condizione delle strade. Per arrivare ad Agadir si percorre una bella strada statale, viceversa per arrivare a Tata, ci aspetta una strada secondaria in un fondovalle vicino ai confini dell’Algeria. Il mio desiderio sarebbe quello di fare proprio la strada più difficile perché in questo modo terremo fede al progetto iniziale del nostro viaggio. Ma è più importante lo stato di salute di Ennio e la nostra sicurezza. Anche lui è molto indeciso e mi chiede più volte cosa ne penso. Con un pieno di carburante arriveremo tranquillamente a Tata ma non conosciamo lo stato della strada. Durante il tragitto c’è comunque un distributore ma è sempre un’incognita!               Dopo aver chiesto informazioni sulle condizioni della strada il Vecchio sale in moto e punta deciso verso … Agadir e io lo seguo poco convinto. Poi si ferma e mi fa cenno di avvicinarlo.        Estrae la carta e mi mostra dove si trova Tata chiedendomi:” Se ti chiedo di andare per la più lunga , tu che mi dici?” La mia risposta è una domanda :” Come è?” e lui “Bella!” al che gli dico immediatamente:”Allora  andiamo!”.                                     (Userò ora una sua terminologia, perché aiuta a capire di più il Vecchio) : “Il s’ammerde!”, ripone la carta, infila il casco, parte e poi … fedele al suo spirito di avventura  vira a destra e … “ On s’en fiche … la Vie è belle!!”)
In poche parole ha deciso di andare perché: “ Chi se ne frega … la Vita è bella!!”. Come si può non seguire un simile Capitano? Lasciamo Bouizakarne e ci addentriamo nella grande vallata percorsa dal fiume Draa e che costeggia il confine Algerino.
Rapidamente il paesaggio cambia e la strada diventa più stretta e in brutte condizioni. L’innumerevole serie di buche mette a dura prova la schiena del Vecchio, costringendolo a fermarsi più volte. Ma è un osso duro e non vuole cedere! Percorriamo un centinaio di chilometri di strada terribile e finalmente arriviamo al distributore dove contiamo di rifornirci. Ma restiamo delusi trovandolo chiuso:il vecchio proprietario è morto e il figlio è andato al paese vicino a pregare.  Siamo in una situazione preoccupante: Ennio non sta bene e abbiamo poca benzina! Inoltre abbiamo notato la quasi totale mancanza di traffico, perciò se dovessimo restare fermi per un qualsiasi motivo, difficilmente potremo ricevere aiuto.  Dopo un breve consulto decidiamo di rischiare e proseguiamo! Abbiamo percorso poca strada quando mi accorgo che la lancetta del contachilometri va a zero e da li non si muove più. Molto probabilmente si è rotto il rinvio ma qui non posso ripararlo Segna ottantaquattromila ed è un chiaro segno che la Regina non vuole invecchiare! Facciamo una breve sosta e sgonfiamo un po’ la gomma posteriore di Ennio, in modo da dargli un po’ di confort in più. Il dolore alla schiena non gli da tregua e rende tutto più difficile. Gli ampi spazi desertici a cui eravamo abituati sono ora sostituiti dalle montagne della catena dell’Anti Atlante che, intorno a noi, hanno assunto l’intenso colore della ruggine e incombono sulle due piccole formiche che hanno avuto il coraggio di sfidarle! Percorriamo in assoluta solitudine la stretta strada del fondo valle e, nonostante una certa apprensione, godiamo di questo paesaggio selvatico che lentamente si impossessa di noi. Improvvisamente appare come dal nulla un paese che sembra semi-abbandonato ma è abbastanza grande e dove forse troveremo della benzina. Purtroppo non ci sono distributori ma Ennio, Uomo dalle mille risorse, conosce il posto e in meno di dieci compra del carburante da un benzinaio abusivo! Mancano un centinaio di chilometri a Tata e decido di non rifornirmi perché ho autonomia più che sufficiente per arrivarci. Non mi fido molto degli abusivi, in quanto spesso hanno della benzina sporca o di scarsa qualità. Comperiamo anche del pane e qualche formaggino che, insieme ad un po’ di tonno in scatola, costituiranno il nostro pranzo. Usciamo dal paese e ci fermiamo per mangiare in una specie di parchetto che ha visto certamente tempi migliori! Alcuni ragazzi passano con dei motorini sgangherati e ci salutano sorridendo. Ennio si sdraia stravolto dal dolore e cerca di recuperare un po’ mentre io veglio su di lui, anche se non ce ne alcun bisogno. Dopo una mezz’oretta ripartiamo decisi ad arrivare a Tata prima di sera. E infatti comincia a calare il sole quando entriamo in città e subito facciamo rifornimento di benzina, poi andiamo a cercare l’albergo. Ma non c’è bisogno di cercare poi tanto, dato che Ennio sa benissimo dove andare! Infatti ci arriviamo in due minuti e subito iniziamo una bella discussione per farci assegnare un paio di camere a prezzo politico. La trattativa è lunga e vivace ma alla fine troviamo un accordo e portiamo in camera i nostri bagagli. Prima però allineiamo le borse sul muretto dell’hotel e facciamo un paio di foto, perché non sembra possibile che tutto questo bagaglio  riesca a starci sulle due moto! Non è tardi ed Ennio ne approfitta per riposare un po’mentre io … seguo il suo esempio e schiaccio un bel pisolino! Quando usciamo dalle stanze è già buio e ci incamminiamo verso il centro città. Il Vecchio è proprio un cittadino del mondo e, a colpo sicuro, mi porta a cena in una specie di bottega dove ci sono solo quattro tavolini. Nel locale oltre a noi ci sono solo altre quattro persone vestite in modo molto particolare. Ennio mi spiega che probabilmente sono membri di una qualche tribù, ma non della  zona, perché l’abito che portano non è tipico del Marocco bensì della Mauritania. Esso si compone di un paio di ampi pantaloni  (Seroual) e da una lunga tunica  (Bubù) costituiti da stoffe molto leggere che proteggono ottimamente da vento, sole e sabbia. Ai piedi indossano dei bellissimi sandali in pelle di gazzella (nails). Anche i lineamenti del volto sono particolarmente belli e, dato anche il loro fiero portamento, sono sicuramente dei nobili. Ennio mi spiega che conosce molto bene le abitudini e gli usi Mauritani perché ha vissuto diverso tempo proprio in Mauritania, dove svolgeva l’attività di istruttore pilota. I suoi racconti vengono interrotti dal giovane proprietario del locale che vuol sapere cosa desideriamo mangiare. Ordiniamo della carne ai ferri che si dimostrerà, a dispetto delle misere condizioni della cucina, straordinariamente buona! Oltre alla carne prendiamo la solita verdura cotta alla piastra e il buonissimo pane locale. Durante la cena ci fanno compagnia un paio di grossi gatti, che si accoccolano sotto il tavolino senza mostrare la minima paura di noi! Ormai si è fatto tardi ed è meglio rientrare. Però ci concediamo ancora un momento di relax gustando l’ormai immancabile tè alla menta. Tornando verso l’albergo Ennio mi mostra una sua pila che, nonostante sia di dimensioni assai  ridotte, emette un fascio luminoso impressionante. Nel buio quasi totale in cui siamo immersi la accende e un dardo di luce bianchissima spezza la notte, fino ad una distanza assolutamente eccezionale! Non avevo mai visto una simile potenza e, preso dalla curiosità, tempesto di domande il Vecchio che con pazienza risponde alle mie richieste. Sicuramente si è già pentito della dimostrazione! Ovviamente non posso lasciargliela passare a buon mercato e continuo a chiedere le cose più assurde fino a che, accortosi della mia strategia, Ennio mi manda a quel paese e ridendo torniamo in albergo. Abbiamo trascorso una giornata molto intensa e ora la stanchezza si fa davvero sentire quindi filiamo a letto e( almeno per quanto riguarda me) crolliamo come sacchi sui letti e dormiamo fino al mattino dopo. Che comunque arriva dopo pochi minuti che abbiamo chiuso gli occhi! A quanto pare qui in Marocco le notti durano meno che in altri posti.  Anche stamattina mi sono alzato prima del Vecchio e ho cominciato subito a caricare la moto; poi arriva lui e, mentre io ancora non ho finito … “Are you ready?”… Accidenti!! Vorrei tanto sapere come diavolo fa ad essere sempre pronto prima di me!? Quella vecchia canaglia deve avere qualche metodo segreto! Eseguo un check-list velocissimo e quando ho finito devo correre per potergli dire “Yes Sir!”. Sono convinto che dentro il casco il Vecchio si sta facendo un sacco di risate alle mie spalle.            Ma prima o poi, ne sono certo, scoprirò il suo misterioso sistema! Oggi dovremo fare una lunga tappa di circa quattrocento chilometri e, se tutto va bene, stasera saremo a Ouarzazate.        Siamo in viaggio da circa un’ora e sembra che tutto proceda per il meglio. Il tempo è meraviglioso e sulla strada non abbiamo ancora incrociato nessuno. È uno spasso guidare in questi posti meravigliosi e a quanto sembra Ennio sta meglio. Poi ci inerpichiamo su di uno stretto passo montano e da lassù possiamo ammirare uno spettacolare paesaggio. Le montagne in lontananza sono coperte di neve e sotto di noi le ampie e verdi vallate ricordano un po’ le montagne di casa nostra. Arriviamo a Foum-Zguid e facciamo una sosta per riposarci un momento. Ennio invita un paio di poliziotti a fare colazione con noi ma questi non accettano, però fanno volentieri due chiacchiere. Poco dopo ripartiamo salutati dai nostri nuovi amici che ci augurano buon viaggio. Ora la strada cambia in peggio e per altri cento chilometri farà il possibile per distruggere la povera schiena di Ennio! L’asfalto è assolutamente irregolare e piccoli dossi si susseguono a profondi avvallamenti, senza soluzione di continuità, costringendoci ad alzarci spesso in piedi sulle pedane. Siamo costretti a fermarci  più volte ma il Vecchio è tenace e prosegue la marcia con ostinazione! Finalmente arriviamo a Zagora e il calvario finisce. Entriamo nella piccola ma bella cittadina e ci fermiamo nella pittoresca piazzetta dove prendiamo, come d’abitudine, il dolcissimo tè. Ci sono alcuni negozi che vendono le solite chincaglierie per turisti e i proprietari fanno a gara per richiamare, inutilmente, la nostra attenzione. Però prima di ripartire compro un foulard giallo e lo regalo al mio Maestro. Altri centocinquanta chilometri ci separano da Ouarzazate e, dopo aver mangiato qualcosa ci rimettiamo in movimento.        Ma non avevo idea di cosa avrei visto durante il tragitto!    Appena lasciata Zagora entriamo nella bellissima Valle del Draa. Il nome le deriva dal fiume che la attraversa e che è il più lungo e importante di tutto il Marocco. Nasce nelle montagne dell’Alto Atlante dalla confluenza di due importanti fiumi, il Dadès e l’Imini, nei pressi di Ouarzazate e sfocia nell’Atlantico,dopo un  percorso di ben millecento chilometri, nella zona di Tan-Tan.  Una spettacolare visione si apre davanti ai nostri occhi: migliaia e migliaia di palme da datteri coprono il terreno fino a dove arriva il nostro sguardo! Dopo le distese si sabbia e le aride montagne, sembra di entrare in un giardino fantastico e surreale. Non ci sembra possibile che in mezzo a questa zona arida e brulla ci possa essere un’esplosione di verde di tale portata. Quello che vediamo è il semplice risultato dell’importante contributo idrico dato dal fiume Draa. La bella strada si snoda nel fondovalle e sembra di viaggiare in un sogno meraviglioso! Poi saliamo di quota e usciamo dalla valle del Draa  fino ad arrivare alla bella cittadina di Agdz, che si trova nella catena  montuosa del Jebel Sarhro, dove facciamo una breve sosta per goderci ancora un po’ il bellissimo panorama. Quello di oggi è stato quasi certamente il tragitto più bello che abbiamo fatto finora, e siamo certi che è valsa la pena di aver preso, stamattina, la decisione di vivere questa nuova avventura! Intorno a noi il paesaggio è ampio e spettacolare: siamo praticamente immersi nella montagna.            Gli ingressi alle numerose miniere presenti in questa zona sono la sola testimonianza della presenza umana. E a parte qualche camion carico di materiale, non si vede anima viva. Siamo solo noi e le nostre Regine! Siamo talmente felici ed emozionati che facciamo persino fatica a parlare. Oramai mancano solo una cinquantina di chilometri a Ouarzazate e vi arriviamo senza difficoltà. È una moderna cittadina di circa sessantamila abitanti fondata negli anni Venti dai Francesi. Si trova adagiata nella valle del Dadès, affiancata dall’omonimo lago da cui nasce il fiume Draa. La sua notorietà si deve in massima parte alla presenza degli studi cinematografici Atlas dove sono stati girati film molto noti come: “Lawrence d’Arabia”, “Il tè nel deserto”e il più recente “La Mummia”. Nella  vicina Taourirt si trova una grande Kasbah, abitata fino alla fine degli anni trenta, dove furono girate nel duemilasei le riprese della fiction Italiana “La fattoria”.  Entriamo nella bella e ordinata città e rapidamente il Vecchio trova l’albergo in cui passeremo la notte. Certo che viaggiare con un simile personaggio è fare vita facile: sa dove trovare la benzina, dove mangiare e dove dormire. Mancherebbero solo delle belle ragazze ma .. non bisogna pretendere troppo! Il mio unico impegno quotidiano, oltre a guidare la moto e godermi il paesaggio, è escogitare ogni volta un modo nuovo per fare incazzare il Vecchio!! Poi tanto mi perdona sempre. È un buono di natura! Ceniamo nello stesso albergo e poi usciamo per un breve giretto. Cambiamo dei soldi, prendiamo il tè e chiacchieriamo tranquillamente … caspita, sembriamo proprio due turisti sfaccendati! Torniamo in albergo e andiamo a dormire con ancora negli occhi i meravigliosi paesaggi che abbiamo avuto la fortuna di ammirare oggi. Il nuovo giorno è già arrivato, sempre troppo velocemente, e io sono di nuovo alle prese con i miei bagagli. Caricata velocemente la moto facciamo colazione e poi partiamo per una nuova tappa. Dovremmo percorrere solamente duecento chilometri per arrivare alla mitica città di Marrakech. Attraverseremo la catena  dell’Alto Atlante e ci aspettano altri nuovi panorami mozzafiato. Il tempo è sereno e nulla lascia presagire quello che ci succederà durante la giornata. Percorriamo la bella valle per circa cinquanta chilometri e poi iniziamo a salire leggermente su una strada dal fondo quasi perfetto. Però la temperatura si sta rapidamente abbassando e adesso l’asfalto è bagnato, anche se c’è il sole. All’improvviso incrociamo due mezzi che non dovrebbero esserci in queste zone! Si tratta di due grossi camion con davanti una pala per sgombrare la neve. Guardando meglio vedo che in lontananza le cime delle montagne sono bianchissime di neve ma non mi preoccupo più di tanto. Ora la pendenza della strada aumenta e il freddo anche, ma il sole continua a splendere e a riscaldarci e ci godiamo le stupende visioni di questa terra sempre più selvaggia. Io amo la montagna e mi sto proprio divertendo su questo nuovo percorso. Ma di colpo lo scenario cambia completamente: senza nessun preavviso ci troviamo immersi in una nebbia fittissima e umida e la visibilità si riduce quasi a zero! Siamo abituati a vederla dalle nostre parti in Italia, ma trovarla qui, e così immediatamente, lascia un attimo perplessi. Poi con la stessa rapidità con cui è apparsa, la nebbia sparisce! Ma non ritroviamo più il sole bensì una pioggerella sottile e fastidiosa. La salita diventa sempre più ripida e i tornati si susseguono uno dopo l’altro senza soluzione di continuità.    Ora il freddo si fa sentire ma non c’è possibilità di fermarsi perché la strada è stretta e non ci sono piazzole di sosta.            Poi finalmente vedo dei ripetitori radio e, sapendo che di solito vengono piazzati sulla cima dei monti, tiro un sospiro di sollievo. Dovremmo essere sul valico quindi tra poco scenderemo verso climi più miti. Purtroppo io sopporto malamente il freddo e in questo momento sto quasi tremando. Per fortuna cominciamo davvero a calare di quota e la temperatura migliora leggermente. Ma è una piacere che dura poco. Pensavo di aver già superato l’alto passo di cui Ennio mi aveva raccontato, ma resto deluso. Infatti la salita ricomincia più ripida di prima e siamo come catapultati verso l’alto! Adesso capiamo perché abbiamo incrociato quei camion prima: intorno a noi è tutto bianco e la strada è percorribile solo perché i due mezzi sgombraneve hanno fatto pulizia. Non nevica più per fortuna ma piove e fa un freddo orribile. Bisogna fare molta attenzione perché l’asfalto è viscido e i nostri riflessi sono rallentati dalla bassa temperatura. Ma il peggio deve ancora venire! Ci arrampichiamo ancora di più verso il passo Tizi-n-Tichka che si trova ad un’altezza di ben duemiladuecentosessanta metri!! Nonostante il freddo e la pioggia il posto è bellissimo e immagino come deva essere quando splende il sole. Sembra che i tornanti non finiscano mai e, per giunta, ora cominciamo ad incrociare anche dei camion. Probabilmente saranno diretti alle  miniere che si trovano nella zona. Il termometro montato sulla mia moto mi dice che ci sono solamente cinque gradi, ma non possiamo assolutamente fermarci! Dopo un’eternità finalmente arriviamo sulla cima. Non si vede quasi nulla e il solo desiderio che ho è quello di andarmene il più velocemente possibile da questa ghiacciaia! Ma la discesa si rivelerà ancora più infida e pericolosa della salita, soprattutto per il Vecchio. La sua moto infatti ha un baricentro più alto della mia e, se ciò gli permette una guida molto precisa su strada pianeggiante, diventa difficilissima da controllare su questi tornanti! Inoltre l’asfalto sporco e veramente scivoloso crea grossi problemi di aderenza;  tenere sotto controllo i quasi trecento chili di peso delle nostre moto, e infreddoliti come siamo, senza volare giù di sotto sarà un’impresa difficile. Scendiamo lentamente evitando il più possibile di fare manovre brusche e la tensione è tale che quasi dimentico il freddo. Ed ecco che arriva il momento brutto!! Imbocchiamo una serie di curve strettissime e in rapida successione e vedo la moto di Ennio che scivola verso il guard-rail. Oltre quella fragile barriera … il vuoto!!                 Uno strapiombo di cui non si vede il fondo non permetterebbe alcuna possibilità di sopravvivenza al malcapitato che vi dovesse cadere dentro. Istintivamente sfioro la leva del  freno e sento che anche la mia moto comincia a patinare. Cazzo!!! Non c’è tempo di pensare e forse ...  nemmeno di pregare! Rilascio il freno, do un filo di gas e la Regina recupera stabilità con dolcezza. È andata bene anche stavolta! Tutte le manovre si sono svolte in un tempo che è infinitesimale, ma sembravano lentissime. Non mi so spiegare il perché ma, quando si è così carichi di adrenalina, sembra che il tempo scorra più lentamente. Nel frattempo vedo la scena, come al rallentatore, del Vecchio che compie il miracolo: riesce a rimettere in linea la moto e sparisce oltre il tornante. Bravo Amico mio!! Mi aspetto di vedere il muso di un camion spuntare da dietro la curva, ma per fortuna non succede. Quindi a mia volta supero il  punto critico e vedo Ennio che prosegue, un centinaio di metri davanti a me, la sua discesa. Siamo stati molto fortunati perché, se quel grosso autocarro che stiamo incrociando fosse stato un po’ più su, ora non saremmo qui a raccontarla!    La strada è attraversata da una specie di fiumiciattolo, composto di acqua e terra, che scende dalla ripida parete alla nostra destra ma non ci crea problemi. Continuiamo la nostra calata per altri trenta chilometri di brividi, e non solo di freddo, con pendenze incredibili e immersi in un paesaggio infernale dal cupo color piombo. Siamo increduli quando incrociamo un gruppo di Tedeschi che salgono in bicicletta verso la cima. Provo rispetto per loro ma io non lo farei mai! Ci metteremo un’ora per arrivare in fondo a questa discesa infernale dove finalmente potremmo fermarci per riscaldarci. Ci sono dei negozi e anche un piccolo ristorante che rappresenta la nostra salvezza. Scendiamo barcollando dalle moto ed entriamo tremanti nel locale. Prima però apro il bauletto e prendo un paio di guanti pesanti che do al Vecchio: ha le mani quasi congelate perché, come me, indossa dei leggeri guanti da fuoristrada. Io sto un po’ meglio, ma solo perché ho montato delle manopole riscaldate che mi hanno dato un bell’aiuto. Abbiamo le gambe intorpidite dal freddo e ci muoviamo con difficoltà, ma una volta nel locale cominciamo a sentirci meglio. Un bel tè bollente e lentamente riprendiamo vigore e torna il buonumore. Faccio i complimenti a Ennio per come è riuscito a controllare la moto in quella brutta scivolata e le battute si sprecano: buon segno! Vuol dire che stiamo meglio, ma ci vorrà comunque più di un’ora prima di trovare il coraggio di uscire di nuovo in strada. Fortunatamente ha smesso anche di piovere e sembra che il tempo sia in miglioramento.                Pochi chilometri dopo la partenza il sole finalmente si fa vedere e il paesaggio appare in tutta la sua bellezza. Attraversiamo delle vallate spettacolari e arriviamo alla cittadina di Ait-Ourir, sede di un’importante mercato agricolo. Degne di nota la bella  foresta, che è riserva naturale, e le vicine piantagioni di eucalipto.            Si coltiva abbastanza intensamente l’olivo e una buona fonte di reddito è data dalle numerose miniere presenti nella zona, dalle quali si estrae il quarzo. Ancora una trentina di chilometri ed arriveremo alla mitica Marrakech, città che da sempre accende la fantasia dei viaggiatori di tutto il mondo e mèta molto ambita dai motociclisti! Marrakech si trova nel centro-sud del Marocco, nella catena montuosa dell’Atlas, e a soli cinquanta chilometri dal Jebel Toubkal, che con i suoi quattromila centosessantacinque metri è la montagna più alta non solo del Marocco ma di tutto il Nord-Africa! Fu fondata nel millesessantadue da Yùsuf  ibn Tàshfin, uomo d’armi e importante capo militare di origini Berbere, protagonista della conquista sia del Marocco che della Spagna del Sud.  La città passò sotto diverse dinastie:  dagli Almoravide( i fondatori) agli Almohade, ai Sa’didi per finire con gli Alawide. Tra il diciassettesimo e il diciannovesimo secolo perse molta della sua importanza, sia commerciale che economica, riacquistandola nei primi del Novecento con l’occupazione Francese. Dopo il riconoscimento della Sovranità del Marocco e l’abbandono della città da parte dei Francesi, Marrakech si ingrandì notevolmente a causa della massiccia migrazione dei popoli dell’Atlante. Attualmente la popolazione residente è stimata in circa un milione e mezzo di persone.           È la seconda città del Marocco, dopo Essaouira, ad avere un sindaco donna: Fatima Zahara Mansouri eletta nel duemilanove! Entriamo in città e subito ci troviamo imbottigliati in un caos straordinario a cui non eravamo più abituati! Ovunque intorno a noi automobili, trattori, carretti stracarichi trainati da asinelli o cavalli magrissimi e malconci, biciclette,motorini con due o tre persone a bordo, autobus che fumano come dei vaporetti, gente che corre da tutte le parti e ti schizzano davanti con il rischio di essere travolti, clacson che suonano come se fosse il giorno del giudizio… Insomma un bailamme assurdo e incredibile!!        Seguo a ruota Ennio e insieme ci tuffiamo allegramente nella confusione cercando di uscirne senza danni. Superato il primo e allucinante impatto con il caos più totale, ben presto anche noi ne diventiamo parte e, suonando e urlando maledizioni a destra e a sinistra, riusciamo in qualche modo a passare. Il Vecchio sa dove andare e naviga deciso in questo marasma, ma il culmine lo raggiungiamo quando dobbiamo attraversare le mura della città vecchia! Vi è un ingresso ma un grande cartello di divieto di accesso ne impedisce il passaggio. Ci fermiamo solo un attimo per valutare cosa fare, vista anche la presenza di un grosso poliziotto, e subito veniamo risucchiati dalla fiumana che passa proprio dove è vietato! E naturalmente veniamo anche rimproverati dal guardiano perché stiamo intralciando il traffico! La buttiamo sul ridere e ci attacchiamo anche noi al clacson, festeggiando così, a modo nostro, l’ingresso in città!! Ennio mi porta in brevissimo tempo davanti all’albergo e in pochi minuti stiamo già disfando le valigie. Però non ho voglia di restare chiuso in camera e dopo una bella doccia esco alla scoperta di Marrakech. Ennio mi da alcune dritte su dove andare e cosa vedere, quindi ci mettiamo d’accordo su dove trovarci e ci salutiamo.     
Mi dirigo subito verso la famosa piazza Jàmi el-Fnà, vero e proprio centro vitale della città. Si trova nella Medina e confina a nord con il Suq, a est con la Kasba e a sud-ovest con la grande Moschea della Kutubyia e il suo splendido Minareto alto ben settanta metri! L’imponente costruzione dal tipico stile Moresco anticamente era completamente ricoperta di maioliche turchese, bianche e blu, con decorazioni e fregi diversi per ogni lato della torre, ma purtroppo oggi non ne rimangono che pochi elementi.
 Il Suq è un enorme mercato, in parte coperto, dove ci si può immergere in una specie di caleidoscopico mondo antico!            Vengo subito avvolto dai colori e dagli odori delle varie mercanzie esposte e provo quasi un senso di smarrimento per la grande quantità di persone in movimento. Ma basta rilassarsi e dimenticare i pregiudizi per godere appieno di un’esperienza che ha dell’incredibile. Il contrasto fra l’antico e il moderno è enorme! Gli ultimi e inutili gadget elettronici si trovano esposti magari vicino a degli animali appena macellati e coperti di mosche, le più svariate e profumatissime spezie antiche si trovano gomito a gomito con i moderni preparati cosmetici. Arcaici e sconosciuti strumenti per lavorare la terra si vendono in abbinamento con le ultime tecnologie messe a disposizione dall’industria! Degli abilissimi artigiani lavorano il ferro, il legno o il cuoio con una maestria tale da far sembrare il loro lavoro quasi un gioco. In realtà sono stati necessari anni e anni di duro apprendistato per diventare così bravi! Resto affascinato a guardare mentre trasformano della semplice lamiera di recupero in diversi oggetti molto utili nell’uso quotidiano: da un vecchio fusto per l’olio ricaveranno grondaie, pentole oppure delle specie di forni dove cuocere la carne. L’inventiva e la fantasia non mancano di certo a questi artisti! Entro in un negozio dove vendono spezie e frutta secca di ogni tipo e vengo accolto con un ampio sorriso dal proprietario. Mi sembra di essere un bambino in un negozio di giocattoli e comincio a chiedere informazioni sul contenuto dei sacchi. La mia curiosità viene soddisfatta con benevolenza dall’uomo che conosce bene i suoi prodotti e le loro incredibili proprietà! La bottega è letteralmente stracolma di contenitori di ogni tipo e dimensione ridondanti di prodotti profumati: dal costosissimo Zafferano al Cumino dalle ottime proprietà digestive, dal Carvi con le sue piccole bacche lucenti e dall’aroma delicato alla Nigella dai piccoli semi neri che pare abbiano la capacità di guarire dalla sinusite! E ancora altre mille varietà di spezie dai nomi quasi incomprensibili e dall’aroma inebriante ma soprattutto, a detta di questo strano tipo di omeopata, vere e proprie medicine infallibili per ogni male.  Anche per certi tipi di…pruriti, per i quali io invece credo che l’unico e vero rimedio sia… la rassegnazione!! E poi le lunghe corone di luccicanti e immancabili datteri in tutte le varie specie: Deglet Nour, Medjool, Barhe e Halawi tutti ottimi e dolcissimi. Sono stupefatto dalla competenza di quest’uomo e starei ad ascoltarlo per ore ma, quando comincia ad entrare gente lo lascio lavorare; compro un sacchetto di buonissime mandorle sgusciate e, ruminando tranquillamente, proseguo la mia avventura nel Suq. E mentre visito altri negozi mi capita una cosa strana: incontro più volte una donna di una bellezza straordinaria! La prima volta mi è quasi apparsa davanti mentre io entravo in un negozio di abbigliamento e lei ne usciva. È certamente una Marocchina e si capisce dai lineamenti del viso e dal colorito della pelle, ma è vestita all’Europea e in modo molto elegante e non appariscente.  Ci siamo guardati e, come nelle migliori scene di un film romantico… non è successo assolutamente nulla! Però per una frazione di secondo mi sono perso nei suoi occhi:  neri e magnetici come non vedevo da tempo! Ovviamente io sono totalmente insensibile al fascino femminile e quindi ho tirato dritto per gli affari miei! In realtà gli ho fatto una specie di radiografia ma, essendo un gentiluomo, non ho dato a vedere il mio più che giustificato interesse per lei. Comunque quando sono ritornato in strada, dopo essermi trattenuto all’interno della bottega un tempo infinitesimale, la bella era sparita come un fantasma. Non avevo ancora bevuto nulla di alcolico e quindi ero certo di averla vista ma, data la mia età, cominciavo a dubitarne! Placati i fantasiosi ardori ho ripreso la mia escursione nel coloratissimo mercato; ma dopo nemmeno dieci minuti eccola riapparire! Questa volta sono certo che non si tratta di una visione e cerco di non perderla di vista ma non mi riesce: di nuovo scompare e non la vedo più. È entrata in un negozio ma quando sono entrato a mia volta lei non c’è più! Non è possibile! Non ci sono altre uscite, la bottega è piccola e non ci sono altri clienti . Non riesco a capire questo strano fenomeno ma non mi do per vinto e riprendo a girare in mezzo alla gente. Poi eccola!                 Di nuovo appare come dal nulla e di nuovo rapidamente sparisce. Questa assurda vicenda si ripeterà ancora due o tre volte senza nessuna spiegazione. Non sono un visionario e sono più che sicuro di averla vista, ma non posso di certo fermarla e chiedergli chi è! Oltre ad essere un gesto scortese nei suoi confronti, non sarebbe saggio fare una cosa simile; sono in un Paese straniero    ( e per giunta Islamico!) e sono da solo quindi è meglio lasciar perdere. Sarebbe il colmo essere arrestato per molestie ad una signora e dover spiegare al Vecchio che sono in galera perché ho fatto la corte… ad un fantasma. Ci sarebbe da ridere!!          Ormai è quasi buio e mi reco nella piazza Jàmi el-Fnà dove assisterò alla rapida trasformazione del luogo. Durante il giorno vi si svolge una sorta di mercato all’aperto dove, oltre alle classiche merci che si trovano in ogni mercato, operano anche dei personaggi dediti a varie e pittoresche attività. Si passa dagli incantatori di serpenti ai suonatori di piazza, dai cavadenti che vendono anche dentiere usate ai tatuatori che usano l’Henné per decorare il corpo come una tavolozza vivente. E poi ancora venditori d’acqua, saltimbanchi e perché no…borseggiatori e avventurieri di ogni sorta! Poi scende la sera e in un tempo incredibilmente non Africano!compaiono come per magia tavoli e panche! In poco più di un quarto d’ora si può già sedersi in compagnia e, ascoltando musica dal vivo, mangiare un piatto caldo preparato in tempo reale. La piazza comunque è più vissuta dai Marocchini stessi che dai turisti; qui infatti si ritrovano intere famiglie che trascorrono in totale relax una serata all’aperto.                     Dopo aver visto la velocità con cui hanno lavorato i Marocchini per allestire la piazza mi sento un po’ stanco e mi sposto verso il Minareto dove ho appuntamento con Ennio. Indosso una giacca di pile dal vistosissimo color arancione e quando il Vecchio arriva ridendo e gli chiedo il motivo delle sue risa, lui risponde dicendo che sembravo un semaforo ed era impossibile non notarmi! Ho bell’e capito chi dovrà pagar da bere stasera. Ce ne andiamo ridendo a braccetto e Ennio mi porta a visitare la piazza: con una guida come lui ci si sente al sicuro in ogni situazione e la serata scorre piacevole. Poi arriva l’ora di cena ma non ci fermiamo a mangiare in piazza anzi, ci addentriamo all’interno del Suq.        A prima vista non sembra un posto ideale per i turisti ed infatti , oltre a noi, ci sono solo Marocchini. Buon segno: vuol dire che si mangia bene e si spende il giusto! Non immaginavo di trovare un posto simile e ne sono un po’ stupito ma il Vecchio sa quello che fa e, dopo aver guardato con attenzione  diverse cucine, prende posto. Naturalmente non si può pretendere di essere al Grand Hotel, ma il cibo è ottimo e, visto il gran numero di gatti che circolano indisturbati, di certo i topi qui non hanno vita facile! Prendiamo della carne e delle verdure cotte che sono veramente spettacolari e offriamo la cena ad un povero che accetta di buon grado ma non siede con noi. Non è superbia la sua anzi, è una forma di rispetto nei nostri confronti. Il gesto è apprezzato dal cuoco e dagli altri avventori, che ora sembra ci guardino con più simpatia. Poi Ennio mi spiega che per gli Islamici è una legge scritta nel Corano dar da mangiare ai poveri. Al momento di pagare il conto restiamo piacevolmente sorpresi: con gli stessi soldi che abbiamo speso per mangiare in tre, in Europa avremmo mangiato un panino! Proseguiamo il nostro giro e poi ci prendiamo un ottimo tè, sempre nel Suq. Una bella passeggiata per tornare in albergo chiuderà questa nostra giornata così densa di emozioni, ma sono un po’ melanconico. Domani faremo un lungo trasferimento fino a Tangeri ma non ci saranno montagne da attraversare o infinite piste desertiche: si tornerà in qualche modo ad una pseudo normalità. O almeno questo è il mio pensiero…ma non sarà così! Purtroppo la notte è già sfumata via e dobbiamo partire. Facciamo colazione in un bel bar e poi prepariamo le moto. Prima di avviarci il Vecchio mi dice con aria seria “Se siamo bravi arriveremo a Tangeri alle diciassette!” . Non sarà semplice poiché, oltre alla strada non proprio breve, Ennio non stà molto bene. La schiena gli fa ancora male e tutti e due sentiamo il peso del lungo viaggio. Ma …”Are you ready?”… la frase arriva come  una frustata e, anche se sto ancora tirando le cinghie dei bagagli, altrettanto rapida è la risposta “Yes Sir!!”  Poi dentro di me penso “Ma porco cane! Come cazzo fa ad essere già pronto? Non c’è nulla da fare!!! Per quanto cerchi di sbrigarmi … arrivo sempre dopo! Non mi svelerà mai il suo segreto!!” Praticamente salto sulla Regina e accendo il motore mentre Lui mi passa in fianco con nonchalance, però mi accorgo benissimo che sta ridendo dentro il casco! Io avevo preso sul serio le sue parole ma anche stavolta è riuscito a fregarmi! Il resto della giornata, come avevamo previsto, si trasforma in un lungo trasferimento stradale, interrotto solo da un paio di soste. Però mi accorgo che Ennio è davvero sofferente. Il dolore alla schiena lo tormenta e arrivo a chiedermi se non sia il caso di fermarci. Ma quel diavolo scatenato non sente ragioni anzi, più passano le ore e più sembra divertirsi!  Arriviamo a Casablanca e la passiamo via senza nemmeno vederla! Poi è la volta di Rabat, di cui vedo il nome sui cartelli stradali! Finalmente entriamo in autostrada e a Kènitra  inaspettatamente…“Deo Grazia”… il Vecchio Mefistofele si ferma. Incredibile! Che succede? Nulla di straordinario: un tè bollente e il pieno alle moto. Poi un po’ d’olio sulla catena e… “Are you ready?” via di nuovo!! Accidenti!!     Ma se è così adesso come sarà stato a vent’anni sto uomo? Comunque non ho il tempo di pensare che già stiamo volando verso Larache. Ed è proprio il caso di dire volando… perché non l’ho neanche vista! Adesso il traffico si fa più sostenuto e siamo costretti a rallentare un po’ la nostra corsa. E all’improvviso ecco che l’autostrada finisce e subito dopo un semaforo, appare come in una visione, un bianchissimo stabile con la scritta Ibis hotel. Guardo l’orologio della moto e resto senza parole. Non ci posso credere:sono le diciassette in punto!!                                                      Il Vecchio ha compiuto il miracolo! SPETTACOLARE ENNIO!!                
Dopo dieci minuti abbiamo già i bagagli nelle camere, le moto sono al sicuro nel parcheggio sorvegliato e noi possiamo farci una bella doccia. Scendo nella hall un’oretta più tardi  e ci trovo il Vecchio che mi sta aspettando ed, elegante come sempre, non sembra nemmeno il ruvido Baroudeur che arriva dal sud del Marocco in moto! Dopo il solito scambio di battute, naturalmente tutte a mio carico, andiamo ridendo a mangiare. Il ristorante è molto bello e offre una cucina raffinata ma quasi troppo sofisticata per noi che, da diversi giorni, mangiamo quello che troviamo per strada. Tutte le pietanze sono buone ma ci manca già la semplice carne fatta ai ferri o le ottime Tajine cucinate sul carbone! Però lo stomaco chiama e siamo “costretti” ad accontentarci. Il dopo cena lo passiamo chiacchierando con un giovane ingegnere Italiano che lavora qui per una ditta Piemontese. È un ragazzo gentile e ci lascia anche usare la postazione internet per mandare nostre notizie a casa. La serata scorre tranquilla e ben presto arriva l’ora di ritirarci. Salutiamo il nostro giovane amico e andiamo a dormire. Ancora una volta la notte scivola via in una frazione di secondo e, poco dopo aver fatto colazione, faccio le corse per farmi trovare pronto quando Ennio darà l‘ordine di partire. Attraversiamo la caotica Tangeri e arriviamo al porto dopo un tragitto infernale che ha messo a dura prova la nostra pazienza! Però siamo arrivati quasi in perfetto orario perché fortunatamente c’è un traghetto che partirà tra poco. In velocità facciamo i biglietti e stiamo già per passare la dogana quando succede l’imprevisto: il poliziotto mi chiede un documento che non ho! Mi manca il talloncino d’ingresso e senza quello non posso lasciare il Paese. PANICO!!! Cerco ovunque nei miei documenti ma, quel maledetto pezzo di carta non si trova.    La situazione si fa veramente difficile e cerchiamo di sbloccarla in ogni modo. Ci sbattono da un ufficio all’altro senza che si arrivi ad una qualsiasi conclusione. Anzi…ho come l’impressione che i vari funzionari godano dei nostri problemi! Poi accade il miracolo: ripenso a quando siamo entrati in Marocco venti giorni prima e mi viene come un flash di memoria; mi pare di ricordare qualcosa. Guardo nel libretto della moto e il maledetto è lì!!       Ce lo avevo messo proprio perché in quel modo ero sicuro di non perderlo, e la mia sicurezza mi aveva fatto scordare quel particolare. Corro dal  doganiere e questo individuo, quando vede il talloncino, sembra quasi dispiaciuto che io sia in regola!         Mi timbra comunque le carte e mi da il via libera. Stranamente il traghetto non è ancora partito e riusciamo ad imbarcarci di volata. Però comincio a tranquillizzarmi solo dopo che la nave è partita!  Abbiamo passato davvero un brutto quarto d’ora e adesso possiamo tirare un sospiro di sollievo. Se non avessi trovato il documento si sarebbe innescata una serie di problematiche di tale portata che non ci voglio nemmeno pensare!  Quando usciamo dal porto esco sul ponte e guardo l’Africa che si allontana. Una specie di tristezza mi prende il cuore e, seguendo il consiglio di Ennio, prometto a me stesso di ritornare. La traversata si svolge rapidamente e dopo soli quaranta minuti sbarchiamo nel porto Spagnolo di Tarifa : siamo in Europa!  Usciamo rapidamente dal porto e ci dirigiamo,  percorrendo la bella strada litoranea, verso la nostra prossima meta: la città di Almunecar che dista circa duecento chilometri. Partiamo decisi ma dopo pochi chilometri non riesco più a superare due camion e perdo di vista il Vecchio. La strada tortuosa non mi permette di sorpassare e sono costretto a respirare i gas di scarico di quei vecchi camion per almeno una decina di chilometri. Poi finalmente passo e raggiungo Ennio che, non vedendomi si era fermato ad aspettarmi. Ripartiamo veloci e rivediamo la Rocca di Gibilterra, che tanto mi aveva emozionato all’andata, poi Marbella, Torremolinos, la bella Malaga e infine arriviamo a Almunecar. O almeno è quello che crediamo noi, ma in realtà non sarà così! Abbiamo infatti abbandonato la superstrada per scendere verso il mare ma siamo finiti in un vicolo cieco. Vediamo infatti la nostra mèta, vicina lungo la costa, ma non troviamo la strada che ci permetta di arrivarci! Ogni tentativo ci porta a finire in alcuni porticcioli privati, molto belli ma totalmente privi di un qualunque collegamento con Almunecar.  Ora le nostre Regine sono certamente delle gran moto ma non hanno il dono della galleggiabilità né tantomeno noi possiamo sostituirci a Mosè e dividere le acque!! Quindi ritorniamo sui nostri passi e più volte ridiscendiamo percorrendo nuove strade ma senza ottenere alcun risultato. Alla fine ci decidiamo ad imboccare di nuovo la superstrada e questa volta usciremo solo quando vedremo la giusta indicazione. Finalmente arriviamo davanti all’albergo e ancora una volta abbiamo un’amara sorpresa: è chiuso per ferie!  Senza perdere altro tempo troviamo una nuova sistemazione ma le scoperte non sono finite. Il nuovo albergo ospita infatti una moltitudine di persone anziane che ci guardano come se fossimo extraterrestri. Destiamo la loro curiosità perché siamo coperti di polvere, abbiamo le moto cariche di bagagli e quindi si aspettano di vedere dei ragazzini. Poi Ennio si toglie il casco e io comincio ad osservare la scena! Quegli “anziani “ sono tutti più giovani di lui e sembrano i suoi avi! L’energia che emana Ennio, la voglia di vivere e la grinta che ha, se confrontate con quei vecchi senza entusiasmo, lo fanno sembrare un ragazzo.  La sera dopo cena parleremo a lungo di queste mie impressioni.                             Tornando dalla consueta passeggiata serale un imprevisto abbastanza comico, ma poco piacevole per me, rende movimentato il rientro: un improvviso attacco di dissenteria mi obbliga ad appartarmi sulla spiaggia in tutta fretta.                    Per fortuna non si vede nessuno in giro, altrimenti sarebbe un vero problema per me! E mentre sono  impegnato nelle mie faccende riesco a trovare il lato positivo della situazione: tutto sommato non è poi così brutto soddisfare un proprio bisogno corporale … ammirando il mare! Torniamo in albergo ridendo di questa mia nuova esperienza e ce ne andiamo a dormire.        Prima di addormentarmi però prendo degli integratori e delle vitamine per compensare i liquidi perduti.
La mattina seguente scendiamo per la colazione  ma non restiamo a lungo nell’affollato sotterraneo dove si trova il ristorante.      C’è una temperatura altissima e manca l’aria. Inoltre fa una certa impressione vedere  l’esagerata quantità di cibo che ognuno si prende sul vassoio: è sicuramente più di quanta ne serva ad un uomo robusto per tutta la giornata! Lasciamo rapidamente quella specie di bolgia infernale e, caricate le moto, partiamo senza perdere altro tempo. Oggi cercheremo di arrivare almeno fino a Valencia che dista più o meno cinquecento chilometri e se tutto va bene vi arriveremo verso sera. Dopo un’oretta passiamo Almeria con il suo porto da dove molte volte mi sono imbarcato per il Marocco. Poi superiamo Lorca e infine facciamo una sosta a Murcia. Abbiamo già percorso circa trecentocinquanta chilometri e quasi non ce ne siamo accorti. La bella e veloce “Autopistas del Mediterràneo” e la scarsità di traffico ci hanno permesso di tenere una bella media! Mangiamo qualcosa, facciamo rifornimento e ripartiamo. Il tempo è bello e si viaggia bene. Ennio davanti a me mantiene una bella velocità e rapidamente arriviamo ad Alicante. Da qui a Valencia ci rimangono ancora centosettanta chilometri da fare e poi ci fermeremo. Forse…!!                  Infatti ci siamo fermati a Valencia … il tempo necessario a fare rifornimento! Poi ci siamo rimessi in strada con destinazione … chissà dove!? Oggi il Vecchio è particolarmente in forma e ha deciso di farmi guadagnare il titolo di Baroudeur a tutti i costi! Purtroppo il tempo sta cambiando e, dopo aver percorso ancora un’ottantina di chilometri, decidiamo che è più saggio fermarci.  Usciamo dall’autostrada ma andiamo a finire in un paese che sembra abbandonato: le poche persone che troviamo ci dicono che lì non esiste nessun albergo. Si fa tardi e per giunta inizia pure a piovere, perciò bisogna a tutti i costi trovare una sistemazione! Abbiamo percorso più di settecento chilometri da stamattina ad adesso e la stanchezza comincia a farsi sentire.  Fortunatamente non ho avuto più nessun sintomo della dissenteria di ieri. Non sarà che la Regina ha anche delle proprietà terapeutiche? Ci spostiamo verso Castellòn e finalmente riusciamo a scovare un albergo con il garage e tutte le comodità! Lo gestisce un giovane e simpatico personaggio amante dei viaggi e ci racconta che anche lui è stato nei posti da dove veniamo noi. Aggiunge però, ridendo, che ha viaggiato quando era ricco! È proprio una bella sagoma. Ceniamo nello stesso albergo e veniamo serviti molto bene: il cibo è ottimo e finalmente posso bere un po’ di vino! Siamo comunque stanchi e la passeggiata serale sarà di breve durata. Due passi e poi via a letto!
Ho dormito come un sasso e sono in ottima forma, quindi scendo con tutti  bagagli e comincio subito a preparare la moto.          Inizia a piovigginare e stranamente Ennio non è ancora sceso mentre io invece sono già pronto! Sta a vedere che una volta che riesco a fregarlo sul tempo, lui si inventa qualcosa. Ma ecco che si apre la porta dell’ascensore e compare il Vecchio in tuta da ginnastica e, dotato di una faccia da funerale, mi dice che non vuole partire! Cosa cosa cosa??? Per una maledetta volta che sono pronto prima di lui, questo individuo se ne esce con una trovata simile? Un momento! Non sarà uno dei suoi soliti scherzi? Oppure sta male davvero? Bè intanto facciamo colazione, poi vedremo il da farsi! E infatti dopo aver mangiato Ennio (malato immaginario!) va a prendere i bagagli e poco dopo scende bardato di tutto punto e pronto a gettarsi in una nuova avventura! Però quando esce e vede la pioggerella … “Il s’ammerde” con Giove Pluvio (che tanto non lo può sentire) e, caricata la Regina in un secondo … “Are you ready?”. E questa volta “Yes Sir!!” lo dico con soddisfazione! Pochi chilometri dopo la nostra partenza il tempo migliora notevolmente e smette di piovere. È evidente che Giove Pluvio ha capito con che razza di personaggio aveva a che fare!  Duecentoottanta chilometri da fare in una tirata e poi arriveremo a Barcellona, dove ci aspetta la nave che ci porterà in Italia. Non sono pochi ma ormai abbiamo fatto il callo e non ci preoccupiamo minimamente. Arriviamo a Barcellona con un sole stupendo e dall’alto vedo in lontananza le strutture del porto. Ormai ci siamo, tra poco saremo in navigazione. E domani saremo in Italia. Povero illuso!! Pensavi davvero che il Vecchio non ti sconvolgesse con qualche novità? Manca un chilometro all’uscita e vedo Ennio che mette la freccia e si ferma a bordo strada. Mi fermo dietro di lui, scendo e vado a sentire che succede. Ecco!! Lo sapevo io che sarebbe successo!! Non solo il “Malato immaginario”si è sciroppato più di mille chilometri in due giorni, ora mi chiede cosa ne penso di tornare a casa via strada! Cioè mi propone di fare altri milleduecento chilometri di strada ( e per lui saranno millequattrocento!!) perché secondo lui sarebbe la giusta conclusione del viaggio. Ne ero più che certo che sarebbe finita così e se devo essere sincero …bè … speravo proprio che me lo chiedesse! Naturalmente rispondo “Andiamo!”.
Facciamo rifornimento e poi via di nuovo! In un attimo passiamo Girona e subito dopo siamo al vecchio confine con la Francia.      Riempiamo il serbatoio con l’ultima benzina spagnola e poi arriviamo  a Perpignan.  Dove naturalmente non ci fermiamo!      Il sole ci accompagna ancora e il Vecchio sembra non sentire la stanchezza. Secondo me ha delle batterie solari nascoste da qualche parte e dalle quali ricava l’energia che sembra essere inesauribile! Anche oggi abbiamo percorso quasi seicento chilometri e arriviamo a Béziers accolti da un tramonto straordinario che colora tutto di rosso. Ennio si dirige a colpo sicuro verso l’hotel e mi chiedo come fa a ricordarsi tutto con tanta precisione. Naturalmente conosce la signora che c’è alla reception, però non riesce a corromperla e il prezzo rimarrà quello richiesto. Portiamo i bagagli in camera e poi scendiamo a coprire le nostre Regine. È già buio e rimaniamo un attimo ad ammirare la luna e le stelle. Non sembrano le stesse che vedevamo in Marocco ma è sempre uno spettacolo straordinario!  Ennio mi racconta di aver conosciuto personalmente uno degli astronauti che per primi arrivarono sul nostro satellite e resto affascinato ad ascoltarlo. Poi passano degli aerei e di nuovo l’emozione di sentire le sue avventure straordinarie mi prende. Comincia a fare fresco e rientriamo per la cena. Ovviamente la strada percorsa non ha intaccato minimamente il nostro appetito e ci diamo ben da fare per rovinare quanto il cuoco ha preparato! Abbiamo preso una camera doppia e per, non disturbare Ennio, metto due cerottini sul naso. La mattina seguente vedo che è riposato e di buon umore quindi vuol dire che hanno funzionato.
Dopo colazione partiamo finalmente con destinazione Italia!!  Oramai non dovremmo avere altri problemi ma ben presto scopriremo che non sarà così! Per prima cosa, a causa di alcuni lavori stradali, siamo costretti a fare un lungo giro per poi tornare in autostrada perdendo un’ora buona del nostro prezioso tempo. Neanche fossimo a cottimo! Ma il bello deve ancora venire: sulle autostrade Francesi ci sono i caselli di pedaggio, tutti automatizzati, ogni ( mi verrebbe da dire” ogni pisciata di cane” ma mi limito!) pochi chilometri e questo può rappresentare un problema. A parte il costo esagerato il vero problema è che l’automatismo … tanto sveglio non è! Infatti alla prima barriera dove devo ritirare il biglietto l’erogatore non funziona. Dopo un paio di tentativi finalmente la sbarra si alza e posso proseguire con il prezioso talloncino. Ed ecco un’altra barriera: stavolta tutto funziona. Pago il dovuto (anzi : l’estorto, data la cifra!) ed esco cercando con lo sguardo Ennio ma non c’è. Quando sento suonare il suo clacson alle mie spalle mi giro e lo vedo fermo alla barriera che sacramenta! Poco dopo arriva un personaggio e lo fa passare. Non so cosa sia successo ma proseguiamo per qualche chilometro e poi ecco un altro casello. C’è da ritirare il biglietto e lo faccio regolarmente, solo che la sbarra maledetta non si alza! Premo l’apposito pulsante e dopo un tempo ragionevole passo. Raggiungo Ennio che sta ridendo e poi ripartiamo. Altro casello altro problema. Metto il biglietto, metto i soldi e aspetto. E non succede nulla! Premo l’apposito pulsante e mi risponde una voce di donna che attacca a parlare in Francese spiegandomi alla perfezione ciò che devo fare! Solo che io non parlo la sua lingua!! Spiego con “delicatezza” che non capisco e la tipa risponde in Italiano che manderà qualcuno. E aspetto. Intanto guardo oltre la barriera e vedo Ennio che scalpita. La situazione si fa a dir poco tragicomica quando arriva una ragazza ad aiutarmi. Ne sono felice ma c’è un piccolo problema: la ragazza non parla Italiano! Non era quella che mi ha risposto e adesso comincio ad averne le palle piene! Però la tipa non centra nulla ed è inutile prendersela con lei. Comunque mi risolve il problema e mi fa passare dopo avermi dato il resto. Il Vecchio si mette a ridere quando gli racconto la storia ma tra poco riderò io. Ecco un altro casello! A chi toccherà ora? Ennio entra in una corsia, si ferma, introduce i soldi e … rimane fermo al palo! Anche per lui lo stesso problema: la sbarra maledetta non si alza e non c’è niente da fare. Dopo un po’ arriva un addetto e libera il mio amico. Inutile dire che alla prossima barriera ci arriviamo ridendo! Ma non è finita perché dopo toccherà a me, poi ancora a lui e così di seguito fino a Ventimiglia! È una cosa che ha dell’incredibile ma fino a quando arriveremo in Italia, quattrocento chilometri dopo, avremo problemi ad ogni barriera. Entriamo in Italia e finalmente il mio Telepass mi apre la sbarra come per magia: né biglietti né soldi né barriere capricciose. Mi sembra un sogno ma è la realtà!! Sentiamo aria di casa e riprendiamo la corsa. Fa piuttosto freddo e dopo una cinquantina di chilometri ci fermiamo in un autogrill per scaldarci un po’. Mangiamo un panino e finalmente  bevo un caffè come si deve! Però non abbiamo molta voglia di parlare e manca la solita allegria che c’è tra di noi. E sappiamo anche il perché: tra poco io prenderò un’altra autostrada e il Vecchio proseguirà verso sud. Ripartiamo in silenzio e proseguiamo fino ad Arenzano poi ci fermiamo. È arrivato il momento che sembrava non dovesse arrivare mai. Ci abbracciamo in silenzio e per qualche minuto non escono le parole che abbiamo in mente, e che forse non servono. In questo periodo passato con Ennio ho imparato che spesso ci si intende di più così. Poi salgo in moto e vedo Ennio fermo, sull’attenti che mi fa il saluto militare! Allora non resisto: scendo a mia volta, ricambio il saluto, lo abbraccio e poi filo via a tutto gas, prima che mi veda piangere!
Imbocco l’autostrada che mi porterà prima a Piacenza , poi a Brescia e infine a casa. Non c’è traffico e per fortuna non c’è nebbia e non fa freddo anzi, ci sono tredici gradi. Viaggio veloce ma spesso guardo nello specchietto e non vedo i fari della moto del Vecchio. Come sembra strano che non ci sia! Però … forse è la davanti. No non c’è! Devo farmene una ragione, ma è comunque una sensazione strana. Mi fermo a fare un po’ di carburante ma la voglia di rivedere mia figlia e mio nipote mi fa divorare i chilometri. Eccomi finalmente abbracciato ai miei cari dopo tanto tempo!Mi sono mancati molto ed è bellissimo essere qui con loro. Forse la parte straordinaria di un viaggio è proprio quella di tornare dalle persone a cui vuoi bene!  
 
 
 
 
Quando siamo partiti Ennio mi aveva detto: “Se saremo capaci di essere “Grandi”, porteremo per sempre il ricordo di questo viaggio nel cuore. E per sempre avremo il cuore colmo di gioia!”.         Io non so se sono stato “Grande” o se sono diventato un Baroudeur, ma so che avrò SEMPRE il cuore colmo di gioia!! Grazie Amico mio, grazie per avermi fatto da maestro, da fratello e da compagno di viaggio in questo breve e intenso sogno!
 
 
                                                                 Luigino “Igio” Del Pozzo
 
 
 
Un ringraziamento particolare a mia figlia Sara, che mi ha aiutato a realizzare il mio sogno.
 
Grazie all’Amico Guido per il sostegno prestatomi prima e durante il viaggio.                            
 

cuore tuareg

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